Damijan Podversic, il contadino del Collio che fa vini da meditazione

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Eurocomunicazione incontra l’ecclettico goriziano-sloveno a Roma alla degustazione dei suoi vini da parte dell’Associazione Italiana Sommelier

Una terra magica quella del Collio goriziano e il culto quasi religioso per essa fanno del contadino-vignaiolo Damijan Podversic più un seguace di San Francesco (“Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra”) che del suo maestro dichiarato Josko Gravner.

Siamo nella parte orientale del Friuli, in quella porzione di terra del Collio goriziano, dove la vite sembra vi abbia dimorato da sempre. Vini bianchi (ma non solo), dal colore dell’oro, dai profumi intensi: «Nei miei vini sentirete frutti di tutti i generi, dalla pesca agli agrumi alle erbe fresche, comunque sempre frutti maturi. Non troverete mai sentori erbacei, perché l’uva che vinifichiamo è stramatura. E’ l’acidità che dà la freschezza in bocca, e, se questa è naturale ed equilibrata, non avremo la sensazione di amaro e slegato» sottolinea il vignaiolo Damijan.

IMG_1925E’ un fiume in piena Darmijan nella serata di degustazione dei suoi vini nella sede dell’Associazione Italiana Sommelier (AIS) di Roma. Serata fortemente voluta dalla delegazione di Roma con in testa il presidente AIS Lazio, Angelica Mosetti, che ha introdotto l’Azienda Agricola Damijan Podversic. Gli insegnamenti del padre contadino prima e gli ammaestramenti di Josko Gravner poi confluiscono su un vino che si pone con prepotenza sulla tavola, nelle enoteche, nella grande distribuzione.

Il sogno del contadino Damijan si è concretizzato nei 10 ettari nei dintorni di Monte Calvario nei pressi di Gorizia, dove si svolge la vita e l’attività di un uomo che vive la terra con passione e sofferenza, la ama sino ad identificarsi con essa. «Per andare avanti nel vino, bisogna tornare indietro» sottolinea Damijan nel suo efficace linguaggio italo-sloveno (è nato a Gorizia quarantanove anni fa).

Il ritmo della natura determina i suoi tempi, dettati dalle fasi lunari, dalle costellazioni, dai suoi elementi tipici e dagli organismi presenti. La vendemmia è decisa camminando tra i vigneti, degustando la buccia, il seme e aspettando la fase lunare ideale. Se l’uva non è matura, non si vendemmia anche sapendo di perdere in produzione. Ecco, le fasi lunari sono uno dei cardini del pensiero contadino di Josko Gravner, recepite con intelligenza da Damijan Podversic sin dall’ingresso nel mondo vitivinicolo.

Damijan ha indirizzato il figlio sedicenne verso il Liceo classico, perché «per fare il contadino bisogna studiare filosofia». Poi l’enologia la studi e la eserciti nei vigneti. E’ un punto fermo il suo, un’attenzione quasi maniacale nell’esercizio quotidiano del contadino (non usa altre parole per descrivere la sua attività) nei suoi 10 ettari alle porte di Gorizia, dove sono collocate 30 mila piante a ribolla gialla, malvasia, tocai friulano, chardonnay, merlot e cabernet sauvignon. «A San Floriano abbiamo mezzo ettaro, che faceva parte dell’azienda di mio nonno, adibito a chardonnay. A Gradiscutta ci sono due ettari in affitto con chardonnay, malvasia e friulano. A Piedimonte un’ulteriore ettaro e mezzo in affitto da 20 anni con friulano, chardonnay e malvasia» precisa Damijan.

IMG_1937Sono circa 30 mila le bottiglie annue. Che hanno il sapore della sfida, dell’amore e del rispetto rigoroso per la terra. «Il vino è la poesia della terra» aveva sentenziato lo scrittore Mario Soldati. Bottiglie che trovano wine lovers all’estero (oltre che in Italia, naturalmente): Giappone con 3/4000 bottiglie; Francia con 1200 bottiglie. In quest’ultima destinazione la soddisfazione è ancora maggiore se si pensa dove vengono esportate le sue bottiglie, ai maestri del vino, così attenti, cosi esigenti, così nazionalisti.

Un particolare che caratterizza la realizzazione del suo vino: 3 piante per 1 litro di vino. Dorato, corposo e intenso, fruttato, ricco di mineralità, di gradazione alcolica che è sinonimo di uva matura e di vino che può resistere a lungo, per un bianco che invecchia con nobiltà. In principio fu il padre, poi Josko Gravner, per attestarsi su Luigi Veronelli il padre nobile dell’enologia italiana, dal quale discende anche “camminare la terra” e far proprio “vino da meditazione”, coniato dallo stesso Veronelli.

A breve partirà l’ultimo sogno di Damijan: la nuova cantina. Ma ne riparleremo.

IMG_1926E’ la valorizzazione di un vino che parte da lontano, quando nel XII secolo il Friuli era un fornitore importante di vini della Repubblica di Venezia. La rivalutazione dopo anni di oblio del vitigno locale Ribolla (uno dei più vecchi del Friuli). “Ribolla 2009” è un vino alla Damijan, intenso, avvolgente, dal colore opaco dell’oro, non filtrato, con una gradazione alcolica di 14 gradi, con un invecchiamento di 23 mesi in botti da 20 hl e affinamento in bottiglia per 6 mesi. Una sintesi del pensiero “eretico” di Damijan. La produzione è di 7000 bottiglie. Anche “Ribolla 2010” si muove su note speziate, su sentori fruttati. Gradazione 14%.

“Kaplaja 2008” è un altro vino da meditazione con una più accentuata gradazione alcolica (14,5%). Nasce dall’unione di un grande vitigno internazionale originario della Borgogna, chardonnay, che concorre per il 40%, e dai vitigni simbolo dei bianchi friulani: tocai friulano (30%) e malvasia istriana (30%). “Nekaj 2010”, tocai friulano in purezza, consolida il pensiero vinicolo di Damijan, che mette in commercio il vino quando lo ritiene pronto per la degustazione. Affinamento 23 mesi in botti da 20 e 30 ettolitri, poi 6 mesi in bottiglia. Gradazione alcolica 13,5%.

I vini sono lo specchio della personalità ancestrale di Damijan Podeversic, il contadino del Collio che fa vini da meditazione.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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