Dopo l’attacco nel Golan, dove sono rimasti uccisi 12 bambini, Israele si prepara alla risposta nei confronti di Hezbollah
Sembra imminente l’ennesima guerra. Questa volta a essere coinvolti potrebbero essere Israele e Libano. La causa scatenante si può attribuire alla strage di bambini a Majdal Shams. Da Tel Aviv accusano le milizie sciite di Hezbollah di aver bombardato il campo di calcio nel villaggio druso nelle Alture del Golan, territorio siriano occupato da Israele. Il Libano nega ogni responsabilità. Nel frattempo a Roma è in corso un vertice tra le intelligence di Israele, Usa, Qatar ed Egitto, nella speranza che oltre al dossier Gaza si muovano i fili per cercare di evitare questa nuova escalation.
L’attacco
Sono 12 le vittime registrate tutte tra i 10 e i 16 anni. Il villaggio è abitato da una popolazione a maggioranza drusa in territori annessi da Israele, ma in maniera illegale secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite. Questo rende i suoi abitanti estranei ai conflitti che hanno infiammato lo Stato ebraico dal 7 ottobre scorso, i drusi non rappresentano sulla carta né un obiettivo per le formazioni considerate vicine a Hamas o Hezbollah né per Israele.
Alla cerimonia funebre hanno partecipato anche alcuni esponenti del Governo di
Israele, tra cui il ministro delle Finanze, l’estremista sostenitore delle colonie illegali Bezalel Smotrich, il ministro dell’Economia, Nir Barkat, e quello dell’Ambiente, Idit Silman. La loro presenza, nonostante sostengano che l’attacco sia stato sferrato da Hezbollah, non è stata però ben accolta dalla popolazione. In molti hanno contestato i ministri e denunciato l’emarginazione a cui è sottoposta la comunità drusa. «Ci avete abbandonato per nove mesi e ora siete qui», hanno dichiarato secondo il quotidiano israeliano Times of Israel.
Ultima chance per la diplomazia
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, atterrato poche ore fa a Tel-Aviv, in anticipo rispetto alla tabella di marcia fissata per la sua trasferta negli Usa, sta partecipando alla riunione del gabinetto di sicurezza. Tel Aviv non ha dubbi: “Sappiamo esattamente da dove è stato lanciato il razzo. Abbiamo esaminato qui sul muro del campo di calcio i resti e sappiamo che si tratta di un razzo Falaq, fabbricato in Iran, con una testata da 53 chilogrammi. È un razzo di Hezbollah”. Ciò autorizza Israele a una “risposta pesante” che dovrebbe arrivare nelle prossime ore e che preoccupa gli osservatori internazionali. Intanto, una serie di raid in Libano sono già stati effettuati dalle forze di sicurezza di Netanyahu.
«Chiunque lanci un simile razzo in un’area urbana vuole uccidere civili, vuole uccidere bambini», ha affermato il capo di Stato maggiore Herzi Halevi secondo cui l’Idf sta aumentando la sua prontezza per «la prossima fase dei combattimenti nel nord. Sappiamo come attaccare anche molto lontano».
«Ultima chance per la diplomazia, se si vuole evitare una guerra globale Hezbollah deve attuare la risoluzione 1701 dell’Onu che impone al gruppo di ritirarsi oltre il fiume Litani, a 30 chilometri dal confine tra Israele e Libano», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein, denunciando che «il razzo che ha ucciso i nostri ragazzi era un razzo iraniano ed Hezbollah è l’unica organizzazione terroristica che ce l’ha nei suoi arsenali».
Difesa
Hezbollah negano ogni coinvolgimento.
Il ministro degli Esteri libanese (indipendente) Abdullah Bu Habib ipotizza che l’uccisione dei bambini possa essere il frutto di un errore israeliano, di Hezbollah o di «un’altra organizzazione» ed esclude «l’ipotesi che Hezbollah abbia condotto l’attacco perché, dall’inizio del conflitto nel sud, non ha attaccato luoghi civili, ma solo postazioni militari». Motivo per cui ha chiesto un’indagine internazionale o la convocazione del Comitato tripartito di Unifil per chiarire quanto accaduto.
Reazioni internazionali
L’Alto rappresentante dell’Unione europea, Josep Borrell, in un post su X ha condannato l’accaduto. “Immagini scioccanti dal campo da calcio nella Città drusa di Majdal Shams. Condanno fermamente questo bagno di sangue. Abbiamo bisogno di un’indagine internazionale indipendente su questo inaccettabile episodio. Esortiamo tutte le parti a esercitare la massima moderazione ed evitare un’ulteriore escalation”.
Anche il portavoce del ministero iraniano degli Esteri, Nasser Kanani, ha messo in guardia sulle conseguenze di «qualsiasi nuovo avventurismo di Israele in Libano, con il pretesto di
rappresaglia per gli attacchi missilistici sulle alture del Golan. Dopo mesi di uccisioni di massa a Gaza, il regime dell’apartheid di Israele sta creando uno scenario falso incolpando Hezbollah per l’attacco per deviare l’attenzione del Mondo sui suoi vasti crimini in Palestina», ha dichiarato, citato dalla tv di Stato. «Qualsiasi mossa ignorante del regime sionista espanderà l’instabilità, l’insicurezza e la guerra all’intera Regione e, pertanto, il regime sarà sicuramente responsabile di qualsiasi reazione imprevista e conseguenza di qualsiasi comportamento stupido. Il regime non ha la minima qualifica morale per commentare e giudicare l’attacco alle alture del Golan (di cui Hezbollah ha negato ogni coinvolgimento, ndr) e le affermazioni del regime non sono accettate», ha sottolineato.
L’Egitto chiede sostegno
Il Cairo ha chiesto alle “forze influenti” della comunità internazionale di “intervenire immediatamente” per evitare l’escalation. In una nota diffusa dal ministero egiziano degli Esteri avvisano di “ulteriori conseguenze disastrose” che potrebbero abbattersi sui popoli della Regione nel caso in cui la situazione si aggravi e la guerra si estenda al Libano. “La Repubblica Araba d’Egitto mette in guardia dai pericoli dell’apertura di un nuovo fronte di guerra, nel contesto dei recenti sviluppi nella Città di Majdal Shams, nel Golan siriano occupato, che potrebbero portare a una guerra regionale d’impatto globale”, si legge nel comunicato.
Nella nota si sottolinea l’importanza di “sostenere il Libano, il suo popolo e le sue istituzioni e di evitare la guerra. L’Egitto ha rinnovato il suo monito sui pericoli derivanti dal fatto che Israele continui la sua guerra contro la Striscia di Gaza, chiedendo la necessità di raggiungere un cessate il fuoco immediato e di porre fine alle sofferenze umane in Palestina il prima possibile”, conclude la nota.
La “fuga”
Secondo un rapporto citato dalla testata israeliana Yedioth Ahronoth, in Libano il gruppo Hezbollah è già “in massima allerta” e, in previsione dell’escalation israeliana, “ha già evacuato le strutture chiave“. La circostanza è confermata da Reuters, citata dalla testata, secondo cui l’organizzazione terroristica ha sgombrato le sue centrali operative nel sud e nell’est del Libano in previsione di una forte risposta militare israeliana che, tuttavia, sta tardando.
Ginevra Larosa
Foto © CBS News, Le Monde, Jewish Virtual Library












