Il mercato del lavoro ricerca alti profili, soprattutto STEM

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Uno studio della Deloitte analizza le ragioni del gap formativo. Progetto “Impact for Italy” con l’obiettivo di contribuire a far crescere e rendere più competitivo il Paese

Siamo stati un popolo di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di navigatori, di trasmigratori. Oggi un po’ meno. Colpa del declino della società, della mancanza di fiducia nello studio (“con la laurea che ci faccio?”), della difficoltà di inserimento nel lavoro con il titolo di studio.

L’Italia si trova negli ultimi posti in Europa per livelli di istruzione, con un tasso sempre più alto di abbandono precoce degli studi. Eppure, nonostante tutto, la laurea torna a garantire una più sicura occupazione. Che per i 30-35enni laureati in Italia è del 79%, inferiore di 9 punti a quella europea che è dell’88%.

Lo rileva il rapporto Istat sui livelli di istruzione e di occupazione in Italia nel 2019. L’evoluzione e l’innovazione tecnologica stanno provocando una rivoluzione nel mercato del lavoro, che ha difficoltà a reperire risorse di alti profili come nella ricerca di profili STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics): un’azienda su quattro non è riuscita a trovare profili STEM nel “momento del bisogno”.

Un’indagine di Deloitte, in collaborazione con SWG e al contributo di Monitor Deloitte, si propone di analizzare le ragioni del gap dell’offerta formativa, ponendosi come interlocutore privilegiato al centro di una rete di stakeholder (Università, Governo, Istituzioni, aziende, ecc.).

«Deloitte e Fondazione Deloitte hanno deciso di impegnarsi in prima linea per contribuire a una sfida così complessa»ha spiegato Fabio Pompei, CEO Deloitte Italy e Deloitte Central Mediterranean – «il network di Deloitte, in Italia e nel mondo, già da tempo è convinto che su questo tema si debba giocare un ruolo importante».

«All’inizio del 2020, Deloitte ha lanciato il progetto Impact for Italy, con l’obiettivo di contribuire a far crescere e rendere più competitivo il Paese anche grazie alle imprese e a un approccio rinnovato rispetto al passato. L’Italia deve compiere uno sforzo eccezionale per reagire alla crisi e scongiurare la minaccia di una recessione senza precedenti: si tratta di una prova storica per il nostro Paese, che proprio in questi mesi si appresta a prendere il testimone della guida del G20, con l’obiettivo di riflettere sul nuovo mondo che vogliamo costruire» ha concluso Pompei.

Alle due tavole rotonde che si sono svolte per condividere esperienze e punti di vista, per un futuro più orientato alle STEM, hanno partecipato Giovanni Brugnoli, Silvia Candiani, Roberta Cocco, Gianmario Verona, moderati da Stefania Papa, People & Purpose Leader, Deloitte, e Vittorio Colao, Luciano Fontana, Maria Pregnolato, moderati da Fabio Pompei, CEO Deloitte Italy e Deloitte Central Mediterranean.

«Le materie STEM sono il futuro: saranno, infatti, le discipline tecniche e scientifiche a plasmare il mondo di domani. Le imprese se ne sono accorte da anni, ma non è accaduto lo stesso tra i giovani italiani, che, nella maggioranza dei casi, continuano a puntare su una formazione non STEM»ha dichiarato Paolo Gibello, presidente Fondazione Deloitte «per questo, come Fondazione, abbiamo deciso di dare vita a un Osservatorio e di indagare le motivazioni delle scelte dei giovani. I risultati che emergono ci fanno capire che l’Italia ha tutto il potenziale per invertire il trend e porsi all’avanguardia del settore dell’istruzione e della ricerca anche in ambito STEM. È una grande sfida per tutto il sistema Paese e siamo orgogliosi di portare il nostro contributo».

«Come mostrato dallo studio emerge la necessità di intervenire nei tre principali momenti della vita di uno studente: partendo dalla fase di orientamento all’interno del panorama scolastico, passando per il vissuto durante gli anni della formazione, arrivando infine, all’ingresso nel mondo del lavoro e alle prospettive per il futuro. Per questo riteniamo che debbano essere approfondite le dinamiche sottostanti le scelte dei giovani, le criticità del sistema scolastico e accademico, nonché del passaggio all’ambiente professionale, per tracciare chiare linee di indirizzo e di concreta progettualità».

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Agenzia per la Coesione Territoriale, Deloitte

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