Tunisia, la vittoria schiacciante di Saïed è irreale

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Solo due altri candidati e un’affluenza alle urne che denota un’opposizione chiara da parte dei cittadini

Vittoria schiacciante e scontata (dato che era praticamente solo a correre per queste elezioni) quella di Kaïs Saïed alle presidenziali in Tunisia. La percentuale di astensione è stata altissima (oltre il 70%) e, non c’erano osservatori elettorali dell’Unione europea a verificare la regolarità dei risultati.

I risultati ufficiali saranno annunciati dall’Istanza superiore indipendente per le elezioni (Isie) nella serata di oggi (07/10), ma al momento Saïed ha conquistato l’89% dei voti. L’affluenza alle urne però è stata molto bassa. Appena il 27,7% degli aventi diritto ha espresso la sua preferenza politica. Un crollo ulteriore rispetto al 45 per cento registrato al primo turno di cinque anni fa. Il presidente in carica ha, se così si può dire, schiacciato i suoi rivali: il liberale Ayachi Zammel, 47 anni, che ha ottenuto solo il 6,9% dei voti e il deputato della sinistra panaraba Zouhair Maghzaoui, 59 anni, che si è fermato al 3,9.

La battaglia contro i due contendenti era stata vinta già in precedenza. Zammel, imprenditore agricolo, era in prigione dai primi di settembre accusato di influenze irregolari sul voto e condannato a 14 anni di reclusione, mentre Maghzaoui era reputato un candidato “fantoccio” perché appoggiava Saïed.

Un solo gruppo di sostenitori del presidente (circa 400) è uscito in strada per festeggiare la sua vittoria. “Il popolo vuole di nuovo Kaïs” lo slogan scandito davanti al teatro municipale nel centro di Tunisi.

Assenze inammissibili

Dato ancora più inquietante, la quasi mancanza di osservatori internazionali. Per la prima volta dal 2011 agli osservatori dell’Unione europea non era permesso di seguire il voto. Solo in alcuni seggi erano autorizzati i rappresentanti della commissione elettorale russa, dell’Organizzazione per la cooperazione islamica e di alcune organizzazioni accreditate dalle autorità. Tra queste l’Associazione tunisina per l’integrità e la democrazia delle elezioni ha dichiarato alla stampa locale “di aver constatato un certo numero di irregolarità e appropriazioni indebite di vario grado”, in particolare “orientamenti verso gli elettori o tentativi da parte dei cittadini di influenzarli”.

Un Governo solitario

Kaïs Saïed, professore di diritto costituzionale, fu eletto per la prima volta nel 2019 in un momento particolarmente complicato per la Tunisia. Il Paese, unica democrazia uscita dalle proteste della Primavera araba, si trovava in una gravissima crisi economica, che aveva indebolito la popolarità del Governo democratico e delle Istituzioni. Saïed, nonostante non avesse l’appoggio di nessun partito politico, si presentò all’opinione pubblica come un leader nuovo, onesto, non compromesso, in grado di combattere la corruzione e di risolvere i problemi della Nazione. Ma dopo un anno e mezzo di presidenza cominciò a smantellare le istituzioni democratiche della Tunisia. Il 25 luglio del 2021 rimosse il primo ministro e bloccò i lavori del Parlamento, assumendosi gli incarichi di Governo e cominciando di fatto a governare da solo, per decreto, con azioni che i suoi oppositori definirono un «colpo di Stato».

Successivamente limitò l’autonomia del potere giudiziario, sciolse il Consiglio superiore della magistratura, firmò provvedimenti di emergenza che gli permettevano di governare per decreto, fece approvare una nuova Costituzione meno democratica di quella uscita dalla TunisiaPrimavera araba, riformò a proprio vantaggio gli enti elettorali del Paese. In seguito ha iniziato la sua battaglia per vie “legali” contro avversari politici, giornalisti, sindacalisti e avvocati, con una politica di censure e arresti. A rimetterci è stato soprattutto il partito islamico di stampo conservatore Ennahdha, arrivato al potere nel decennio successivo alla Primavera araba e al rovesciamento del dittatore Ben Ali. Secondo Human Rights Watch, “più di 170 persone sono attualmente detenute per motivi politici o per aver esercitato i loro diritti fondamentali“.

Immigrazione

Subito dopo l’annuncio della vittoria Saïed ha dichiarato di voler «continuare la rivoluzione del 2011» e costruire «un Paese ripulito dalla corruzione e dalla cospirazione». Ha ribadito poi la sua idea secondo cui: «la Tunisia rimarrà libera e indipendente e non accetterà mai interferenze straniere». Ciò non ha impedito al Governo italiano guidato da Giorgia Meloni di stipulare con Saïed importanti accordi di collaborazione, volti in particolare a bloccare i migranti alle frontiere per impedire loro di intraprendere la via del mare diretta a Lampedusa e in generale verso le coste italiane. Un accordo denunciato da Ong e difensori dei diritti umani, che hanno testimoniato i trattamenti degradanti subiti dalle persone bloccate alle frontiere e in vari casi trascinati nel deserto o consegnati alle autorità libiche.

 

Ginevra Larosa

Foto © The Peninsula Qatar, Facebook, Le Monde

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