La democrazia rappresentativa al tempo dei social

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Social

Hanno un impatto sulla formazione dell’opinione pubblica anche in campo politico oltre che commerciale, opportunità ma anche rischio

 

In Europa, dal medioevo fino a tutto 1700, il potere era nelle mani di un sovrano e, di fatto, non esistevano cittadini ma sudditi. Nel suo palazzo o nel suo castello, il sovrano, eventualmente assistito da qualche consigliere, decideva il modo di dirigere il Paese. Le sue decisioni erano divulgate nella piazza del mercato da un banditore, che le proclamava al popolo. Questa circolazione a senso unico determinava la relazione tra il potere e le masse popolari, ed è stato così dal feudalesimo fino a tutto l’assolutismo.

La nascita del giornale e del concetto di cittadino

Con il passare dei secoli, tuttavia, i sudditi si opposero a quest’approccio dall’alto al basso e iniziarono a riunirsi, prima in privato e poi pubblicamente, per discutere dei loro problemi. Lo spazio pubblico prese forma attraverso nuove istituzioni come i caffè, i teatri, e, soprattutto, attraverso una particolare storica invenzione: il giornale. Questo ha portato al declino della vecchia autorità e la scoperta di Gutenberg ha garantito la transizione dal Medioevo al Rinascimento. Gruppi sempre più grandi acquistarono autonomia e nacque il concetto di “cittadino”.

Le elezioni e la sovranità popolare

Le rivoluzioni americana e francese del 1776 e del 1789 hanno costituito il punto apicale di questo nuovo protagonismo popolare. La popolazione in rivolta si liberò dal giogo delle corone britannica e francese, e decise che non sarebbe più stato il re, ma il popolo a essere sovrano. Per lasciarlo parlare, fu concepita una procedura formale: le elezioni, un istituto giuridico che fino ad allora era servito soprattutto a designare i nuovi Papi.

L’interesse collettivo della Nazione

All’inizio, il diritto di voto era ancora estremamente limitato alla componente borghese del popolo. Il luogo dove avveniva il dibattito politico tra gli eletti venne chiamato Parlamento. Edmund Burke, il filosofo e politologo irlandese della fine del 1700, ha detto a questo proposito: “Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori con interessi divergenti e ostili, il Parlamento è l’assemblea deliberativa di una sola nazione, avente un solo interesse, quello della collettività”.

La nascita dei partiti

I partiti politici sono nati dopo il 1850. Inizialmente erano semplici aggregazioni omogenee: tra chi viveva in Città e chi in campagna, tra i ricchi che avevano i soldi e quelli che avevano la terra, tra i liberali e i cattolici, tra i federalisti e gli antifederalisti. Ma questi gruppi si sono trasformati in solide organizzazioni formali solo verso la fine del 1800. Questi embrioni di partiti inizialmente non apparivano affatto nella maggior parte delle costituzioni, ma essi si sono rapidamente evoluti per diventare i principali attori della scena politica.

Il partito socialista, per esempio, è diventato ovunque, a causa dell’industrializzazione, il principale avvocato del suffragio universale. Social L’attribuzione implicava una trasformazione strutturale del sistema: le elezioni sarebbero ormai diventate una lotta tra gruppi d’interessi divergenti all’interno della società, che cercavano di ottenere il sostegno della maggior parte possibile dell’elettorato.

Dopo la prima guerra mondiale, l’amore per la democrazia elettiva si è significativamente raffreddato. La crisi economica degli anni venti e trenta ha intaccato il sostegno della popolazione. I modelli antiparlamentari totalitari hanno guadagnato popolarità in tutta Europa. Tuttavia, dopo il conflitto mondiale del 1940-1945, la democrazia si impose nuovamente come sistema di gestione del potere.

La rinascita democratica del secondo dopoguerra

Durante gli anni del secondo dopoguerra, i partiti di massa hanno dominato la scena politica. Attraverso una rete organizzativa capillare, riuscirono ad avvicinarsi in maniera considerevole alla vita di ogni cittadino. Lo Stato era certo proprietario dei nuovi mezzi di comunicazione, ma i partiti ottenevano il diritto di parola sotto forma di mandati amministrativi, tempi di emissione e di associazioni aventi un diritto ad essere ascoltati in radio e televisione.

Neoliberismo e media commerciali

Il pensiero neoliberista, che ha trasformato radicalmente lo spazio pubblico a partire dagli anni ottanta e novanta del secolo scorso, ha messo fine a quest’equilibrio. Non era più la società civile, ma le leggi di mercato a esserne il principale artefice. Questo valeva per numerose aree della vita pubblica, in particolare i media. I giornali di partito sparirono o furono comprati da gruppi editoriali, nacquero nuovi canali commerciali, e anche le reti pubbliche iniziarono a pensare in termini di mercato. I media conobbero una vera e propria esplosione.

I dati di audience riguardanti la televisione, la radio e la stampa acquisirono un’importanza enorme: diventarono gli indici di borsa quotidiani dell’opinione pubblica. I media commerciali si rivelarono i principali produttori di consenso sociale. Quando anche i sindacati e le altre organizzazioni vicine ai cittadini cominciarono ad adottare un modello di mercato, la società civile perse terreno. I partiti, in particolare quando cominciarono a ricevere sempre più sovvenzioni pubbliche, smisero un po’ alla volta di considerarsi come organizzazioni mediatrici tra le masse popolari e il potere.

La nascita dei social media

All’inizio del nuovo millennio sorge un nuovo fenomeno: i social media. Dapprima il loro obiettivo principale è trattenerci il più a lungo possibile sul sito, per favorire i pubblicitari. Di qui deriva l’interesse che si accorda agli “amici” o ai “follower”, e la dinamica irresistibile dei “like” e delle condivisioni dei post e dei trending topics.

Oltre il commerciale anche presenza del cittadino

Tuttavia presto ci si è resi conto che i social hanno un impatto sulla formazione della opinione pubblica anche in campo politico. Mentre il cittadino degli anni 80 e 90 del secolo scorso poteva seguire alla radio, alla televisione o su internet, lo svolgimento minuto per minuto degli eventi politici, oggi può anche reagire immediatamente e mobilitare altri cittadini.

Il lavoro della personalità pubblica, soprattutto del politico eletto, ne è facilitato: egli vede immediatamente non solo se le sue proposte sono ben accolte dal cittadino, ma anche quante persone questo stesso cittadino mobilita sulla questione. Questa nuova tecnologia accorda una nuova autonomia che impatta sul sistema elettorale.

Allargamento della base democratica

Fino alla scoperta della stampa, solo qualche individuo contava in Europa: gli abati, i principi e i re che decidevano i testi che potevano essere copiati o no. La stampa ha improvvisamente permesso a migliaia di persone di acquisire questo potere. Oggi, con l’arrivo dei social media, si potrebbe dire che tutti possiedono una tipografia e il cittadino non è più lettore ma capo redattore, fatto che causa una indubbia novità piena di opportunità ma anche di rischi.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Wikipedia, Formiche.net, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

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