Eurocomunicazione intervista il presidente di Asilo Mariuccia
Donne al centro dell’attenzione del nostro Terzo Settore. Mai distratto dinnanzi a ciò che accade – anche – al di fuori dei confini nazionali. La dichiarazione congiunta di Bruxelles, Washington e Londra non rimarrà inascoltata.
Garantire i diritti umani
Il governo de facto dell’attuale Afghanistan garantirà infatti il rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle donne e dei bambini, la protezione dei civili, compresi i difensori dei diritti umani – HRD? Avvierà il percorso verso elezioni libere, eque, inclusive e partecipative? Insomma, lo Stato così organizzato rifletterà la volontà del popolo afghano?
Sono queste le domande che la LIDU – Lega Internazionale per i Diritti dell’Uomo pone a tutti noi. Impegnata sempre dalla parte di chi difende i diritti umani, rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile, l’organizzazione nelle scorse ore ha pubblicato un comunicato.
Oggetto: le aberrazioni non solo in Afghanistan, ma in tutti quei Paesi che, troppo spesso e da troppo tempo, dimenticano cosa siano i diritti umani. Ad esempio Cuba, Haiti, Tunisia e Myanmar.
Leggiamo alcuni stralci del testo diffuso. «Oggi in un Mondo interconnesso è basato sulla conoscenza non si può non sapere cosa sta accadendo e che cosa accadrà in Afghanistan». LIDU riporta alcune dichiarazioni dei leader talebani, secondo cui “i diritti delle donne verranno rispettati” nel quadro della sharia, e potranno “avere ruolo nell’istruzione e nella sanità, così come rimarranno liberi e indipendenti i media, purché rispettino i valori dell’Islam e l’unità del Paese”.
E dà la sua lettura. È «un qualcosa di assolutamente forviante e diabolico. La sharia talebana impedisce al genere femminile ogni forma di emancipazione sia economica, che culturale, che sociale. Se non interverremo saremo complici dell’apertura di cancelli dell’inferno».
I media
Anche i media sono sotto attacco, come altre categorie di persone i cui diritti sono talvolta dimenticati. Nessuno tra noi ha omesso di notare il velo nero a coprire il volto della cronista della CNN Clarissa Ward. Quella immagine ci ha fatto pensare a un’altra giornalista – e scrittrice di successo – Oriana Fallaci.
Che nel 1979 intervistò Ruhollah Khomeini. Politico e imam iraniano, fu un grande ayatollah, capo spirituale e politico dell’Iran politico e imam iraniano. Fu un Grande ayatollah, capo spirituale e politico del suo Paese come Guida suprema dell’Iran dieci anni, a partire proprio dal 1979.
Parlarono dapprima della situazione generale, poi lei, con la sua intonazione particolare, fece una domanda.
Lo chador
«Di questo “chador” ad esempio, che mi hanno messo addosso per venire da lei e che lei impone alle donne, mi dica: perché le costringe a nascondersi come fagotti sotto un indumento scomodo e assurdo con cui non si può lavorare né muoversi?», chiese.
«Non mi riferisco soltanto a un indumento ma a ciò che esso rappresenta: cioè la segregazione in cui le donne sono state rigettate dopo la Rivoluzione». Vedere minati, e anzi violentati, i diritti delle donne, era inconcepibile.
«Il fatto stesso che non possano studiare all’università con gli uomini, ad esempio, né lavorare con gli uomini, né fare il bagno in mare o in piscina con gli uomini» è tutt’oggi allarmante.
La nostra attenzione occidentale sull‘abbigliamento delle donne musulmane che vivono in contesti in cui il diritto delle donne e dei bambini non raggiunge però il cuore del problema. Molto più articolato, ampio e profondo. Ci chiediamo quindi, impossibilitati a prendere un volo e raggiungere – per aiutarle – queste donne e mamme, come fare a supportarne l’emancipazione e sostenerne l’integrazione.
Eurocomunicazione ha quindi voluto incontrare un Cavaliere dei Diritti Umani della LIDU (e molto altro). Diamo la parola a Camillo de Milato, presidente della Fondazione Asilo Mariuccia, nata a Milano quasi 120 anni fa. Se dovessimo usare gli hashtag per descriverla, potremmo digitare le tre parole chiave di questo impero del bene. #Persone, #Cura, #Futuro.
L’intervista
- Dottor de Milato, cosa fa ogni giorno la vostra organizzazione per sostenere donne e minori?
«L’Ente opera in 5 sedi su tre città: Milano, Sesto San Giovanni, Porto Valtravaglia. Suddiviso in 5 comunità e 22 appartamenti, può accogliere fino a 120 mamme e bambini e 38 minori.
Asilo Mariuccia è un Ente Socio–Assistenziale laico con vocazione alla formazione, così come voluto dalla nostra fondatrice, Ersilia Bronzini Majno, la prima suffragetta italiana (prima presidente dell’Unione Femminile Nazionale). Abbiamo 7 principi fondamentali, tra cui ricordo l’uguaglianza e l’imparzialità».
