Ue, l’accordo sull’efficienza energetica c’è

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La Commissione Ue ha, inoltre, adottato un nuovo quadro temporaneo di crisi sugli aiuti di Stato per sostenere la transizione verso un’economia a zero emissioni

Le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo sulla nuova direttiva per l’efficienza energetica. Gli Stati membri dovranno garantire una riduzione del consumo di energia pari ad almeno l’11,7% nel 2030. Previsto l’obbligo specifico per il settore pubblico di raggiungere una calo annuale del consumo energetico pari all’1,9%. Inoltre, gli Stati devono rinnovare ogni anno almeno il 3% della superfice totale degli edifici di proprietà degli enti pubblici.

Il target concordato è a livello Ue ed è a metà strada tra i due ipotizzati dalla Commissione europea, il 9% proposto dal pacchetto clima 2021 e il 13% del “RePower Eu” del 2022. L’Europarlamento chiedeva il 14,5%. Gli Stati membri contribuiranno all’obiettivo generale attraverso contributi nazionali indicativi, con flessibilità del 2,5%, stabiliti nei rispettivi piani nazionali energia e clima. La Commissione europea interverrà nel caso in cui la somma dei contributi non arrivasse all’11,7%, per redistribuire gli sforzi nazionali.

La formula con cui si calcola il contributo nazionale è basata su intensità energetica, Pil pro capite, sviluppo delle rinnovabili e potenziale di risparmio energetico. Gli Stati potranno conteggiare nel calcolo del contributo nazionale i risparmi energetici realizzati con la nuova direttiva sulla performance energetica degli edifici, e misure derivanti dal nuovo Ets per gli edifici e i trasporti, cui è collegato un fondo per il clima da 70 miliardi.

Nuovo quadro

La Commissione Ue ha, inoltre, adottato un nuovo quadro temporaneo di crisi sugli aiuti di Stato per sostenere le imprese europee nella transizione verso un’economia a zero emissioni. Il nuovo regime di aiuti prolunga la possibilità per gli Stati membri di sostenere ulteriormente le misure necessarie per la transizione verso un’industria a zero emissioni. Ciò riguarda in particolare i regimi per accelerare l’introduzione delle energie rinnovabili e dello stoccaggio dell’energia e i regimi per la decarbonizzazione dei processi di produzione industriale, che gli Stati membri possono ora istituire fino al 31 dicembre 2025. L’ambito di applicazione di tali misure è diverso e si focalizza sul sostegno alle energie rinnovabili, allo stoccaggio dell’energia e alla decarbonizzazione dei processi di produzione industriale ancora più facili da progettare e più efficaci.

Ciò attraverso:

  • la semplificazione delle condizioni per la concessione di aiuti ai piccoli progetti e alle tecnologie meno mature, come l’idrogeno rinnovabile, eliminando la necessità di una procedura di gara, fatte salve alcune salvaguardie;
  • l’ampliamento delle possibilità di sostegno per la diffusione di tutti i tipi di fonti energetiche rinnovabili;
  • l’ampliamento delle possibilità di sostegno per la decarbonizzazione dei processi industriali che passano a combustibili derivati dall’idrogeno;
  • la previsione di massimali di aiuto più elevati e calcoli di aiuto semplificati.

Il nuovo quadro temporaneo introduce nuove misure, applicabili fino al 31 dicembre 2025, per accelerare ulteriormente gli investimenti nei settori chiave per la transizione verso un’economia a zero emissioni. Consentendo, così, un sostegno agli investimenti per la produzione di attrezzature strategiche. In particolare batterie, pannelli solari, turbine eoliche, pompe di calore, elettrolizzatori e cattura e stoccaggio del carbonio. Nonché per la produzione di componenti chiave e per la produzione e il riciclaggio delle relative materie prime critiche.

Data di scadenza

UeLa Commissione europea ha lanciato anche la proposta di aggiungere alla classica dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il…” e la data, anche il nuovo avviso “spesso buono oltre…”. Una modifica della scadenza che è contenuta finora in una bozza di atto delegato sul quale Bruxelles è da tempo al lavoro e si confronta ora con gli Stati membri. L’aggiunta è opportuna per ridurre lo spreco dai numeri esorbitanti. Sono 57 milioni di tonnellate i rifiuti alimentari (127 chili per abitante) prodotti nell’Ue ogni anno, con un costo a carico degli Stati membri di circa 130 miliardi di euro.

Già nel 2020 era stato annunciato da Bruxelles con la sua strategia Farm to Fork. L’introduzione della nuova dicitura è ora considerata necessaria perché, viene spiegato nel documento, consente “una migliore comprensione della data di scadenza“, influenzando “il processo decisionale dei consumatori in merito all’opportunità di consumare o eliminare un alimento”. Ad essere influenzato potrebbe essere anche il “Nutriscore” per il quale l’Italia è contraria dato che Olio extravergine di oliva, Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, tre prodotti iconici del Made in Italy, sarebbero catalogati come “poco sani”.

Simulatore

In base al simulatore l’olio extravergine è catalogato come un prodottoC“, perché costituito per il 99% da grassi insaturi della serie omega, essenziali per l’organismo, solo il 15,3% è rappresentata dagli acidi grassi saturi. Il Nutriscore non differenzia e non evidenzia queste caratteristiche, ma valuta solo la concentrazione degli acidi grassi saturi.

Il Parmigiano Reggiano ha la lettera “D“: nonostante l’elevata concentrazione di sodio, sono presenti in alte percentuali calcio e fosforo ed è un’ottima fonte di vitamine.

Il prosciutto di Parma, infine, è classificato come “E“, cioè meno sano. Il simulatore non tiene conto del fatto che è un prodotto altamente digeribile per effetto della scomposizione delle proteine in molecole più piccole e in singoli aminoacidi durante la stagionatura, riducendo l’aggravio per i reni. Da non trascurare poi il contenuto di vitamine del gruppo B, fondamentali per il sistema nervoso, per la produzione delle cellule del sangue e per il controllo dei processi ossidativi. Come anche la presenza di minerali, come potassio, fosforo, zinco e selenio che conferiscono all’organismo una quantità significativa rispetto alle relative dosi giornaliere raccomandate dai nutrizionisti.

Le modifiche non finiscono

Secondo il calendario indicativo della squadra di Ursula von der Leyen, la prossima estate l’Ue inizierà a discutere di una modifica mirata della direttiva rifiuti. «Con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu» – ha affermato la direttrice generale Salute della Commissione europea, Sandra Gallina, intervenendo a un convegno di Assica a Bruxelles – «gli Stati membri hanno sottoscritto obiettivi di riduzione degli sprechi alimentari del 50% entro il 2030, che è un impegno davvero enorme».

 

Ginevra Larosa

Foto © Progenergy, QualEnergia, Economia circolare, Opportunità per il territorio

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