Europa e Africa, cooperare per lo sviluppo sostenibile

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Europa e Africa

Si è tenuta a Bruxelles la quinta edizione dello EU-Africa Business summit, evento che si fa portavoce di una stretta collaborazione tra i due continenti

L’Unione europea sta cercando di rinsaldare i rapporti con l’America del Sud. Fino al 19 luglio, era in corso a Bruxelles un vertice con il CELAC, Comunità di Stati latinoamericani e dei Caraibi, incontro che mancava dal 2015.

Sul piatto, 45 miliardi da investire in Sud America, per la transizione energetica, infrastrutture, ricerca e tecnologia. Un programma molto simile a quello che è stato raccontato nell’ultimo EUAfrica Business Summit, sempre a Bruxelles, lo scorso 15 giugno. A conferma che l’Ue sta diversificando i rapporti con più partner, in un contesto geopolitico che sembra imporlo sempre di più. Senza dimenticare l’aspetto geografico, la vicinanza lega Europa e Africa inevitabilmente, da sempre.

Mondo multipolare

«In un Mondo multipolare in costante evoluzione, l’impegno tra Europa e Africa diventa sempre più importante». Apre così i lavori dello EU-Africa Business Summit il direttore generale dello European Business Summit, organizzatore dell’evento, Arnaud Thysen. Europa e Africa, cooperare per lo sviluppo sostenibile La rassegna, al suo quinto anno di vita, è un’occasione di incontro tra istituzioni, imprenditoria e ricerca, per rafforzare la cooperazione tra i due continenti.

Il focus principale di quest’edizione, svolta al Cercle Gaulois di Bruxelles, è stato sulla sostenibilità e la transizione verde. Tra i punti salienti, anche il gap nella digitalizzazione, che rimane preoccupante. «Ma sono sicuro che il dibattito possa aprire la strada a risultati tangibili e creare opportunità per entrambi i continenti».

Sfide nel commercio e negli investimenti

Europa e Africa, cooperare per lo sviluppo sostenibileL’Unione europea è il principale partner commerciali per l’Africa, specialmente per quanto concerne gli investimenti e la promozione dello sviluppo economico. In questo quadro, il pacchetto Global Gateway Africa-Europa assume un ruolo centrale nella transizione sostenibile e la crescita dell’occupazione. L’impegno racchiude un potenziale importante, che può aiutare l’attrattività di investimenti nell’agricoltura, nelle infrastrutture e nelle energie rinnovabili.

Non mancano certo le criticità strutturali. «La competitività si è erosa gradualmente», sottolinea Albert Muchanga, commissario per lo Sviluppo economico dell’Unione africana. «Nel 1970, l’Africa condivideva il 6% del commercio mondiale. Ora è al 2,7%. La ragione è semplice, la continua dipendenza dalla produzione ed esportazione di materie prime. L’Africa dovrà industrializzarsi, prima o poi. E abbiamo l’opportunità di farlo nell’ambito della transizione green».

Sebbene l’Africa sia il continente meno responsabile delle emissioni globali, è quello più soggetto a siccità, desertificazione e alluvioni.

Blue economy

Accanto alla green, si sta sviluppando anche la blue economy, termine che intende l’utilizzo sostenibile degli ambienti acquatici. In Europa, il contributo alla crescita, alla competitività e all’uso efficiente delle risorse viene sempre più riconosciuto. Si tratta della strada da intraprendere anche per l’Africa, come indicato dall’Unione africana attraverso l’Agenda 2063.

L’industria marittima è stimata in 1000 miliardi annui, solo nel 2018 la blue economy ha generato 296 miliardi di entrate e 49 milioni di posti di lavoro. I Governi nazionali stanno verificando la validità delle iniziative e la necessità di priorizzare questo tipo di sviluppo sostenibile.

La storia personale si riflette sulla comunità

Europa e Africa, cooperare per lo sviluppo sostenibile«Studiando all’università ho capito che le piccole azioni che facevo da piccolo», relativamente allo smaltimento dell’immondizia, «erano tra le cause delle inondazioni a Kampala». Frank Kamugysha è ora CEO di Ecoplastile, compagnia che gestisce i rifiuti in Uganda, ma ricorda come il passato fosse diverso. Anni fa, tuttora in alcune aree in via di sviluppo, non c’erano servizi adeguati, né una cultura riguardo l’inquinamento. Gli abitanti della comunità andavano tardi la sera o presto la mattina a lasciare i rifiuti alla discarica. Quello di Kamugysha è un caso in cui una storia personale riflette quella più ampia di una società e delle sue trasformazioni.

«Ho realizzato che con l’aiuto del settore privato avremmo potuto affrontare il problema dell’inquinamento da plastica. Ci siamo impegnati con la comunità per facilitarne la raccolta», ma poi bisognava trovare un modo per aggiungere valore. «Così abbiamo pensato alla trasformazione di questa plastica in materiali da costruzione». Dopo qualche fallimento, è arrivata l’idea di tegole realizzate completamente con plastiche riciclate. «Sono infrangibili, possono durare un secolo e hanno ridotti i costi edili del 30%».

Il ruolo della piccola e media impresa nella transizione

«L’80% degli africani è impiegato nella piccola e media impresa», riporta Lyubov Pronina, giornalista di Bloomberg News. Ma solo «5 start up su 7 sopravvivono più di un anno». Oltre alle difficoltà normative, ci sono quelle di «accesso al credito e al finanziamento», ma anche strutturali. «Molte hanno natura informale, composte da famiglie e amici», serve quindi un’organizzazione più solida.

Una possibile soluzione sta nel creare «raggruppamenti di imprese», aggiunge Christophe Yvelot, rappresentante UNIDO presso le istituzioni europee, per raggiungere mercati più ampi. Pmi forti possono diventare importanti nella promozione di pratiche sostenibili e approcci rispettosi dell’ambiente.

 

Raisa Ambros

Foto © EBS, ESI Africa, OMFIF, Business Insider Africa, ARISE IIP.

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