Bullismo, una piaga sociale che necessita di un intervento urgente

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Bullismo

L’Unione europea risulta essere uno dei Continenti con il tasso più basso e la Danimarca ne è un esempio virtuoso

 

Il bullismo è un fenomeno sempre più diffuso tra i giovani, rappresenta una delle piaghe sociali più preoccupanti del nostro tempo. Uno degli ultimi casi vede protagonista un tredicenne di Palermo, che il 13 novembre dello scorso anno si è tolto la vita. Il ragazzo, di cui non si conosce il nome per motivi di privacy, frequentava il liceo Vittorio Emanuele, e proprio dai compagni, nei giorni precedenti al tragico evento, era stato deriso per via del suo orientamento sessuale. A trovare il corpo, ormai privo di vita, sono stati i genitori, che al momento del fatto non si trovavano in casa.

La Procura dei minori ha aperto un’inchiesta e si indaga sui messaggi scambiati tra il giovane e i compagni di classe. Quest’ultimi, qualora fosse accertato il nesso tra la morte del tredicenne e le presunte persecuzioni subite, potrebbero essere condannati per istigazione al suicidio. Ciò che desta ancora più preoccupazione è che gli autori di questi episodi in crescente aumento non sono adulti, ma ragazzini. Inoltre quasi sempre gli episodi vengono poi filmati e postati in rete, per voler dimostrare la propria superiorità o forza, ma anche per intimidire o dimostrare la possibilità di rimanere impuniti, pur commettendo episodi gravissimi.

Non solo giovani

Le vittime di tali prepotenze, però, non sono più solo ragazzi ma anche adulti, nello specifico insegnanti. Esempio, l’episodio avvenuto a Lucca e finito in rete, che vede protagonista un ragazzo delle superiori, che prima, aggredisce verbalmente il professore e con tono arrogante gli chiede di mettergli sei in un compito, e successivamente, tenta di strappargli con forza dalle mani il tablet, con il registro elettronico in cui era stato inserito il suo pessimo voto, e gli intima di inginocchiarsi di fronte al suo cospetto, ripetendo più volte: «Chi è che comanda qua?».

Naturalmente, il protagonista di tale avvenimento e gli autori del video sono indagati per quanto fatto e rischiano qualche anno di galera. Non si tratta solo di semplici episodi di prepotenza o aggressività, che coinvolgono coetanei o adulti, ma di comportamenti che possono avere conseguenze devastanti sulla vita di chi ne è vittima.

Secondo gli ultimi dati raccolti dalla Onlus “Terre des Hommes”, uno studente su due è vittima di bullismo a scuola. Questo, già di per sé allarmante, diventa ancora più preoccupante considerando che non si limita all’ambito scolastico, ma si manifesta anche online, sfociando nel cosiddetto cyber bullismo. Dai dati raccolti è emerso, infatti, che fra i ragazzi vittime di bullismo “il pretesto principale per il quale vengono attaccati è l’aspetto fisico (ce lo dice il 37% dei partecipanti). Seguono, ma con ampio distacco, origine etnica 7%; orientamento sessuale 5%; condizione economica 3,5%; religione 3,3%; identità di genere 1,9%; disabilità 1,3%.”.

Mancata comunicazione

Il bullismo può assumere quindi varie forme: fisica, verbale, digitale, ma soprattutto psicologica. Le vittime vengono spesso isolate, derise, minacciate o addirittura aggredite Bullismofisicamente, subendo danni psicologici che possono perdurare per anni, se non per tutta la vita. Si può arrivare a sviluppare problemi di autostima, ansia, depressione e, in casi estremi, al suicidio. I bulli solitamente sono giovani che cercano di affermarsi a scapito degli altri, alimentando il proprio senso di superiorità attraverso comportamenti aggressivi. Tuttavia, tali episodi possono dipendere anche da problemi familiari, difficoltà di integrazione sociale o semplice imitazione di comportamenti osservati in ambito familiare o mediatico.

Sebbene molti episodi di bullismo avvengano a scuola, le vittime non ne parlano e non denunciano. Nello specifico, non vi è un dialogo né tra genitori e figli, né tra docenti e alunni. Le cause principali di questa mancata comunicazione riguardano la scarsa fiducia nell’istituzione scolastica, la scarsa conoscenza degli strumenti a disposizione per poter chiedere aiuto, la paura di ritorsioni e il senso di colpa.

Non sono, però, solo le vittime a pagare un prezzo alto: anche i bulli possono sviluppare problemi comportamentali e relazionali che possono compromettere il loro futuro. Ad esempio, in ambito lavorativo, creando conflitti con colleghi, superiori o clienti e compromettendone la carriera professionale, o relazionale, avendo difficoltà a stabilire e mantenere relazioni sane e positive con altri. Inoltre chi tende ad avere questi atteggiamenti, potrebbe essere affetto da problemi di salute mentale.

Si può contrastare

Il bullismo non è un fenomeno che riguarda solo l’Italia ma anche il resto del Mondo. Il tasso più alto è registrato negli Stati Uniti, mentre l’Unione europea è quella con il tasso più basso. Forse dato che ha riconosciuto fin da subito l’importanza di affrontare tale fenomeno come una sfida sociale e ha adottato diverse iniziative per contrastarlo. Queste iniziative includono programmi educativi per sensibilizzare i giovani sul tema e promuovere una cultura di rispetto e inclusione nelle scuole. Inoltre, l’Ue sostiene la promozione di politiche anti-bullismo a livello nazionale e locale, incoraggiando la cooperazione tra gli Stati membri per affrontare questo problema in modo efficace.

La Danimarca, che risulta essere uno dei Paesi con il più basso tasso di episodi di bullismo in Europa, ha adottato una politica che insegna fin dalla tenera età come difendersi. Nelle scuole meditazione e coccole fanno parte della routine mattutina degli alunni. La docente Maja Hindsgaul della Sluseholmen Skole di Copenaghen, intervistata dalla testata Euronews, afferma: «Sono quella con cui possono parlare se qualcosa è difficile. Parlo molto di chi sono e di cosa mi piace. Li rassicuro sul potersi abbracciare e sul valore che ha».

La lotta al bullismo è una responsabilità che coinvolge l’intera società: famiglie, scuole, istituzioni e media hanno un ruolo fondamentale da svolgere. Ogni anno l’Italia investe circa 100.000 euro per la prevenzione e fornisce agli studenti gli strumenti per riconoscerlo e contrastarlo, anche in digitale, ma soprattutto per rendere le scuole dei luoghi sicuri e accoglienti, dove ognuno si possa sentire valorizzato e protetto.

 

Maria Vittoria Rickards

Foto © Verywell Family, Our Family World, eSchoolNews, Institute for Future

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