Greta è tornata e ora abbraccia la causa pro aborto

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Greta

La paladina svedese dell’ambiente riprende alcune teorie “ecologiste” per diminuire la popolazione mondiale

Era un po’ di tempo che non sentivamo parlare della mitica Greta Thunberg e sinceramente, almeno per chi scrive, non ne avvertivamo il bisogno di un suo ritorno sulla scena internazionale, sempre pronta ad applaudire la sua ultima battaglia ambientalista o presunta tale.

Con grande coraggio, la giovane svedese avendo dalla sua parte solamente tutto il mainstream global, la maggior parte dei giornali e della televisioni mondiali, insieme a politici e la solita compagnia di giro degli intellettuali, non si è scagliata contro l’inquinamento o il cambiamento climatico, sue battaglie da sempre, ma contro il divieto per la donna di abortire come e quando si vuole.

Quando poter interrompere la gravidanza

La sua rentrée nasce dalla approvazione da parte dello Stato del Texas di proibire l’aborto dopo sei settimane. Una valutazione confortata dal fatto che in quel periodo è già possibile sentire chiaramente nel feto il battito del suo cuore, dunque, di un essere vivente.

Oltre allo Stato del Texas, è soprattutto contro la Corte Suprema Usa che si è scagliato tutto il gotha progressista, vero capro espiatorio, perché di fatto ha salvato questa norma dalla sua abrogazione.

Anche Biden e Pelosi contrari

Una decisione che ha sconcertato anche il cattolico John Biden che ha denunciato questa risoluzione che viola i diritti delle donne e preclude loro di accedere alle relative cure per l’interruzione di gravidanza.

Perfino, un’altra cattolica come Nancy Pelosi, già speaker della Camera dei Rappresentanti, considera la legge texana “una catastrofe” e un “flagrante attacco incostituzionale ai diritti e la salute delle donne”.

La presa di posizione di Greta

Detto tutto questo, poteva rimanere muta la paladina svedese delle libertà?

No di certo, ha postato nel suo blog, insieme a suoi interventi e interviste, un grafico, con riferimento alla legge texana, che non richiede certo spiegazioni.

Ovviamente è un finto grafico a “torta” nella quale Greta illustra le sue ragioni perché una donna dovrebbe abortire.

Ciò che appare, fin dal primo sguardo, è che il problema della interruzione di gravidanza riguarda solo la donna e solo lei può decidere e a nessun altro.

Infatti nella “torta” nel 60% dei casi, l’aborto viene definito come una “scelta personale” della donna, a seguire un 10% è rivolto agli uomini affermando che non è un loro problema, ancora un 8% ribadisce, ”fatti gli affari tuoi” a chi insiste su un contraddittorio e infine, con la finezza d’animo che la contraddistingue il 22% un bel Fuck You è indirizzato a tutti coloro che non vogliono capire le sue ragioni.

Si riapre il dibattito?

A questo punto, al di là dei Fuck You, ha aperto una specie di vaso di Pandora sull’aborto con tutte le sue contraddizioni. Si parla, ad esempio, del diritto della donna a poter scegliere o meno se proseguire una gravidanza, ma nessuno parla del feto, colui che è destinato per la sua natura a diventare un essere umano.

La contestazione a questa osservazione da parte degli abortisti è che si può definire persona a pieno diritto, solo nel momento della sua nascita.

Bene, allora qualcuno dovrebbe spiegare cos’è realmente un feto che vive all’interno di una donna: è un minerale, un vegetale, un animale o cos’altro?

Pro o contro, la vera domanda da porsi

Se non si risponde in maniera chiara e onesta a questo elementare quesito ogni discussione sull’aborto cade miseramente, di cosa stiamo discutendo se non conosciamo neanche la natura dell’oggetto su cui vogliamo intervenire?

Poi, se, come affermano molti pro aborto, eliminare un feto non è un problema, perché è inesistente come soggetto, è – come dicono alcuni – come togliersi un dente, perché allora quando si vuole far vedere come realmente avviene questa pratica si grida allo scandalo, alla crudeltà e improvvisamente non è più togliersi solo un dente, ma una tragedia per ogni donna?

La complessità del problema

Risposte per adesso non ne abbiamo trovate.

Sempre seguendo il ragionamento di Greta, la donna è l’unico soggetto interessato. Ma, purtroppo per lei, l’aborto non riguarda solo un soggetto, ma almeno cinque come: il nascituro, sua madre, suo padre che in qualche modo ha pure contribuito, il personale medico che esegue l’intervento e, scusate se è poco, anche la società che tramite lo Stato consente il finanziamento dell’aborto, come avviene in Italia, a carico dei contribuenti, pro o contro l’aborto che siano.

E aggiungiamo anche un sesto soggetto, la società nel suo insieme che viene privato di un essere che poteva essere forse un Leonardo da Vinci, un san Francesco, un Albert Einstein o solo una persona per bene che è sempre un valore.

Possibile, ci domandiamo, che Greta o chi per lei, non riesca a vedere la complessità del problema? Ci sembra sia un modo solo per seguire ideologie ormai stereotipate, vecchie di decenni, ma sempre tenute in vita dai solerti teorizzatori.

I precedenti legami natura-aborto

Pensiamo, ad esempio, ad un articolo apparso nel gennaio 2020 su BioScience, giornale scientifico che ha come editore addirittura la Oxford University Press.

In questo articolo autori come William J. Ripple e Christopher Wolf, insieme ad altri, hanno dichiarano che, per sanare il Pianeta e salvare “il destino dell’umanità (…) la popolazione mondiale deve essere stabilizzata e, idealmente, gradualmente ridotta”.

Analogamente, Verena Brunschweiger, scrittrice femminista tedesca, ha incitato i suoi concittadini a non avere più figli per salvare il Pianeta.

Le soluzioni drastiche

Non contenta di queste brillanti idee, ha rilasciato un’intervista al Neue Osnabrücker Zeitung, sostenendo che “siamo sull’orlo del collasso ecologico” e come unica soluzione proposta è “rinunciare a riprodursi”.

Niente male come soluzione.

Ancora nel novembre 2019, a Londra fecero un gran clamore dei cartelloni apparsi per le strade con l’invito assai esplicito che diceva: “Immagina una città meno affollata, fai la tua partesterilizzati!”.

Sembra una pazzia eppure esistono anche queste mentalità. È certamente una dura battaglia per i pro life, ma abbiamo la speranza che la vita vinca sempre e comunque su tutto.

 

Antonello Cannarozzo

Foto © Slate, Instagram, France 24

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