Repubblica di Irlanda: tutto rimandato al 13 settembre

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La crisi pandemica ha colpito ogni settore produttivo, ma l’aumento dei casi ha costretto il Governo di coalizione centrista a reintrodurre diversi limiti alle attività sociali ed economiche

Sabato 22 agosto il dipartimento ad Affari, Impresa e Occupazione della Repubblica di Irlanda ha stimato, nel rapporto “Focus on Sectors 2020”, le perdite inferte all’economia dalla crisi pandemica: più colpito che altrove risulta tutto il traffico di passeggeri, via mare il crollo è stato del 95% e i movimenti delle merci sono caduti al 40% dei normali livelli. Era domenica 15 marzo quando più di 20.000 irlandesi (che si trovavano in vacanza alle Canarie, alle Baleari e in varie località della Spagna) venivano invitati dal ministero degli Esteri a utilizzare voli approntati da Aer Lingus e Ryanair per rientrare entro il giovedì successivo nella Repubblica, dove il 15 marzo stesso i pub venivano chiusi per decisione dell’esecutivo, che tre giorni prima aveva dato un segnale inequivocabile interrompendo l’attività delle scuole (che sta riprendendo in questa settimana, riportando a studiare quasi un milione di minori).

Il 18 agosto il Governo guidato da Micheal Martin ha reintrodotto alcune limitazioni a seguito di nuovi focolai di Covid-19 e di una impennata nel numero di positivi ai test (190 il giorno prima del provvedimento e anche di più nel fine settimana precedente). Il limite consentito per riunioni di vario tipo è stato quindi ridotto da 200 a 15 partecipanti per eventi all’aperto e da 50 a 6 per le riunioni in ambienti chiusi (ristoranti e negozi possono accoglierne di più suddividendo grandi spazi). Fino a ieri, lunedì 24 agosto, la Repubblica d’Irlanda ha contato 27.969 casi e 1777 vittime causate dal virus (ieri 61 persone sono risultate positive ai test). Nella vicina Irlanda del Nord, provincia autonoma del Regno Unito,  i 119 casi odierni hanno portato il totale a 6.766 (i deceduti rimangono 559).

La riduzione della domanda a livello internazionale è pesante per il settore agro alimentare i cui produttori si sono ritrovati con un surplus che non è stato sufficientemente compensato dalla domanda interna: di conseguenza gli agricoltori vengono penalizzati da prezzi in discesa e il restringimento dei redditi (anche peggiore per gli allevatori) nella produzione alimentare potrebbe far sparire fino a un miliardo e seicento milioni.

Il rapporto ufficiale mette sotto la lente molte attività che hanno a che fare con l’interazione tra persone, dai negozi all’intrattenimento, passando per alberghi e ristoranti: in aree periferiche del Paese, dove le micro imprese già arrancavano, si rischia di dire addio ad aspetti preziosi della vita locale. Dopo il limitato riavvio scattato il 18 maggio e soprattutto dal 29 giugno (quando hanno iniziato a riaprire la maggior parte dei negozi e i locali in grado di offrire ristorazione attuando precauzioni) la Repubblica d’Irlanda si è rimessa in moto, riaprendo dal 20 luglio anche gli alberghi e permettendo nuovamente eventi culturali e sportivi (con regole di distanziamento e protezione), finanche l’attività di barbieri e parrucchieri.

Purtroppo la riapertura completa prevista dal 10 agosto non è mai entrata nel vivo e i pub la cui attività si concentra sulle bevande non sanno con certezza quando potranno riaprire i battenti: se ne riparlerà il 13 settembre quando il governo valuterà l’evolvere della situazione. La Vintners Federation of Ireland (VFI) e la Licensed Vintners Association (LVA) hanno ripetutamente lanciato un allarme sulla situazione di tremilacinquecento pub che danno lavoro a venticinquemila persone e sono quasi metà dei locali rappresentativi dell’immagine del Paese, ma si trovano spesso in regioni interne e (a differenza di grandi pub in grado di operare come ristoranti) hanno atteso invano un via libera fin da giugno: in seguito è stato annunciata una ripartenza il 10 agosto, poi rimandata al 31 agosto e infine al 13 settembre (con riserva). Per gruppi di piccoli imprenditori particolarmente colpiti l’esecutivo sta elaborando aiuti aggiuntivi oltre a quelli già previsti.

