Dal coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’umanità

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“Virus: la grande sfida”. Il nuovo libro di Roberto Burioni, per riflettere e agire tra passato e presente. Per non farci travolgere troppo dal bombardamento mediatico

Nel pieno del lockdown, e il nostro Paese che sta vivendo un primo spiraglio di frenata di contagi, è possibile trovare anche nelle edicole, “Virus: la grande sfida. Dal coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’umanità”, edito da Rizzoli, i cui proventi andranno interamente alla ricerca sui coronavirus. Il saggio di Roberto Burioni, è stato scritto in collaborazione con Pier Luigi Lopalco, medici ed entrambi professori ordinari, rispettivamente di Microbiologia e Virologia, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e di Igiene all’Università di Pisa, e pone l’attenzione sul blocco di un virus, e i delicati compiti, necessari per un’azione ben mirata, specie se sconosciuto, quanto sull’importanza di una collettività.

Un libro che induce alla riflessione, perché permette di comprendere, con l’attenzione che merita, le varie epoche caratterizzate dall’espandersi di virus, che hanno assunto sembianze e nomi diversi: peste, colera, HIV, Ebola o Sars. Un “viaggio intracellulare” che inizia e termina proprio da Wuhan e il Covid-19, affrontando la questione del momento, destinata a cambiare per sempre le nostre vite. Una lettura che riporta ad interessanti excursus storici tra cronisti come Tucidide, con la peste del 430 a.C. di Atene e la prima comparsa della stessa nel mondo occidentale, del quale Burioni ne loda lo stile nel descriverne le conseguenze, evidenziando che già da allora le epidemie erano seguite da profonde ferite per una società e la sua storia.

Affrontando gli ultimi decenni si parla di un nemico insidioso, l’HIV e della sua complessità, citando i nomi più famosi: Michael Gottlieb, Robert Gallo e il premio Nobel Luc Montagnier, fino alla battaglia per il suo vaccino, cui sta lavorando anche lo scienziato italiano Guido Silvestri. A proposito di nomi poco ricordati, nel capitolo dedicato alla Sars, viene citato Carlo Urbani, il medico italiano che nel 2003, lanciò l’allarme per l’epidemia, sacrificando poi la sua vita. Burioni, grazie ai suoi approfondimenti scientifici, sa incuriosire il lettore, poiché inserisce ottime metafore dal mondo della natura, come dalle azioni della vita umana, con quell’immaginazione che sa farsi intendere, senza appesantire la lettura, cui segue la spiegazione di termini, come la quarantena e le sue origini, lo spillover, il salto di un microrganismo dal pipistrello all’uomo, la complessità dello sviluppo di farmaci antivirali, fino alla nascita dell’epidemiologia, nel XIX secolo.

Il virus, dotato di apparente intelligenza, sa essere così diabolico da mutare e tenere il mondo con il fiato sospeso, ponendo la scienza sull’indiscutibile primo piano, spesso dimenticato, che merita nel debellarlo. Una sfida che ci vede coinvolti, tra il numero di vittime, costituito dalla popolazione e il personale sanitario, un bollettino di guerra che deve già spingerci a tenere alta l’attenzione, continuando ad agire con l’isolamento, rimanendo per quanto possibile, chiusi in casa, fino a nuove disposizioni; cercando di non farci travolgere troppo dal bombardamento mediatico, tra fake news, accaparramenti e dispositivi sanitari introvabili o insufficienti per il personale sanitario, fin quando un vaccino sarà disponibile, ma i cui tempi non si preannunciano brevi.

 

Alessandra Broglia

Foto © Marco Montagna

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