Uno spaccato d’Europa tra realismo storico e impressionismo: l’arte figurativa di Rinaldo De Maria

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Efficace rappresentazione su tela delle radici più profonde della tradizione europea: solidarietà e filantropia

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Ulivi e paesaggio

Paesaggi campestri, natura selvatica, ritratti e la città di origine, un antico borgo dell’Italia medievale, quale elemento ricorrente. Sono questi i temi della sperimentazione artistica di Rinaldo De Maria, maestro di origine calabrese (San Giorgio Morgeto la città di origine) la cui interpretazione del reale confluisce su tela, con la stessa naturalezza del linguaggio parlato come forma di espressione e manifestazione del sentimento e dell’interno sentire. Una rappresentazione realista e impressionista al contempo, che esprime le radici più profonde e autentiche della tradizione europea, fondata sulla base dell’umanesimo, della solidarietà e della filantropia e nata con l’obiettivo di tutelare i diritti umani. E l’umanità, in tutta la propria realtà, è proprio un tratto ricorrente delle opere di De Maria.

Analizziamo le tele partendo dal principio, dall’origine di una vocazione artistica che parte da lontano ed emerge sin dall’infanzia, quando, come ci racconta l’artista, durante l’unica ora settimanale di disegno artistico, un bambino ancora inconsapevole delle proprie attitudini sperimenta una forma di comunicazione unica nel suo genere: la rappresentazione figurativa della realtà. «Il mio primo lavoro di pittura è un ritrattino a olio, realizzato su un foglio di cartoncino per combattere la noia derivante da una convalescenza: da lì ha avuto inizio la mia “avventura” pittorica: un caro e prezioso Amico mi ha incoraggiato a continuare (Grazie P.G.C.)».

Anche per De Maria, come molte altre esperienze artistiche e letterarie (si pensi ad esempio alla pittrice messicana Frida Kahlo, che sperimentò le proprie doti artistiche durante la lunga convalescenza dopo un drammatico incidente, o a Ernest Hemingway, che proprio durante mesi di ricovero in ospedale redasse il capolavoro letterario “Addio alle Armi”), dunque, è proprio un evento della vita negativo, come può essere l’immobilismo al quale l’artista è costretto a causa di un incidente fisico, a conferire esaltazione alla dimensione fantastica e immaginaria. Come se la vita volesse mettere coloro i quali sono in possesso di determinate attitudini, ma non ne sono ancora pienamente consapevoli, dinanzi alla loro dote naturale o meta-naturale, che è appunto, il dono dell’Arte.

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Vittorio

Il realismo, un tratto autentico della composizione di De Maria, parificabile per effetto semantico e profondità del sentimento suscitato, senza esagerazioni né forzature, all’autenticità e fedeltà stilistica del Caravaggio. La realtà è rappresentata in tutta la sua irruenza, senza migliorie né variazioni. Così il frutto ammaccato della natura morta, così gli abiti sgualciti dei personaggi ritratti, così le espressioni profonde ed universali di un popolo al contempo riservato, provato dalle difficoltà dell’esistenza, ma capace di mantenere ferma e ben salda la propria dignità.

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Lu vajuni – Il vallone

Ad una prima analisi della vastissima produzione artistica di De Maria, è possibile identificare due filoni: da una parte, il complesso di rappresentazioni paesaggistiche e naturalistiche; dall’altra, la ritrattistica.

Il primo filone identifica la concezione esterna del reale, il rapporto con la natura, con il mondo esterno; il secondo invece apre lo scenario sulla introspettività dell’indole  dei personaggi, spesso selezionati tra persone “note” del luogo e connotate da una profonda umiltà.

Due piani di interpretazione che non rimangono comunque tra loro separati, ma anzi sono strettamente connessi e interrelati, nella misura in cui alla dimensione introspettiva, efficacemente resa e rappresentata dalla forte carica emotiva ed espressività vitale dei personaggi impressi su tela, corrisponde senza contraddizioni l’essenza dell’ambiente circostante, caratterizzato dalla natura selvatica ed indomabile, ma al contempo, altamente suggestivo e complessivamente armonioso.

Ambiente naturale e società divengono così un unico blocco, rappresentativo di una perfetta integrazione tra uomo e natura, laddove il fascino e la selvaticità dell’ambiente da una parte, e l’equilibrio e armoniosità espressiva dei personaggi, dall’altra, si incontrano nel mezzo, in un unico e favoloso racconto storico.

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Natura morta

Così, l’arte non è solo rappresentazione, ma diviene emblema e simbolo unificante di una società che in essa si identifica, e che in essa ritrova se stessa. Le opere del De Maria in questo senso hanno anche una funzione e responsabilità sociale, considerata la loro attitudine a proporsi quale ritratto, e specchio, di un popolo e di una civiltà, e tenere salda la mentalità prevalente su un parametro, che è quello del sentimento comune diffuso, della storia e dell’origine della civiltà.