Inoltre lo scenario non è lo stesso in tutto il territorio: da venerdì 21 agosto la contea di Kildare sta affrontando altre due settimane diquasi-lockdown” perché l’incidenza del virus lì è risalita a 200 positivi ogni 100.000 abitanti (la media nazionale è molto più bassa, ossia 27 casi) dopo che l’area dal 7 agosto era già tornata in quarantena per due settimane assieme alle contee di Offaly e di Laois, dopo l’emergere di focolari in aziende che trattano carni ed altri prodotti alimentari (questi provvedimenti locali sono cessati dal 21 agosto, tranne che per il Kildare). Le zone più condizionate dall’emergenza riceveranno aiuti appositi.

Da lungo tempo paesaggi e città sono le carte vincenti di uno Stato piccolo (se confrontato con l’estensione di molti altri) e incredibilmente colmo di scenari e atmosfere in grado di attrarre continuamente visitatori dal mondo intero, ma le difficoltà immaginabili in ogni segmento dell’economia diventano ora questioni di sopravvivenza nel turismo, che perde 5 miliardi rispetto all’anno precedente secondo le stime del Dipartimento delle Finanze, più ricadute negative più di due miliardi a danno di altre imprese.

La scomparsa di una porzione considerevole del turismo internazionale e la riduzione delle merci in transito determina per l’aviazione civile il concreto rischio di perdere terreno: la riattivazione di servizi e mezzi ad alto tasso di tecnologia non è semplice se la pausa forzata è duratura e se a ciò si aggiunge il fatto che non vi sono certezze sulla fiducia nei voli (e sulla loro sostenibilità finanziaria) si arriva alla conclusione che la Repubblica d’Irlanda dovrà impegnarsi per evitare di perdere rotte aeree cruciali e di conseguenza appetibilità per gli investimenti diretti dall’estero.

Secondo i dati aggiornati dal Governo il 20 agosto, il Temporary Wage Subsidy Scheme (il TWSS, a tutela dei redditi interrotti) è costato finora alle casse dello Stato 2,61 miliardi di euro e sostiene attualmente circa 370.000 persone. Un aiuto finanziario pubblico è stato ricevuto, almeno una volta dall’inizio della crisi, da 655.700 professionisti. In seguito molti sono tornati in attività, 161.500 senza più bisogno di sussidi, mentre gli altri sono passati dal Pandemic Unemployment Payment (il PUP, uno strumento di assistenza utilizzato nelle prime fasi del lockdown) a lavori con reddito sostenuto dal TWSS.

La Repubblica d’Irlanda mette in conto almeno 23 miliardi in più del previsto di deficit pubblico. In più la Commissione europea ha calcolato a luglio un tonfo del prodotto interno lordo irlandese dell’8,5% nel 2020, con una ripresa del 6,25 nel 2021 (ma ad aprile il dipartimento delle Finanze ha stimato un crollo del 10,5% seguito da una ripresa del solo 6% nel 2021) senza contare possibili atteggiamenti protezionistici da parte di altri governi. Si teme l’indebitamento: salendo a 250 miliardi questo problema comporterebbe annualmente (con un tasso di interesse del 2%) una spesa aggiuntiva tra i 4 e i 5 miliardi, però se il panorama internazionale dovesse portare a ulteriori aumenti dei tassi – anche in considerazione della situazione dell’Irlanda che si trova tra due fuochi per le scelte del vicino Regno Unito e sarà condizionato dall’evoluzione delle norme dell’Unione europea (e delle regole fiscali Ue e Usa) l’aumento del costo per finanziare il Paese sui mercati salirebbe al 4%, con una spesa annua di 10 miliardi.

 

Aldo Ciummo

Foto © Expedia, My Ez Fire Check, Powerzine, PicClick, Irlandando

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