Il trasporto aereo in terapia intensiva

0
1173

In Italia i gestori aeroportuali prevedono per il 2020 una contrazione del fatturato di circa 1,6 miliardi di euro. Richiesta la cassa integrazione per oltre 10mila lavoratori

Oramai è certo: ci sarà un prima e un dopo il Coronavirus, o quantomeno ci vorranno anni per ritornare agli standard di vita che si reputavano normali. Tutti i settori sono coinvolti, anche e – soprattutto – il trasporto aereo.

In Italia il sistema aeroportuale, che nel 2019 ha registrato 193 milioni di passeggeri, è praticamente al collasso; nei primi tre mesi dell’anno 2020 soltanto gennaio ha registrato passeggeri e poi «i dati di traffico non sono disponibili a causa del perdurare della crisi epidemiologica Covid-19 e delle conseguenti misure di cui al DM 112 del 12 marzo che hanno limitato l’operatività degli aeroporti» fa sapere in una nota Assaeroporti, l’Associazione delle Società Italiane di Gestione aeroportuale.

La società Aeroporti di Roma (Adr), che gestisce gli scali di Fiumicino e di Ciampino, comunica che «nelle ultime settimane il traffico aereo è crollato a livello globale e sul principale scalo italiano oggi la riduzione è di oltre il 95% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno».

È da rilevare che nel primo trimestre 2019 Fiumicino e Ciampino avevano fatto registrare oltre 10 milioni di passeggeri: Fiumicino con 8.783.452, Ciampino 1.369.338.

Nello stesso periodo 2020, c’è soltanto il dato di gennaio che certifica 2.742.700 per Fiumicino, 467.467 per Ciampino. La perdita è di 6.942.623 passeggeri. Quasi sette milioni di passeggeri in meno che si ripercuotono in maniera pesante su tutto l’indotto aeroportuale. E sul turismo, settore praticamente in ginocchio.

«I gestori aeroportuali stanno vivendo oggi una crisi senza precedenti: a fronte di entrate sostanzialmente azzerate e con una previsione di contrazione del fatturato per il 2020 di circa 1,6 miliardi di euro, continuano a sostenere oneri incomprimibili, che possono arrivare anche fino all’85% dei costi», costringendo le società aeroportuali a richiedere la cassa integrazione per oltre 10.000 lavoratori, ossia per più del 95% dei dipendenti, spiega Assaeroporti in una nota.

Il caso del colosso tedesco dei cieli Lufthansa è emblematico della situazione determinata da Covid-19, che ha chiesto l’intervento pubblico. L’intervento dovrebbe aggirarsi sui 10 miliardi di euro. Il Gruppo Lufthansa comprende anche Swiss (già Swissair), Austrian Airlines, Brussels Airlines e Air Dolomiti. E per far fronte alla crisi ha avviato un piano di ristrutturazione con la chiusura di Germanwings e tagli per Austrian Airlines e Brussels Airlines. «Ci vorranno anni per rivedere il traffico aereo tornare ai livelli pre-crisi» si legge in un comunicato del vettore tedesco.

Anche Air France-KLM ricorre all’intervento pubblico attraverso un prestito dello Stato francese per un importo di 4 miliardi di euro concesso da un sindacato di 6 banche ad Air France-KLM e Air France. Il prestito è garantito per il 90% dallo Stato con una durata di 12 mesi. Un prestito azionario dello Stato per 3 miliardi di euro a Air France-KLM con una durata di 4 anni. Prestiti soggetti all’approvazione della Commissione europea, fanno sapere da Parigi in un comunicato stampa

Altre compagnie aeree hanno avviato procedure straordinarie come Air Mauritius, la più conosciuta Virgin Australia del magnate Richard Branson che ha deciso per il “voluntary administration”. Il vettore aereo indiano SpiceJet è stato «costretto a sospendere temporaneamente la maggior parte delle sue operazioni internazionali» – ha dichiarato un portavoce – «riprenderemo i voli sospesi non appena la situazione si normalizzerà».

E Alitalia? È in attesa di conoscere il numero della flotta nella nuova veste statale, ma soprattutto il numero degli esuberi.

 

Enzo Di Giacomo 

Foto © Adr, Air France, Lufthansa

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui