Brexit: sale la tensione in seno al governo di Sua Maestà

Theresa May é chiamata a dirimere i forti contrasti creatisi all’interno del Cabinet tra i ministri favorevoli alla ‘Hard Brexit’ e il Cancelliere dello Scacchiere

Allo stato sembrerebbe profilarsi una lacerante spaccatura negli ambienti governativi a causa di alcune prese di posizione del Chancellor of the Exchequer in relazione ad una impropria applicazione di misure piuttosto severe nei confronti dei cittadini Ue che intenderebbero giungere in Gran Bretagna per trovare opportunità di lavoro.

Un siffatto clima non giova certamente alla migliore gestione della questione Brexit da parte dell’esecutivo May.

Invero, quest’ultima, nonostante le critiche a Lord Hammond da parte dei membri del Cabinet per le sue recenti dichiarazioni in merito ai provvedimenti che l’esecutivo inglese intenderebbe adottare in tema di Brexit, ha, comunque, ribadito la sua “piena fiducia” (ndr “full confidence”) nello statista membro del governo. [1]

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La volontà della May di far trasparire una concordanza di intenti all’interno dell’esecutivo risulta confermata da quanto dichiarato dalla portavoce di Downing Street la quale ha precisato che «il Prime Minister inglese è interessato a conoscere e ascoltare le differenti opinioni (ndr “differing views”) dei ministri in relazione al processo da adottare nel periodo che dovrà intercorrere fino all’apertura dei negoziati per la Brexit» [2]

In realtà, nota l’autorevole quotidiano inglese, nei recenti incontri i membri del governo UK hanno mostrato una evidente tensione in merito ai criteri di bilanciamento circa l’attuazione delle eventuali misure di limitazione dei flussi immigratori e il mantenimento del libero accesso al territorio dell’Unione europea.

In un’atmosfera segnata da un clima non sereno, fonti vicine al Cabinet, hanno informato due periodici britannici della durezza (ndr “anger”) mostrata dai componenti del governo favorevoli al leave nei confronti di Philipp Hammond per le sue opinioni contrarie alla rapida adozione delle misure restrittive degli ingressi nel territorio inglese di persone provenienti dall’Ue. [3]

In particolare alcuni osservatori hanno sottolineato come in un recente incontro con il gruppo di lavoro governativo che si occupa della Brexit, l’esperto uomo politico britannico abbia esposto le proprie idee in relazione alla Brexit sottolineando l’opportunità di usare molta cautela circa l’adozione di misure che impongano ai lavoratori dell’area Ue che desiderano trovare un impiego in Inghilterra di offrire garanzie in merito alle capacità necessarie per svolgere detti impieghi.

Secondo la portavoce del’esecutivo UK, il Premier May desidera organizzare ogni dettaglio necessario al corretto avvio delle negoziazioni. Una appropriata preparazione di tali attività significa, innanzitutto, «prendere in esame tutti i punti di vista dei ministri, dei dipartimenti, dei vari stakeholders». Infine, precisa, la portavoce del governo di Sua Maestà, sarà fondamentale assicurarsi che «tutti i soggetti coinvolti lavorino insieme al fine di rendere la Brexit un successo».

In merito all’intensità dei dibattiti che da qualche tempo caratterizzano l’attività del governo inglese in tema di Brexit, la portavoce ha dichiarato: «ciò dimostra il fatto che il Prime Minister sta adottando un approccio alla questione basato su un metodo di governo condiviso caratterizzato da discussioni sulle predette questioni in seno ai vari commitees operanti in connessione con il Cabinet».

20160713172905theresa_may_uk_home_office_croppedPer il quotidiano The Telegraph, sempre secondo fonti governative, Hammond sarebbe «fortemente influenzato dai suoi funzionari del tesoro i quali considerano una catastrofe il fatto che i britannici abbiano votato per il leave». Pertanto, il Cancelliere dello Scacchiere guarderebbe a determinate questioni con l’ottica dell’esperto contabile che «vede rischi in ogni aspetto piuttosto che opportunità» [4]

Secondo altro osservatore d’oltre Manica persone vicine allo statista inglese sosterrebbero che quest’ultimo sarebbe stato deliberatamente escluso da alcune riunioni governative per le sue critiche ai ministri favorevoli alla cosiddetta “Hard Brexit”. In particolare i timori consisterebbero nel fatto che il politico inglese, all’età di 60 anni, sembrerebbe preferire un’uscita dal governo ad una azione di repressione delle opposizioni. [5]

Ebbene, il contrasto in seno al governo, conseguenza delle dichiarazioni di Lord Hammond, di fatto, ha ad oggetto una questione di fondo che preoccupa e non poco il primo ministro inglese: adottare una “hard Brexit” o optare per una  versione “soft”.

Nella prima ipotesi Londra avrebbe, finalmente, un controllo pieno del proprio territorio a scapito, però, della probabile impossibilità di instaurare tutta una serie di accordi commerciali privilegiati con Paesi dell’Ue, basati su principi e criteri non graditi a quest’ultimi.

Nel secondo caso, invece, l’accesso al mercato comune potrebbe essere salvaguardato, tuttavia, in tal caso, tutti i sostenitori del leave lamenterebbero la mancata piena riaffermazione della sovranità nazionale, caposaldo delle campagne elettorali dei gruppi politici favorevoli al divorzio con Bruxelles.

