L’economia del riciclo applicata all’arte figurativa: il genio di Oreste Cosentino

0
207

Giochi di curve, colori e intersezioni in un processo estetico capace di trasformare l’inutile in utile, il grottesco in elegante, l’insignificante in simbolico

Ecologia, Economia, Estetismo. Le tre E che contraddistinguono le opere di Oreste Cosentino. Artista calabrese, emigrato in Piemonte negli anni bui della recessione che interessò l’economia italiana, facendo seguito alla crisi petrolifera degli anni ’70 e che coinvolse, travolse e stravolse migliaia di famiglie italiane. Un vivace gioco di cerchi e intersezioni, colori e sfumature, simbolismo e libertà di espressione. Solo alcune delle chiavi di interpretazione dell’audace opera di Oreste Cosentino: opere policrome e polisenso, che nascono da un’innata manualità accostata a grande abilità stilistica, che l’autore declina e trasmuta in vivaci composizioni geometriche bidimensionali dalle forme per lo più circolari e tondeggianti, realizzate, completamente e incredibilmente, a mano libera e senza alcun ausilio tecnico o strumentale. IMG-20150907-WA0002Proprio questo innato talento rappresenta il valore aggiunto di un’opera al contempo “semplice” ma “complessa”, “ordinata” ma non “schematica”, “geometrica” ma non “matematica”. Costituita da una successione di linee armoniche, rappresentate istantaneamente all’atto della trasposizione su cartoncino, senza alcuna intermediazione tra immaginario momentaneo dell’artista e opera realizzata. L’errore è un’ipotesi non ammessa, nelle creazioni del Cosentino, una eventualità non concepita, né contemplata dall’autore. Anche questa impostazione metodologica motiva la scelta dei materiali utilizzati per le composizioni: la matita (quindi, la possibilità di cancellature) è bandita dall’artista, che disegna direttamente con pennarello semi-consumato e destinato allo scarto, su cartoncino, anche questo di recupero. Un’opera estetica di trasformazione dellinutile in utile, del brutto in bello, dell’insignificante in simbolico. Economia ed ecologia dei materiali danno alle opere un tratto ancor più univoco e caratterizzante e contribuiscono a conferire alle stesse quei connotati della sostenibilità e del riciclo, sempre più ricercati e apprezzati nella produzione artistica contemporanea e pienamente rispondenti ai parametri della emergente IMG-20150907-WA0004Green Art economy. Armonia, un altro tratto tipico delle opere del Cosentino, insieme alla ricorrenza dei temi, dal gioco di sezioni e intersezioni, curve e incroci che danno vita a forme ogivali, che ricordano al contempo le morfologie della mandorla (simbolo di Vita e Verità), e quello analogo della “vescica piscis”, entrambi temi ricorrenti nelle arti figurative riproposte sin dalle antiche civiltà asiatiche e diffuse anche nelle arti decorative romanico-gotiche e alle quali le civiltà di tutti i tempi hanno attribuito i più diversi significati simbolici. L’oculus è l’ulteriore elemento caratterizzante che finalizza, perfeziona e completa le figure del Cosentino. L’occhio è il simbolo universale della percezione intellettuale e conferisce alle forme la configurazione delle stesse quali essenze viventi, attribuisce vitalità e personalità alle figure, aprendo la via alla chimerica interazione con l’osservatore. Una rappresentazione unica, dunque, attinente più alla dimensione onirica e fantastica che non a quella reale, capace di catturare per qualche istante l’osservatore e trasportarlo in una diversa dimensione, fatta di immagini, forme e colore. Il riempimento cromatico e il gioco di sfumature, rappresentano una ulteriore caratteristica delle opere del Cosentino. IMG-20150907-WA0003Il risultato dei contrasti e accostamenti cromatici acuisce la dinamicità di figure, le quali, pur essendo bidimensionali, risultano multiformi e suggeriscono un’idea di varietà e movimento. Sul piano strettamente semantico, infine, si rileva come l’artista, non intendendo condizionare il giudizio e la libertà di interpretazione di chi osserva, e nel rispetto dell’altrui sfera immaginaria, volutamente non attribuisce alcuna specifica denominazione alle immagini. Tutte le opere sono genericamente denominate dallo stesso, affettuosamente e volendo in qualche modo creare un legame quasi paterno con esse, con l’appellativo “Orestiadi”, dal nome dell’autore, ma è l’interprete che, secondo la propria sensibilità e la propria scelta, definisce liberamente il concetto ivi rappresentato e lo riempie del contenuto che più appare conforme all’interno sentire dello stesso, sicché l’opera dell’autore e l’animo dell’interprete, si incontrino nel mezzo, integrandosi e completandosi a vicenda e dando vita a un’esperienza sensoriale quasi mistica e trascendente, certamente unica e irripetibile. L’osservatore potrà così apprezzare il momento di creatività e liberazione dell’immaginario, o fuga dalla quotidianità e dalla banalità del reale, che il Cosentino propone, invitando con un sorriso, a regalare alla propria immaginazione qualche istante di svago e creatività, travalicando dai rigidi confini della realtà e di una società civilmente organizzata, evadendo, per qualche breve istante, dal dolore e dall’angoscia del mondo terreno. Un piacevole intermezzo tra illusione e sogno, una gradevole distrazione di luce e colore: una deviazione non programmata dalla grigia autostrada dell’Esistenza.

 

Francesca Agostino

Foto © Oreste Cosentino

 

Articolo precedenteSlovenia, un piccolo gioiello a due passi dall’Italia
Articolo successivoRome Cavalieri è il miglior Luxury City Resort d’Europa
Francesca Agostino
San Giorgio Morgeto, Reggio Calabria. Vive a Roma dal 2006. Critica d'arte e letteraria. Plurilaureata (Scienze Politiche e Giurisprudenza), dal 2012, a seguito di tirocinio formativo presso Servizio Studi "Bilancio dello Stato" della Camera dei deputati, lavora come consulente parlamentare presso un ufficio legislativo. Dal 2013 promuove annualmente la kermesse “San Giorgio, Una rosa un libro”, evento fieristico editoriale e letterario nell'area metropolitana di Reggio Calabria, con il Patrocinio della CNI UNESCO in adesione a Giornata Mondiale del libro. E’ autrice della ricerca comparata che ha portato alla “scoperta” del Vicolo più stretto d’Italia, a San Giorgio Morgeto, da lei stessa ribattezzato, sulla base di leggende e racconti locali, “Il Passetto del Re” e divenuto attrazione turistica di centinaia di visitatori. Il suo impegno per la valorizzazione della tradizione popolare le è valsa la Benemerenza civica conferitale nel 2014. Dal 2015 è componente del Comitato Giovani della CNI UNESCO per la Regione Calabria. Collabora con l’editoriale mensile “Il Corriere della Piana”. E’ autrice di un libro-racconto, pubblicato nel 2014 dalla casa editrice “Città del Sole edizioni”, intitolato “Volo Solo. Lo straordinario racconto di un aviatore militare italiano durante la Seconda Guerra Mondiale”. Cura periodicamente mostre artistiche riservate ad autori emergenti. E’ promotrice ed ideatrice della filiera intercomunale per la promozione del “Sentiero del Brigante”, in Calabria, quale itinerario culturale europeo presso il Consiglio d’Europa. Ha ideato, per le politiche di sviluppo turistico in Calabria, la proposta progettuale per il riconoscimento del "Tramonto sullo Stromboli" come "Patrimonio Mondiale dell'Umanità".

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui