Conflitto in Siria: Putin compone una inedita trojka con Ankara e Teheran

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La Dichiarazione di Mosca pone le basi per l’accordo di pace fra Basar al-Assad e le opposizioni. Europa e Stati Uniti restano ai margini

Inedite alleanze ridisegnano gli equilibri internazionali. La Dichiarazione di Mosca rappresenta certo un successo per Vladimir Putin, il quale ha spezzato l’isolamento nel quale l’Occidente voleva relegarlo in relazione alla crisi ucraina saldando chi finora in Siria si trovava schierato su fronti opposti, ovverosia Ankara e Teheran. Una manovra che, al di là dei giudizi personali sul leader russo, conferma la sua intelligenza strategica e le sue notevoli capacità politiche.

La storia insegna che a volte i conflitti vengono innescati da singoli atti terroristici, che gettano benzina su un fuoco pronto a divampare. Dopo l’abbattimento del jet russo, l’omicidio dell’ambasciatore Karlov rappresenta il secondo episodio che vede la Russia coinvolta in terra turca. Eppure Putin ha saputo volgere tali azioni cruente a proprio vantaggio. Il raggiunto disgelo con Ankara lo dimostra ampiamente.

vladimir_putin_and_recep_tayyip_erdogan_2015-06-13_5-jpgNon volendo guastare i rapporti con il potente vicino, la Turchia ha evitato ingerenze nella battaglia per Aleppo, riconquistata dall’esercito di Bashar al-Assad con l’aiuto di Mosca. Un modello di cooperazione che man mano verrà esteso ad altre zone della Siria. Se consideriamo l’odio atavico che separa sunniti e sciiti, la stretta di mano fra Ankara e Teheran rappresenta comunque un evento storico. Una mossa certo a molti non gradita. Il Presidente turco Erdogan appare sempre più come il protagonista di una politica di opportunismo, pronta a intessere e rompere alleanze a seconda della convenienza del momento. Un atteggiamento che, alla lunga, potrebbe rivelarsi estremamente rischioso.

In questi scenari dobbiamo attenderci una escalation delle azioni terrositiche. Si pensi ai Curdi, frustrati in tutte le loro aspettative, vittime predestinate di queste manovre politiche. Eppure a loro si deve la resistenza più accesa contro l’Isis. In cambio del suo appoggio a Mosca, Ankara ha ottenuto il silenzio riguardo la questione curda. Se guardiamo poi a tutti quei gruppi ribelli dapprima sostenuti e poi abbandonati a loro stessi, c’è da aspettarsi un periodo molto burrascoso. Una sfida per l’Europa, sottoposta a un flusso importante di ex combattenti di ritorno dagli scenari di guerra i quali, per un motivo o per l’altro, sono interessati a spargere terrore nelle nostre città.

Nuovi progetti legano Mosca ad Ankara. Vladimir Putin ha infatti rilanciato il progetto del Turkish Stream, il gasdotto che riavvicina la Russia e la Turchia, componendo ogni crisi diplomatica alla luce di enormi vantaggi economici. Anche la realizzazione della centrale nucleare di Akkuyu nella provincia meridionale di Mersin rientra in queste dinamiche.

Di queste manovre, politiche o economiche che siano, l’Unione Europea e gli Stati Uniti appaiono semplici spettatori, troppo spesso emarginati dal continuo mutare degli scenari. La credibilità europea passa anche da qui, dalla capacità di adeguarsi e di influire su uno scacchiere fondamentale per i nuovi assetti mondiali.

Riccardo Cenci

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Foto Kremlin.ru

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