Inoltre, attualmente, il conflitto in seno alla compagine governativa risulta alimentato anche dalla valutazione effettuata dal Fondo monetario internazionale in relazione allo stato delle economie dei vari Paesi del globo. Invero, tale organismo, nel redigere il suo ranking delle economie mondiali per l’anno 2016, ha valutato il Regno Unito a 1,932 miliardi di sterline e la Francia a 2,228 miliardi di euro.

Dunque, stando alle predette cifre, secondo un osservatore «Il Regno Unito risulta quindi in testa, ma solo perché la sterlina è cambiata con 1,153 euro». Inoltre, non si è mancato di sottolineare come le «dichiarazioni del governo inglese e le previsioni fosche per l’economia britannica» abbiano contributo ad abbassare «il cambio della sterlina». A ciò si aggiunga il fatto che «I toni duri con cui Theresa May ha affrontato le trattative con l’Unione europea hanno avuto come effetto quello di aver messo così tanta pressione sulla sterlina che il Regno Unito è sceso sotto la Francia nella tabella globale delle potenze economiche, se misurate a tassi di cambio di mercato» [6]

Prime Minister's QuestionsIn un tale scenario occorre prendere in esame anche quanto riportato dal Times il quale «ha stimato in 66 miliardi di sterline le perdite che potenzialmente potrebbero subire le entrate statali del Regno Unito qualora la Brexit venisse implementata attraverso un piano che contemplasse l’uscita dal mercato comune.  Il mercato Ue, ricorda l’autorevole periodico inglese, rappresenta il 44% dell’interscambio commerciale tra la Gran Bretagna e il resto del mondo». [7]

Egualmente per la Confindustria britannica l’impossibilità di poter accedere al mercato comune è considerata come una conseguenza funesta. Pertanto, l’associazione degli industriali del Regno Unito ha recentemente inviato una lettera al primo ministro May sottolineando come il recesso dal Trattato di Lisbona, in assenza di  accordi commerciali preferenziali con i Paesi Ue e in mancanza di uniformità con gli standard WTO, «danneggerebbe seriamente l’economia britannica. Il Regno Unito ha votato per uscire dalla Ue, ma non anche per subire un declino del tenore di vita. Vogliamo una Brexit che salvaguardi la prosperità futura per chiunque nel Paese». [8]

Le conseguenze della Brexit riguardano anche il settore alimentare ove la diminuzione di valore della sterlina sta producendo effetti di una certa rilevanza. Non a caso si è osservato come «La Tesco, maggiore catena di supermercati inglesi», abbia sottolineato come «una serie di popolari prodotti alimentari di importazione» comincino «a scarseggiare […]». Sul punto, la compagnia inglese ha poi precisato che detti prodotti potrebbero finire del tutto» e che, pertanto, potrebbero «non esserci nuovi riferimenti perché la Unilever, gigante dell’alimentazione e importatore dei prodotti in questione, pretende di aumentare i prezzi a causa del calo della sterlina». Dunque, continua l’autore, «L’aumento dell’acquisto all’ingrosso costringerebbe la Tesco ad aumentare a sua volta i prezzi dei prodotti al dettaglio sui banconi dei suoi supermarket. Per cui si prevedono due possibilità: o i prodotti scompariranno o i prezzi saliranno. A meno che la sterlina non recuperi il terreno perduto, ma questa è un’ipotesi in cui nel breve termine a Londra scommettono in pochi» [9]

Da ultimo, secondo quanto riportato dal noto quotidiano Financial Times, il divorzio da Bruxelles sarebbe quantificabile in un costo per il Regno Unito di circa 20 miliardi di sterline comprensive di spese collettive, costi legali e saldo di impegni precedenti [10]

Ciò premesso, è auspicabile che all’interno dell’esecutivo UK possa instaurarsi un’atmosfera, la più serena e distesa possibile, posto che in conseguenza delle decisioni che in seno ad esso verranno adottate per la soluzione delle complesse e articolate problematiche derivanti dalla implementazione della Brexit, potrebbero, potenzialmente, influire in modo sostanziale sulle economie dei Paesi dell’Unione europea e, indirettamente, anche di tutte le nazioni che globalmente interagiscono con il Regno Unito, le quali, verosimilmente, potrebbero risentirne considerevolmente per un periodo piuttosto lungo.

 

Roberto Scavizzi

Foto © www.independent.co.uk;  nel testo Wikicommons

[1] P. Walker, ‘No 10 plays down cabinet differences over Brexit’, The Guardian del 17 ottobre 2016.

[2] P. Walker, op. cit.

[3] P. Walker, op. cit.

[4] P. Walker, op. cit.

[5] G. Owen, ‘Fears Hammond could quit Cabinet: Chancellor ‘excluded from key meetings’ as pressure mounts on PM over ‘hard’ Brexit’, dailymail.co.uk del 15 ottobre 2016.

[6] affaritaliani.it del 5 ottobre 2016.

[7] G. Timpone, investireoggi.it,  12 ottobre 2016

[8] G. Timpone, op. cit.

[9] E. Franceschini, La Repubblica.it, 13 ottobre 2016.

[10] E. Franceschini, op. cit.

 

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