Un altro tema ricorrente, che però rifugge dalle classificazioni sopra illustrate, è quello dell’iconografia religiosa dedicata a San Giorgio Megalomartire. Una figura centrale per la tradizione della città di origine, San Giorgio Morgeto, ma anche per la tradizione italiana ed europea. La figura di San Giorgio è infatti essa stessa un tratto di identificazione unificante per la cultura europea, e rappresenta quei valori virtuosi di coraggio, giustizia, libertà e liberazione. «Le gesta che lo hanno innalzato agli onori dell’altare», afferma Rinaldo,  «sono valori universali di civiltà ai quali, ogni uomo, di qualunque condizione sociale, dovrebbe fare riferimento nel condurre il breve e difficile arco della vita».

Copia di telero
Copia di Telero

Alla domanda rivolta all’artista: che cosa rappresenta l’arte nell’esistenza umana e qual è il ruolo dell’artista nell’era contemporanea? L’autore risponde: «L’arte! Che cos’è l’arte! È il veicolo per consegnare alle nuove generazioni un futuro che contrasti le espressioni più negative dell’uomo. L’arte deve sensibilizzare ed educare all’apprezzamento del bello e dei sentimenti più nobili che l’uomo è capace di esprimere: un mondo senza arte è un mondo senza futuro (le vicende politico-religiose attuali lo dimostrano ampiamente)». E aggiunge: «Credo che l’artista, consapevole di avere avuto dalla natura una caratteristica particolare ed una sensibilità specifica per il godimento delle cose belle che arricchiscono l’anima, debba adoperarsi affinché, oltre a produrre, educhi il prossimo alla comprensione dell’arte stessa, ponendo come obiettivo l’affinamento culturale che conduca al godimento ed alla comprensione di ogni messaggio artistico (nobilitante)».

Alla domanda: esiste un’opera alla quale sei maggiormente legato? De Maria risponde: «È un ritratto: “Silvia come primavera”. È il ritratto di mia figlia Silvia in costume carnevalesco raffigurante la primavera. Lei seduta con una acconciatura di capelli arricchita di fiori finti; avvolta in un vaporoso vestito giallo, sul quale sono applicati altri fiori finti di stoffa colorata, che fanno da contrappunto ad un vaso istoriato poggiato su un tavolo, dal quale spuntano dei rametti di pesco (veri) in fiore. A fianco appese al tavolo due maschere: una con espressione triste, l’altra con espressione ridente. Il tutto in un simbolismo che rappresenta la vita, (tragedia e commedia): realizzato in un momento particolare della mia vita».

“Tragedia” e “commedia”, questa è la metafora della vita nell’interpretazione di Rinaldo De Maria: Perché in fondo, come affermava il drammaturgo statunitense Arthur Miller, «Il teatro è così infinitamente affascinante perché è così casuale. È come la vita».

 

Francesca Agostino

Immagini fornite dall’artista

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Francesca Agostino
San Giorgio Morgeto, Reggio Calabria. Vive a Roma dal 2006. Critica d'arte e letteraria. Plurilaureata (Scienze Politiche e Giurisprudenza), dal 2012, a seguito di tirocinio formativo presso Servizio Studi "Bilancio dello Stato" della Camera dei deputati, lavora come consulente parlamentare presso un ufficio legislativo. Dal 2013 promuove annualmente la kermesse “San Giorgio, Una rosa un libro”, evento fieristico editoriale e letterario nell'area metropolitana di Reggio Calabria, con il Patrocinio della CNI UNESCO in adesione a Giornata Mondiale del libro. E’ autrice della ricerca comparata che ha portato alla “scoperta” del Vicolo più stretto d’Italia, a San Giorgio Morgeto, da lei stessa ribattezzato, sulla base di leggende e racconti locali, “Il Passetto del Re” e divenuto attrazione turistica di centinaia di visitatori. Il suo impegno per la valorizzazione della tradizione popolare le è valsa la Benemerenza civica conferitale nel 2014. Dal 2015 è componente del Comitato Giovani della CNI UNESCO per la Regione Calabria. Collabora con l’editoriale mensile “Il Corriere della Piana”. E’ autrice di un libro-racconto, pubblicato nel 2014 dalla casa editrice “Città del Sole edizioni”, intitolato “Volo Solo. Lo straordinario racconto di un aviatore militare italiano durante la Seconda Guerra Mondiale”. Cura periodicamente mostre artistiche riservate ad autori emergenti. E’ promotrice ed ideatrice della filiera intercomunale per la promozione del “Sentiero del Brigante”, in Calabria, quale itinerario culturale europeo presso il Consiglio d’Europa. Ha ideato, per le politiche di sviluppo turistico in Calabria, la proposta progettuale per il riconoscimento del "Tramonto sullo Stromboli" come "Patrimonio Mondiale dell'Umanità".

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