Fondazione Simmetria Institute Library Museum

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Simmetria

In Umbria, ad Attigliano, è nato un angolo di cultura e di saperi antichi. Intervista all’ideatore dell’iniziativa, l’ingegner Claudio Lanzi

Ai confini tra il Lazio e l’Umbria, troviamo Attigliano, un paese dalle origini etrusche ricca di reperti medievali a dimostrazione dell’importanza della cittadina nei secoli passati.

Il nostro interesse, però, è per una palazzina dal colore rosso acceso, poco fuori il paese, ad Attigliano Scalo, proprio di fronte alla stazione ferroviaria.

Una chicca nel Centro Italia

Costruita all’inizio del secolo scorso, oggi è sede del Simmetria Institute Library Museum dove si conservano circa 9.200 volumi, insieme ad oltre 250 reperti straordinaria importanza, provenienti anche da Paesi lontani che formano un originale e selezionato museo. Arrivati alla Fondazione, siamo accolti dall’ideatore dell’iniziativa, l’ingegner Claudio Lanzi, insieme a due sue collaboratrici Assunta Fanuli e Dominique Lorson.

Entrando nell’edifico, rimaniamo subito colpiti dall’atmosfera che odora di cultura grazie alla sua vasta biblioteca, un vero gioiello per ogni amante di libri, insieme al complesso, già accennato, di oggetti museali veramente straordinari e che meritano certamente più di una visita.

L’ispirazione

Vedendo una struttura così ricca, ci poniamo una domanda: come è nata l’idea di una Fondazione in questo centro dell’Umbria e quali sono i progetti che la Fondazione vuole portare avanti?

Per comprendere meglio il progetto ricordiamo che il suo ideatore, Claudio Lanzi, ha una storia professionale importante alle spalle: ha pubblicato decine di articoli scientifici su temi energetici, è stato collaboratore del CNR, ha redatto alcune voci per l’Enciclopedia Treccani, ha scritto libri destinati alle scuole superiori, alle industrie e anche alle Università. All’interesse scientifico, però, ha sempre affiancato una sua ricerca personale apparentemente in contrasto con la sua professione; parliamo di scienze antiche, sia orientali che occidentali, della filosofia ermetica, dell’alchimia, dello studio dei simboli, della musica, della scienza sacra e delle liturgie tradizionali. Un viaggio nella tradizione dove ha avuto la fortuna di studiare con alcuni epigoni del pitagorismo occidentale, tra cui il suo amico e maestro Adriano Graziotti.

  • Fatta questa premessa, le domandiamo prima di tutto come nasce questa dicotomia tra l’ingegnere assorto da studi prettamente scientifici e l’umanista che s’interessa di argomenti desueti come le antiche filosofie?

«Bisogna fare allora un salto di quasi cinquant’anni, le parlo del 1972. Eravamo un gruppo di amici che si incontravano in occasione di conferenze nella Roma filosoficoermetica, tipica di quegli anni, che oggi, purtroppo è scomparsa».

«Eravamo affascinati da questo mondo culturale sconosciuto ai più, ma così ricco di idee e di valori tradizionali che hanno dato vita ad epoche piene di spiritualità e di cultura autentica».

  • Insomma, si è rifugiato nel mondo antico per sfuggire, come molti, alla crisi dei tempi attuali?

«Più che rifugiato direi di aver cercato di valorizzare l’attualità di ciò che è antico, un mondo pieno di fascino, così lontano da quello che si definisce modernità. Allora giovani, pieni d’entusiasmo, ci siamo formati anche su scrittori come Evola, Guenon, Schuon, Comaraswamy e tanti altri che non basterebbe lo spazio di un articolo».

  • E ne avete fatto tesoro di questi letture?

«Tre anni dopo decidemmo, con la temerarietà della gioventù, di fondare una associazione senza scopo di lucro, dove poter confrontare le nostre idee insieme a coloro che ci avrebbero seguito».

  • Non era certo una impresa facile, volendo fare le cose in maniera seria bisognava anche studiare e molto, non solo leggere

«Precisamente, ognuno di noi si ritagliò un suo interesse. Ad esempio, io, supportato dalla mia professione di tecnologo, mi sono interessato della scienza dei nostri avi, quella arcaica e sacra, complementare a tutte le arti del mondo antico».

  • Temi complessi, ancora oggi ai margini della cosiddetta “cultura ufficiale”, dove lo sforzo per affermarli credo sono sempre più difficili

«Certamente, bisogna essere seri nell’affrontare tematiche complesse e vivere per quanto possibile ciò che scriviamo. Scrivere, ad esempio, un libro di mille pagine sulla meditazione senza averla mai praticata seriamente, è solo prendersi in giro e prendere in giro soprattutto il lettore che si è fidato di noi».

