Olivetti e la strana morte dell’ingegnere Mario Tchou

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Nell’azienda di Ivrea dal 1955 la formazione di un gruppo di lavoro per la progettazione e la costruzione di un calcolatore elettronico tutto italiano

Seguito dell’articolo uscito in data 8 Febbraio 2021: “Adriano Olivetti, l’imprenditore geniale che morì misteriosamente”

 

Sin dalla metà degli Anni ’50 i calcolatori elettronici erano pressoché sconosciuti in Italia. In America erano ai primordi, di grandi dimensioni e molto costosi, inoltre necessitavano di tecnici specializzati che non si trovavano. Nello stesso periodo in Italia la società Olivetti riscuoteva grande successo con le sue macchine per ufficio a tecnologia elettromeccanica. Fu allora che si cominciò a parlare, nel Belpaese, di elettronica.

Enrico Fermi e Adriano Olivetti per l’elettronica

Enrico Fermi, trasferitosi in America prima della Seconda Guerra Mondiale, nel 1949 fece un viaggio in Italia e incontrò Olivetti. I due parlarono dei futuri sviluppi dell’elettronica. Nel dicembre dello stesso anno l’azienda di Ivrea concluse un accordo con l’industria francese “Compagnie des Machines Bull” per la commercializzazione di macchine a schede perforate. Nel 1950 l’Istituto nazionale per le applicazioni del calcolo (Inac) dell’Università di Roma, propose a Olivetti un progetto mirato alla realizzazione di un calcolatore elettronico tutto italiano. Una missione di studio partì nei principali laboratori statunitensi ma dopo questa fase tutto si arenò, per mancanza di risorse economiche da parte dello Stato italiano.

Adriano Olivetti non aveva però abbandonato l’idea di creare in Italia l’informatica. Così nel 1952 inviò il fratello Dino negli Stati Uniti ove fondò un centro di ricerche elettroniche che seguisse le evoluzioni della nuova tecnologia. Il centro di ricerca non dette i risultati sperati. Adriano, però, era sempre più convinto che l’elettronica sarebbe diventata un settore decisivo per lo sviluppo dell’umanità. Quindi decise di creare un laboratorio per lo studio e la progettazione di un calcolatore elettronico di interesse scientifico e commerciale in Italia. Per la direzione del progetto chiese consiglio a Guglielmo Negri funzionario della sua azienda che lavorava a Roma per il commercio estero. Questi propose il nome del giovane ingegnere Mario Tchou.

Chi era Adriano Olivetti

Olivetti nacque a Ivrea l’11 aprile del 1901. Il padre Camillo era ebreo e fu il primo imprenditore di una fabbrica per macchine da scrivere. La madre Luisa Revel, invece, era valdese. Adriano nel 1924 conseguì la laurea in ingegneria chimica e dopo un soggiorno di studio negli Stati Uniti entrò nel 1926 nella fabbrica di famiglia. Inizialmente fu assunto come operaio in quanto il padre affermava che per «essere un bravo imprenditore occorre conoscere tutte le fasi del lavoro». Tra padre e figlio vi fu sempre una grande identità di vedute.

Nel 1932 prese la guida dell’azienda. Durante gli anni della dittatura si oppose al fascismo e partecipò attivamente alla liberazione di Filippo Turati, insieme a Carlo Rosselli, Ferruccio Parri e Sandro Pertini che ripararono all’estero. Non è chiaro come Adriano riuscì a non essere coinvolto nell’inchiesta fascista che ne seguì, si presume che in questo caso ebbe “protezioni” dall’alto. Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale Olivetti si rifugiò in Svizzera. Rientrato a Ivrea al termine del conflitto, riprese il controllo dell’azienda e si adoperò per creare un modello di fabbrica nuovo.

OlivettiIn quel periodo il capitalismo e comunismo si contrapponevano con la Guerra Fredda. Era convinto che si potesse raggiungere un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto. Gli operai della Olivetti, infatti, vivevano in condizioni migliori rispetto a quelli che lavoravano in altre fabbriche italiane. Avevano salari più alti, asili e abitazioni a loro disposizione. All’interno della fabbrica potevano usufruire di biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti. Inoltre non c’era una divisione netta tra operai e funzionari come all’epoca in altre realtà.

Federalismo europeo

Si fece promotore di un progetto politico e divenne un sostenitore del federalismo europeo dopo aver conosciuto Altiero Spinelli – Uno dei padri fondatori dell’Europa comunitaria – durante l’esilio in Svizzera. Il movimento di Olivetti tentava di unire sotto un’unica bandiera l’ala socialista e quella liberale. Il suo intento era quello di creare una trentina di deputati che costituissero l’ago della bilancia fra la Democrazia Cristiana e l’egemonia del Partito Comunista allora imperanti. Nel 1958 Olivetti fu eletto, unico deputato, come rappresentante diComunità“. La sua morte sancì la fine del movimento.

