Fiducia al governo Sanchez in Spagna, primo di coalizione

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Per socialisti e Podemos voto d’investitura ma con un margine molto stretto. Non più un solo un partito nell’esecutivo. Von der Leyen: al lavoro per Ue forte, unita, giusta

Dopo un’impasse politica durata mesi, il 47enne leader socialista Pedro Sanchez ha ottenuto dal Congresso la tanto agognata fiducia per l’esecutivo con Podemos. I numeri sono, però, risicatissimi: il via libera del Parlamento è arrivato con 167 voti favorevoli, 165 contrari e 18 astensioni nella seconda votazione in aula prevista dall’iter costituzionale, ovvero grazie a una maggioranza semplice (per soli due voti) dopo il fallimento del primo voto, la scorsa domenica, che richiedeva la maggioranza assoluta di 176 sì su 350 parlamentari. Sanchez ha potuto contare sull’appoggio della formazione guidata da Pablo Iglesias – con cui il leader del Psoe si era impegnato già all’indomani del voto del 10 novembre scorso a formare un governo di coalizione – ma ha avuto soprattutto bisogno dell’astensione di Erc (Esquerra Rebublicana de Catalunya), la sinistra indipendentista catalana.

             Pedro Sanchez e Pablo Iglesias

La trattativa con Erc si è sbloccata soltanto la scorsa settimana grazie all’impegno ad un “tavolo negoziale bilaterale” sulla Catalogna: di fatto l’apertura di una trattativa formale sul futuro della Catalogna, riconoscendo così il tema come politico e non più soltanto come una questione istituzionale. L’accordo ha fatto gridare l’opposizione al tradimento. Il leader del Partido Popular, Pablo Casado, ha già battezzato il nuovo esecutivo come “Governo Frankestein”, mentre l’ultradestra di Vox guidata da Santiago Abascal ha lanciato accuse pesantissime giurando che si opporrà con tutte le forze allo “smembramento della Spagna”. Sanchez però tira dritto, ancora una volta.

Nasce dunque il primo governo di coalizione della storia democratica spagnola “Con il governo di coalizione progressista in Spagna si apre una stagione di dialogo e politica utile. Un governo per tutte e tutti che estenda i diritti, ripristini la convivenza e difenda la giustizia sociale”, ha twittato subito dopo il voto del Parlamento. L’accordo firmato con Iglesias traccia fra le altre cose, in una cinquantina di pagine, un’ambiziosa riforma fiscale con un aumento delle tasse per i più ricchi, impegna il governo a un aumento significativo del salario minimo e promette di mantenere un chiaro accento sociale e femminista.

«Le mie congratulazioni a Pedro Sanchez e al nuovo governo spagnolo. La Spagna è un partner cruciale e lavoreremo insieme a stretto contatto per un’Europa forte, unita e giusta“. Così su Twitter la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Anche David Sassoli, utilizzando lo stesso mezzo, ha sottolineato l’importanza del partner chiave Ue, continueremo stretta collaborazione con la Spagna, «partner chiave nell’Ue». Lavoreranno insieme in questa nuova fase e continueranno la stretta collaborazione per «un’Europa più giusta, verde e sociale», come ha concluso Sassoli. «Congratulazioni», ha commentato l’ex premier e ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, oggi commissario europeo all’Economia: «Sanchez promuoverà crescita sostenibile, diritti sociali e coesione europea. Congratulazioni».

Il leader socialista ha stretto un patto di coalizione tra i 120 deputati del suo partito Psoe e dei 35 di Unidos Podemos, più gli accordi con piccoli partiti locali sei voti dei nazionalisti baschi moderati del Pnv, tre di Mas Pais (dissidenti di Podemos) e uno ciascuno da piccole forze regionali: Teruel Existe, Nueva Canarias e Bloque Nacionalista Galego. Soprattutto fondamentale l’astensione dei 13 deputati separatisti catalani dell’Erc e dei nazionalisti baschi di Eh Bildu. L’investitura di Sanchez è stata salutata con un’ovazione dei suoi sostenitori, mentre i deputati di Podemos scandivano lo slogan: «Si, se puede» che, sulla falsariga dello “Yes we can” di Obama, era il grido degli indignados.

                         Pablo Casado

Commosso Pablo Iglesias, il leader di Podemos, che non ha nascosto le lacrime al momento del voto e ha poi abbracciato Sanchez. Pablo Casado, a guida del partito Popolare, la prima forza di opposizione, ha stretto la mano al nuovo primo ministro. Contro il governo si sono espressi gli 88 deputati del partito Popolare, i 52 dell’estrema destra di Vox e i 10 di Ciudadanos. Fra i no anche i separatisti catalani di Junts per Catalunya e del Cup, oltre ad una serie di piccoli partiti regionali. L’investitura di Sanchez, che governava come premier ad interim, arriva dopo un lungo periodo d’instabilità politica, con quattro elezioni negli ultimi quattro anni. Gli spagnoli sono tornati a votare lo scorso novembre, dopo che il voto di aprile non era riuscito a portare alla formazione di un governo.

«Si apre un periodo per rivendicare dialogo e politica utile. Un governo per tutte e per tutti che estenda i diritti, ripristini la convivenza e difenda la giustizia sociale. Oggi nasce un periodo di moderazione, progresso e speranza», ha sintetizzato Sanchez su Twitter. I primi grandi nodi da sciogliere saranno l’apertura di colloqui con i separatisti catalani e l’approvazione del bilancio 2020.Il leader del Psoe, 47 anni, era primo ministro ad interim dall’anno scorso. Arrivato al potere a giugno del 2018, aveva vinto le elezioni del 28 aprile del 2019 ma non aveva potuto formare un governo proprio perché non era riuscito a trovare un accordo con Podemos.

 

Keiko Jiménez

Foto © El Periodico,

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