Il significato della Pentecoste

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Pentecoste

Effusione dello Spirito Santo e nascita della Chiesa presso i cristiani, ringraziamento per il raccolto e per la Legge presso gli ebrei

Oggi la Chiesa cattolica festeggia la Pentecoste, festa liturgica che ricorda la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo.

La solennità di Pentecoste viene celebrata da tutte le Chiese cristiane, anche l’ortodossa e le protestanti. Con questa celebrazione si conclude il tempo pasquale ed è una delle ricorrenze del calendario liturgico più importanti insieme al Natale e alla Pasqua.

Il nome deriva dal termine greco antico pentecosté che significa “cinquantesimo”; infatti viene celebrata 50 giorni dopo la Resurrezione. Per questo è una festa mobile ossia non ricorre in un giorno fisso ma dipende ogni anno dalla data in cui cade la Pasqua.

Durante la celebrazione nella liturgia della Chiesa cattolica i paramenti sacri sono di colore rosso, simbolo dello Spirito Santo. Viene anche recitato il famoso inno Veni Creator Spiritus per invocare i doni e la presenza dello Spirito Santo. L’inno è attribuito all’arcivescovo di Magonza Rabano Mauro e risale al IX secolo.

Festa comune

Ebrei e cristiani pur considerando sacro l’Antico Testamento nel corso della storia si sono reciprocamente allontanati nella lettura che ne hanno fatto.

Gli ebrei di lingua greca utilizzarono il termine per riferirsi alla festa conosciuta nella Scrittura come “festa della mietitura” o “giorno delle primizie” che celebrava l’inizio del raccolto. Essa si svolgeva sette settimane dopo la Pasqua per ringraziare Dio dei frutti della terra. Successivamente assunse carattere più religioso con il ricordo del solenne dono da parte di Dio a Mosé delle Tavole della Legge che contenevano i Comandamenti, sostituendo la festività che ricordava il cinquantesimo giorno dell’uscita dall’Egitto.

Il cristianesimo riprese la festa celebrando i 50 giorni dopo la Pasqua per ricordare appunto l’invio dello Spirito Santo sugli Apostoli e Maria riuniti nel Cenacolo, il luogo dove Gesù consumò l’ultima cena.

Le due Pentecosti nel Nuovo Testamento: il testo lucano negli Atti degli apostoli

Nel Nuovo Testamento sono due le Pentecosti: quella riportata da Luca e quella raccontata da Giovanni. L’episodio raccontato da Luca negli Atti degli Apostoli ha una struttura narrativa simile a quella dell’Antico Testamento: l’Esodo narra l’alleanza di Dio che dona agli ebrei le Leggi e ne fa il suo popolo. Nella Pentecoste neotestamentaria Dio dona agli apostoli il suo Spirito e ne fa il suo nuovo popolo: la Chiesa. E mentre nell’Antico Testamento Dio si manifestò come forte vento, suono di tromba e fuoco, e infine voce così ora il Suo Spirito si presenta come suono di vento impetuoso e lingue come di fuoco.

Il testo di Luca racconta che gli apostoli e la madre di Gesù erano riuniti nella sala, nel timore dei giudei, per celebrare la Pentecoste ebraica. La casa si colmò di un suono come di vento impetuoso e apparvero lingue di fuoco che si posarono su ciascuno di loro. Tutti quindi furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue. Da quel momento non ebbero più timori, cominciarono ad annunciare il Vangelo e chiunque li ascoltava parlare, li comprendeva nella lingua madre.

Dopo l’evento della Pentecoste comincia in effetti la predicazione vera e propria degli apostoli e la nascita della Chiesa primitiva. Lo Spirito Santo ha donato loro fortezza e coraggio per essere pietosi, la scienza, la sapienza e l’intelletto per comprendere il creato e la storia della salvezza, il consiglio per prendere le decisioni giuste e il timore di Dio per ricordare la grandezza del proprio creatore.

E il testo giovanneo nel Vangelo

I Vangeli raccontano che dopo la Risurrezione, Gesù apparve ai discepoli in più occasioni, continuando a istruirli, fino alla sua Ascensione e promettendo che sarebbe stato presente fino alla fine del Mondo. Promise loro anche l’invio dello Spirito di consolazione che li avrebbe guidati alla verità tutta intera. Solo Giovanni nel suo vangelo riporta il breve racconto dell’apparizione di Gesù agli Undici, la sera di Pasqua mentre erano riuniti impauriti nel Cenacolo: il Signore alitò su di loro donandogli lo Spirito Santo.

Alcuni studiosi ritengono che si tratti dello stesso evento, ambientato in momenti diversi dai due evangelisti. Altri invece pensano che nell’episodio di Giovanni l’effusione dello Spirito Santo abbia riguardato solo gli Undici mentre l’episodio descritto da Luca si allarga a tutta la comunità cristiana.

Significato dell’evento tra storia, simbolo e teologia

Non si ha la certezza della storicità dell’evento ma alla base c’è, con tutta probabilità, un fatto reale, come un’estasi mistica collettiva che si è verificata tra i discepoli di Gesù riuniti a Gerusalemme per la festa ebraica di Pentecoste. Per quel che riguarda i dettagli dell’evento alcuni studiosi li riconducono a fenomeni di tipo naturalistico come elettrici o bufera di vento. Altri pensano si tratti di aspetti simbolici e ne mettono in rilievo il significato teologico.

Certo è che la Pentecoste era un’occasione molto importante anche dal punto di vista sociale e dal testo di Luca si può dedurre che numerosi ebrei, provenienti da tutte le parti del Mondo, in quei giorni, raggiungevano Gerusalemme per partecipare in forma solenne alla celebrazione. La predicazione in altre lingue manifesta effettivamente la presenza di questa moltitudine e soprattutto significa che il messaggio di Gesù non è rivolto solo agli ebrei ma è universale.

Qualche curiosità sull’importanza simbolica del numero 50 presso gli ebrei

Il numero 50 richiama la Torah nelle fonti ebraiche. Infatti se si Pentecosteprende all’inizio del libro della Genesi la prima tau (che sta alla fine della parola Bereshit) e si cerca la lettera successiva a 50 lettere di distanza, e quindi quella dopo ancora a 50 lettere, e così di seguito, le prime quattro lettere trovate formano la parola Torah. Procedendo allo stesso modo per il libro successivo, l’Esodo, dove la prima tau sta alla fine della parola shemoth, il risultato sarà identico. Reperti analoghi, con qualche differenza di struttura, si hanno anche negli altri tre libri del Pentateuco.

I giusti che Abramo pensa di trovare a Sodoma nella sua supplica-discussione con Dio sono 50. Nel tabernacolo ritorna con insistenza la misura di 50 braccia. I giorni che passano tra l’inizio del raccolto dell’orzo portato come offerta a Pesach ( Pasqua) e quello del raccolto del grano sono 50. Il dono della Torah sul Sinai è avvenuto dopo 50 giorni dalla liberazione dall’Egitto. L’intervallo di tempo tra un giubileo e l’altro è di 50 anni.

Il numero riferito a un intervallo temporale, assume la misura di un ciclo completo, della maturazione di un’attesa, di un compimento di periodo finito che lega due eventi, ne sancisce il legame e la realizzazione delle premesse.

 

Veronica Tulli

Foto © La Difesa del Popolo, Flickr, Jewish Community Voice

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