Turismo, il test per la resilienza del mercato italiano ed europeo nell’estate 2020

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Il Belpaese ha bisogno di protocolli unificati, chiari e semplici per una ripartenza in grado di reagire agli shock economici

Il turismo è “il complesso delle manifestazioni e delle organizzazioni relative a viaggi e soggiorni compiuti a scopo ricreativo o di istruzione” questa la definizione tratta dal vocabolario Devoto, Oli. In questo 2020 il significato di questa enunciazione sarà molto diverso rispetto a quello che fino ad oggi gli era stato attribuito.

Tutta l’Italia ogni giorno segue il bollettino del Dipartimento della Protezione Civile sull’andamento del Covid-19, oggi abbiamo anche un altro bollettino da dover seguire che non è per niente roseo. L’Enit (Ente nazionale italiano turismo) promuove l’immagine unitaria dell’offerta turistica nazionale e dal 27 aprile 2020, con una cadenza quindicinale, emetterà i dati sull’andamento del turismo. Quelli del bollettino zero non sono molto confortanti.

Le prenotazioni confermate fino al 12 aprile per l’estate 2020 vedono il turismo italianoresistente” nonostante un calo del -57,5% dal persistere dell’emergenza Coronavirus. Seguono per variazione negativa Spagna (-56,7%), Regno Unito (-54,7%), Francia (-54%), Paesi Bassi (-52,8%), Portogallo (-50,7%). Tassi di decremento inferiori in Grecia (-47,7%), Russia (-42,6%) e Irlanda (-42,6%). Impatti maggiori si rilevano sui viaggi dai mercati a lungo raggio (dal -50% al -79%), seguiti dal medio raggio (Paesi emergenti europei dal -44% al -70%) e dal trasporto a corto raggio (Europa occidentale dal -39% al -69%).

Si prevede un impatto sulla spesa turistica in entrata dall’estero che si traduce in un calo di quasi 20 miliardi di euro nel 2020 rispetto al livello del 2019. Per i pernottamenti internazionali si prevede un calo di 102 milioni nel 2020 rispetto al 2019. Gli hotel a 3 e 4 stelle hanno perso finora un fatturato di circa 2,5 miliardi. Impattante anche sulla stagionalità: le località legate ai mesi di punta estivi, che già lo scorso anno erano state messe a dura prova, saranno maggiormente colpite.

Nel 2019 l’andamento del turismo in Italia è stato condizionato nella prima parte dell’anno dalle condizioni metereologiche che hanno compromesso i flussi turistici di maggio, giugno e, in parte, luglio. La perdita dello 0,9% di turisti balneari per un totale di 2 milioni di turisti a livello nazionale in meno rispetto al 2018, che era stato considerato un annostoricoper l’elevato numero di arrivi e presenze, con un aumento +30% sul 2017 e con 429 milioni di presenze delle strutture ricettive.

Diversa la situazione al Sud e nelle Isole dove si sono verificati cali di presenze del -1,4% e del -1,5%. Circostanza poi migliorata da metà luglio con un consistente recupero in agosto, proseguito a settembre. Meglio è andata la situazione nei laghi dove c’è stato un aumento dello 0,2% delle presenze. E proprio dalla prossima estate si potrà iniziare a capire quanto il mercato turistico italiano sia resiliente e quanto velocemente sarà in grado di reagire agli shock economici. Anche il Governo sta giocando un ruolo molto importante, purtroppo non in modo positivo. Mancanza di protocolli che regolino le normative sanitarie per clienti e dipendenti delle aziende balneari fanno vacillare tutto il sistema. Ma anche i ritardi negli allestimenti, 2 mesi di blocco hanno causato problemi nella manutenzione.

C’è l’esigenza di un messaggio forte e chiaro per chi vuole prenotare in Italia, bisogna fare capire che ci si troverà in destinazioni sicure, dove si eseguono normative di sanificazione degli ambienti e rispetto delle distanze.
Quanto agli arrivi aeroportuali internazionali tra gennaio e marzo 2020, si evidenzia un calo generalizzato del -38,2% rispetto al primo trimestre del 2019, che vede in testa la diminuzione in Asia e Pacifico con il -48,7%, seguita al secondo posto dall’Europa col -36,4%, dall’Africa e Medio Oriente col -29% e dalle Americhe al -26,7%.

In Europa è l’area del Centro-Est europeo a subire il calo più profondo pari al -40,7%, seguita dall’Europa Occidentale col -39,7% e dal Sud Europa col -39,2% mentre l’Europa del Nord limita il danno al -33,9%. Ci sono anche segnali positivi: i tedeschi spostano all’autunno le prenotazioni di primavera, gli statunitensi prenotano, nonostante tutto, per la primavera del 2021. Sarà un turismo meno massivo e più alto di gamma. 162 milioni le interazioni sul travel Italia nell’ultimo mese da parte degli stranieri.

«Entro il 2023, si prevede che tutte le città accoglieranno un numero di viaggiatori maggiore rispetto a quello del 2019» – si legge nel Bollettino – «ciò riflette interamente il trend dei viaggiatori domestici, in quanto il viaggiatore internazionale verso l’Italia ritornerà (e non supererà) i livelli del 2019 entro il 2023». Le città con la maggiore crescita nel 2023 rispetto al 2019 sono quelle che hanno una quota maggiore di viaggiatori domestici, come Torino; quelli più dipendenti da viaggiatori internazionali (come Venezia), sperimenteranno un aumento inferiore. Ma anche le città con una quota maggiore di viaggiatori domestici (e internazionali a corto raggio) sperimenteranno una ripresa più rapida nel 2021 e nel 2022, poiché si prevede che i viaggi nazionali e a corto raggio riprenderanno la post-pandemia più rapidamente che i mercati a lungo e medio raggio».

 

Ginevra Larosa

Foto © Gotouchdown, Bemresearch, Dreamstime, Accademiacreativaturismo

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