  • E così, per affermare le proprie idee, nasce anni dopo con grande successo, l’associazione culturale Simmetria

«Ufficialmente Simmetria nasce nel 1985 e nel 1997 intraprendiamo l’avventura editoriale che oggi conta circa 160 pubblicazioni, stampate in piena libertà su ciò che crediamo, senza alcuna censura. Abbiamo avuto negli anni, anche la soddisfazione d’aver coinvolto tanti illustri personaggi con titoli accademici di primo piano nelle nostre conferenze e dibattiti dove si sono confrontati con persone a volte autodidatte, ma con una cultura sorprendente, veramente profonda».

  • A questo punto facendo un salto di venticinque anni nasce la Fondazione dove siamo ora. Come ha avuto questa idea, non le bastava la fatica di portare avanti una attività culturale già onerosa?

«Quando c’è l’entusiasmo e la volontà di fare cose che si amano si trova anche la voglia di mettersi in gioco e di rischiare. Così, nel 2020, con mio figlio, abbiamo deciso di creare una Fondazione per non disperdere tutte le opere che la mia famiglia aveva conservato in tante generazioni e poterle metterle a disposizione di un pubblico interessato e con la voglia di approfondire certi studi».

  • Un tesoro culturale dove certamente la biblioteca con gli argomenti di cui si è sempre interessato, sono il cuore dell’iniziativa

«Solo raccogliendo i libri della mia famiglia siamo arrivati a circa 8 mila volumi diventando ben presto il doppio con la donazione della biblioteca del compianto Gianfranco Erzoch, nostro instancabile amico, collaboratore e docente per molti anni a Simmetria. Altri lasciti importanti sono venuti da Anna Maria Partini ex presidente della Accademia Tiberina e da altri amici. La biblioteca era ormai diventata enorme e bisognava trovare un posto dove sistemare tutti questi volumi dopo averne fatta una accurata selezione in funzione degli scopi della Fondazione stessa seguendo un po’ anche il nostro ideale: tutto doveva essere posto in un ambiente silenzioso e piacevole. Trovammo un metodo di classificazione abbastanza agile ed efficace e riducemmo drasticamente il numero dei libri che oggi sono solo 10.000. Trovammo così Attigliano a mezz’ora da Roma con la macchina e 45 minuti con il treno. Come vede la stazione è proprio qui davanti».

  • Che risposta avete avuto da parte del pubblico

«La Fondazione sta crescendo come qualità e partecipazione, non solo con le persone che conoscevano già il nostro lavoro della associazione Simmetria, ma anche con persone giovani che si stanno avvicinando a questi temi ancora avvolti da una patina di mistero».

  • Cosa trova un visitatore venendo a trovarvi?

«Sicuramente un ambiente sereno, senza i rumori della città, dove può liberamente immergersi attraverso i libri, con il consiglio di personale qualificato, in un mondo di antica sapienza, attraverso libri veramente antichi e rari che impreziosiscono la biblioteca, conservando ancora intatto il profumo del sapere. Ma il lavoro più importante e interessante che si può fare in questo luogo è mettere in relazione i testi della Fondazione alle opere qui presenti realizzando un vero e proprio viaggio di Ulisse nell’oceano della scienza arcaica».

  • Entriamo allora nel merito della vostra Fondazione

«Diciamo subito che ha due attività salienti: la prima è squisitamente didattica e formativa, Simmetria Institute, la seconda ha carattere museale, Library Museum che si avvale di opere e testi particolari, giunti a noi attraverso anche da altre persone che hanno condiviso i nostri interessi».

  • SimmetriaVisitando le varie sale, oltre i libri, troviamo quadri come quello di Salvator Rosa della scuola napoletana, oggetti antichi che si rifanno alla cultura ancestrale dell’uomo. Ad esempio oggetti rituali tibetani (una serie di Pur-ba in legno molto antichi, dei Kapalà e delle tang-ka altrettanto antichi, monili shamanici ecc.) a quelli giapponesi (shunga dell’erotismo degli ultimi duecento anni). Anelli medievali provenienti dal mondo nordico ecc.

«Il Library Museum di Attigliano costituisce, per questo motivo, un percorso pressoché unico nel suo genere, in cui è stato sviluppato un sottile, ma evidente collegamento fra gli oggetti e i libri, creando così un museo-biblioteca su base tematica e non suddiviso in sezioni tra di loro non comunicanti».

  • In conclusione cosa possiamo dire ai nostri lettori che volessero venire a trovarvi qui in Fondazione?

«Semplice. Siamo aperti a chiunque voglia visitarci basta contattarci a questo indirizzo, www.simmetriainstitute.com, e prendere un appuntamento o per visite singole o di gruppo, o per consultare la biblioteca; il resto lo scopriranno venendoci a trovare».

 

Antonello Cannarozzo

Foto © Fondazione Simmetria Institute Library Museum

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