Mario Tchou e l’elettronica

Mario Tchou (Roma 26 giugno 1924 – Santhià 9 novembre 1961) era figlio dei cinesi Evelyn Wauang e del diplomatico Yin Tchou, funzionario che lavorava al Consolato di Taiwan presso la Santa Sede. Yin Tchou, giunto dalla Cina nel 1918 alla ricerca di macchinari per produrre la seta, trovò lavoro in ambasciata. Dalla moglie Evelyn oltre Mario, ebbe due figlie, Maria nata nel 1922 e Memè nel 1926. Mario Tchou aveva conseguito la maturità classica presso il “severo” Liceo Ginnasio Torquato Tasso di Roma. Poi proseguì i suoi studi all’Università di Roma in ingegneria elettrotecnica. Ebbe una borsa di studio negli Usa e nel 1947 ottenne il “Bachelor of electronical engineering” alla Catholic University di Washington. Si trasferì a New York e iniziò a insegnare nel 1952, a 28 anni, presso la prestigiosa Columbia University.

Adriano Olivetti nel 1955 lo portò in azienda e gli affidò l’incarico di formare un gruppo di lavoro che, in collaborazione con l’Università di Pisa, aveva l’obiettivo di progettare e costruire un calcolatore elettronico tutto italiano, utilizzando 150 milioni di lire, cifra ingente per l’epoca, stanziati per la Calcolatrice Elettronica Pisana. Il gruppo di Tchou era molto variegato, quasi nessuno di loro aveva dimestichezza con l’elettronica.

Il primo calcolatore

Elea acronimo di Elaboratore Elettronico Aritmetico, progettato nell’ottobre del 1957, era dotata di capacità multitasking e poteva gestire tre programmi contemporaneamente. L’Elea 9003 fu l’unico della serie a essere commercializzato in circa 40 esemplari. Nel frattempo nella mente di Tchou cominciava a delinearsi l’idea di un computer da scrivania. Erano gli anni in cui la Ibm americana si era messa al servizio del Governo per sviluppare un computer per la difesa aerea americana per contrastare le mire dei sovietici.

La Secrest nel libro riferisce: “(…) tra il 1958 e il 1961 gli Usa installarono, in dieci siti italiani, trenta missili Jupiter puntati contro l’Unione Sovietica. Cosa della quale il popolo italiano non seppe nulla”.

Il passaggio ai transistor

OlivettiTra il 1957 e il 1958, Tchou decise che il laboratorio doveva passare dalle valvole ai transistor. Fu creata una società ad hoc per la loro realizzazione, la SGS in cooperazione con la società Telettra. In seguito la SGS sarebbe diventata la ST Microelectronics. Con l’Elea 9003, la divisione elettronica di Olivetti aveva creato il primo computer a transistor della storia. Il primo installato nell’industria tessile Marzotto, il secondo al Monte dei Paschi di Siena. Di questo esemplare l’istituto bancario ne fece uso negli Anni ’70 all’Istituto Tecnico “E.Fermi” di Bibbiena (Arezzo) e fu utilizzato a fini didattici. Attualmente è l’unica versione esistente completa e parzialmente funzionante.

Il calcolatore fu smontato e rimontato da vari tecnici tra cui Mario Babbini che ho rintracciato telefonicamente. Mi ha raccontato che: «Giunse dalla Olivetti trasportato su due camion e quello consegnato al Monte dei Paschi era all’avanguardia per le conoscenze informatiche dell’epoca». La Olivetti fece arrivare da Ivrea alcuni specialisti per l’utilizzo da parte della Banca.

La sparizione di uno degli esemplari

Ho intervistato qualche giorno fa anche un ex dirigente della Olivetti, sulla cui serietà sono assolutamente convinto, il quale mi ha rivelato che uno dei primi esemplari dell’Elea 9003 doveva raggiungere Roma per essere installato, non ricordava bene se in un ministero o presso il Vaticano, ma non vi arrivò mai. Il camion che lo trasportava si volatilizzò. Nessuna notizia apparve  sui giornali di questa sparizione.

Si presume che l’elaboratore, sottratto e caricato su un aereo presso una delle basi americane presenti all’epoca sul nostro territorio, abbia raggiunto qualche importante industria statunitense. Alcuni tecnici dell’Olivetti, un anno dopo, riscontrarono in un grosso elaboratore di una industria americana, caratteristiche tecniche molto simili a quelle dell’Elea 9003. Il nostro elaboratore era un oggetto assolutamente all’avanguardia sia per la concezione logico-sistemistica che per la tecnologia costruttiva.

 

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Giancarlo Cocco

Foto © Madrerussia, Cepu, Olivetti

 

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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