Sangalli, Confcommercio: perdite di 80 miliardi per il rinvio delle aperture

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A rischio molte aziende con un altro mese di stop

Enorme sconcerto ha suscitato il decreto sulla “Fase 2” del Governo in ambito della Confcommercio. Tutto il settore è in rivolta con danni gravissimi che potrebbero raggiungere 80 miliardi di perdite. Il presidente Carlo Sangalli non ha avuto remore a prendere “carta e penna” e richiedere un incontro urgente al premier Giuseppe Conte (avvenuto a Milano ieri sera, come documentato dalla foto in apertura) per chiedere la riapertura, che si sperava per il 4 maggio, della filiera produttiva quali esercizi commerciali e di tante attività dal turismo, ai servizi a piccole imprese che si trovano in grande difficoltà economiche per la chiusura forzata.

«Ogni giorno di chiusura in più» – dichiara Sangalli – «produce danni gravissimi e mette a rischio imprese e lavoro. In queste condizioni diventa vitale il sostegno finanziario alle aziende con indennizzi a fondo perduto che per adesso non sono stati ancora decisi». La Confcommercio ha stimato che nel trimestre marzo-maggio il mondo del turismo perderà oltre 90 milioni di presenze, mettendo a rischio il lavoro di 500.000 stagionali. Peggio ancora sarà per bar e ristoranti che potranno aprire solo dal 1° giugno e che pur con  il take away approvato, potrebbe determinare la chiusura, secondo FIPE (Federazione italiana pubblici esercizi), di oltre 50 mila esercizi con perdite di 34 miliardi di euro e 350mila lavoratori che non avranno più il posto.

Anche la Federazione Moda Italia, tramite il suo presidente Renato Borghi, denuncia perdite nel settore, di oltre 15 miliardi di euro e, come dichiara Borghi: «le aziende del settore hanno effettuato acquisti dei prodotti della stagione in corso otto mesi fa e avrebbero dovuto essere messi in vendita a partire dal mese di marzo. Ad oggi tutta la merce è ancora imballata e nei magazzini ed è destinata a rimanere invenduta per il prolungamento dell’obbligo di chiusura. I proprietari immobiliari e fornitori esigono da parte nostra il rispetto delle obbligazioni assunte, ma non saremo in condizione di onorarle per mancanza di liquidità. Non comprendiamo l’inaspettata e inspiegabile decisione di rinviare l’apertura di altre tre settimane dei negozi visto che l’INAIL ha classificato il nostro settore a basso rischio e che è già operativo il protocollo del 24 aprile per la riapertura in sicurezza».

«Serve ripartire il prima possibile e non il 18 maggio, ma urgono ora contributi a fondo perduto, zero burocrazia e una moratoria fiscale e contributiva fino al 30 settembre», ha concluso il presidente Borghi (nella foto a sinistra). Anche gli ambulanti aderenti a FIVA Confcommercio lanciano un appello al governo per riaprire. Sono 176mila le imprese con circa 400mila fra titolari, dipendenti e collaboratori che rischiano il tracollo. Il presidente Giacomo Errico invoca: «la politica e il governo ci ascoltino, siamo esasperati, c’è il rischio che un terzo delle imprese chiuda definitivamente se non riapriamo entro luglio. Le nostre imprese non sono strutturate sul piano economico per sopravvivere in queste condizioni, e il danno lo pagheranno le famiglie e i consumatori che non avranno più un servizio utile e di prossimità che questa tipologia di vendita ha sempre assicurato, con i suoi mercatini nelle città ma anche nei piccoli paesi. Chiediamo un sostegno creditizio senza burocrazia e per l’ottenimento di liquidità anche in parte a fondo perduto e regole certe per riaprire. Si faccia chiarezza nel caos». Ha concluso Errico.

Anche la FederGrossisti rende noto che «l’ultimo decreto del Governo ha suscitato enorme sconcerto». Si tratta dell’Associazione nazionale di Confcommercio che raggruppa il settore dei torrefattori, importatori di caffè, grossisti alimentari. Si tratta di 700 aziende della torrefazione di caffè che sono state fortemente penalizzate nei primi due mesi dell’emergenza epidemiologica. È tutto il mondo che ruota intorno al mondo del caffè che è rimasto paralizzato: i fabbricanti delle macchine professionali, dei macinadosatori, delle stoviglie, del comparto saccarifero. In un anno in Italia vengono servite 10 miliardi di tazzine di caffè che per l’80% il consumatore preferisce zuccherare. Le imprese lamentano che dalle norme fino ad ora emanate, la cassa integrazione nessuno l’ha vista ed i dipendenti sono giustamente esasperati.

I pubblici esercizi, fanno sapere da Federgrossisti, sono pronti ad assicurare il distanziamento sociale a tutela del consumatore. «Non possiamo attendere ancora un mese» – lamentano – «l’alternativa per molti sarà la scomparsa». L’ultimo appello al governo, giunge da Federconsumatori che da tempo ha chiesto per i 25 milioni di famiglie la riforma nella bolletta elettrica deglioneri di sistema”, importi che aumentano significativamente quanto le famiglie devono pagare alle aziende del comparto. Il Governo ha ora stabilito un minore aggravio della bolletta per le Pmi, sarebbe auspicabile “per ragioni di equità” che questo sconto venga riconosciuto a tutti considerando che per due mesi 60 milioni di italiani sono stati “costretti” a rimanere in casa e le bollette in arrivo non saranno di poco conto.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Confcommercio

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