Non banale accoglienza
- Ci racconti qual è il vostro modello di integrazione
«Ospitiamo mamme sia italiane che straniere, provenienti da 4 continenti, così come minori.
I bambini sono in gran numero di cittadinanza italiana e frequentano la scuola o l’asilo. Le mamme frequentano corsi di italiano (se straniere) e corsi di informatica, più altra formazione specifica.
I minori, terminato il percorso scolastico obbligatorio (fino ai 16 anni), frequentano il nostro laboratorio di educazione al lavoro. Siamo orgogliosi di affermare che a 18 anni, alla maggiore età, hanno già un lavoro, divenendo così una risorsa per il Paese.
Il nostro scopo è mirare alla loro integrazione sociale, che si ottiene solo con l’inserimento lavorativo».
Collaborazione tra Enti
- Un punto di forza che vi rappresenta è la rete di relazioni sul territorio. Quali sinergie avete con i Comuni nei quali operate?
«La rete è importante, ci offre molto. Abbiamo al nostro interno anche un Comitato di Benemeriti, che supportano saggiamente la mission dell’Ente.
Siamo gemellati con altri 11 Enti/Associazioni (come la Croce Rossa Italiana – Comitato di Milano e la Fondazione don Gnocchi), e abbiamo stretto numerosi protocolli con comuni ed Enti.
Il concetto guida è quello del “Bene Comune”. Che significa operare assieme nei vari settori di competenza, in sinergia, per migliorare le proprie capacità operative. Il “Bene Comune” è come un grande arcipelago, formato da decine di isole (gli Enti) che dialogano e collaborano tra loro, condividendo obiettivi e ambizioni.
I ragazzi di Porto Valtravaglia, per esempio, sono responsabili della cura del verde di vari comuni, e della pulizia di un tratto delle fortificazioni linea Cadorna. Quindi della valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico».
Accoglienza e inserimento lavorativo
- Asilo Mariuccia è sinonimo di concretezza. Quali aiuti darete alle donne e ai bambini afghani ospitati nelle vostre strutture?
«Fondazione Asilo Mariuccia ha dato disponibilità al Comune di Milano per accogliere 8 donne afghane. Per salvare 8 vite, più quelle dei figli che porteranno con loro.
I bambini andranno a scuola, seguiti da nostri volontari per il doposcuola. Le mamme impareranno l’italiano, poi, in base alle loro capacità, le avvieremo verso possibili percorsi formativi. Aiuto cuoca, aiuto sarta, badante sono alcune professioni che potranno svolgere dopo la formazione, che prevede sempre l’acquisizione di competenze informatiche.
Ci impegneremo per costruire un futuro per loro, con esperienze che vadano oltre l’accoglienza. Restituiremo dignità, le prepareremo al lavoro, che genera integrazione».
- Il rispetto delle radici è uno dei fiori all’occhiello della Fondazione che dirige. Come verranno integrati donne e bambini a livello culturale e religioso?
«Siamo una organizzazione laica – sottolinea. Ognuno è libero di praticare le proprie credenze, ma al di fuori dell’Ente.
Cerchiamo, con l’esempio, di presentare un modello di tolleranza e comprensione reciproca».
Il supporto possibile
- Come possiamo aiutare con i nostri talenti e professionalità Fondazione Asilo Mariuccia?
«I nostri Educatori sono laureati in Scienza dell’Educazione. Sono professionisti che hanno il compito di offrire un supporto educativo specializzato che mira alla salvaguardia della buona relazione mamma-figlio e al graduale inserimento nella società.
Ma i volontari sono importanti specialmente nel doposcuola, dove i bimbi afghani non potranno contare sull’aiuto delle loro mamme.
Le necessità vere di aiuto alla Fondazione Asilo Mariuccia saranno all’atto dell’allontanamento di queste donne e bambini, quando verrà loro assegnato – in futuro – un alloggio. Cerchiamo persone che “donino una dote” per arredarlo e pagare gli allacciamenti».
Seguiremo le loro storie
Maresciallo Luca Barisonzi
Generazioni perdute
Ho così ripensato ai bambini incontrati durante quel periodo, e ho rivisto quelli il cui volto mi era diventato familiare a Bala Morghab.
L’impegno del nostro Paese
Per anni ci siamo stretti gli anfibi e allacciati gli elmetti, pronti a uscire in difesa dei diritti del popolo afgano, pur sapendo che da molti, anche in Italia venivamo criticati.
Non posso negare però quanto sia per me doloroso assistere, impotente, a questo triste epilogo.
Croce d’argento al Merito dell’Esercito
Chiara Francesca Caraffa
Foto © The Guardian, Fondazione Asilo Mariuccia













