Un allestimento sobrio e lineare quello all’Albertina Museum, che permette di apprezzare ogni singola opera nella sua luminosità
Marc Chagall, uno dei maggiori maestri del Primo Novecento, viene omaggiato a Vienna e precisamente all’Albertina Museum, con una rassegna di oltre 100 opere. Ebreo di origine e profondamente religioso, nonostante le guerre e le ingiustizie, ha sempre creduto e avuto fiducia nel Mondo, in quanto il bene potesse prevalere sul male.
Sono 105 le opere esposte che ripercorrono tutte le fasi della sua ricca carriera artistica nella Capitale austriaca.
Lontano da qualsiasi etichetta stilistica Chagall (1887 -1985) è stato un delicato cantore dell’umanità, in un equilibrio fra la cultura ebraica russa, la letteratura e le
avanguardie artistiche del primo Novecento. Giunto a Parigi si ispirò al Cubismo, all’Espressionismo e all’Astrattismo, ma mantenne sempre una sua indipendenza espressiva e una personale riconoscibilità. «Sono un pittore inconsciamente cosciente», ripeteva paradossalmente Chagall e con questo spirito riusciva a tradurre sulle tele la bellezza spirituale dell’umanità, pur dovendo attraversare la Rivoluzione bolscevica, le persecuzioni contro gli ebrei, la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda. Tematiche che ritroviamo nel drammatico “Guerra” (1964-68), una tela di grande dimensione sullo stile di “Guernica” di Picasso. Una rappresentazione di una scena comune alle guerre di tutte le epoche.
Tra Parigi e Berlino
Il segno pittorico di Chagall sembra contraddittorio e contrario alla logica familiare: gli unici aspetti costanti sono il ricordo dell’infanzia. Proprio questa è la chiave artistica di Chagall, che immortala una metafora dell’umanità al massimo della serenità e dell’amore per la vita stessa; un mistero di armonia come potrebbe essere il Mondo reale, se solo l’umanità si dimostrasse civile.
Negli anni Dieci Parigi era la Capitale mondiale dell’Arte. Chagall vi approdò e si accasò a la Ruche, un rifugio per artisti e vagabondi. Lì incontrò Leger, Modigliani e Santine. Nelle serate parigine conobbe anche il poeta Apollinare che favorì la conoscenza dei loro scritti, infondendo nelle opere di Chagall un’atmosfera poetica. E proprio a Parigi Chagall fece la prima grande esposizione al di fuori dalla Russia, quando l’editore della rivista Der Sturm e gallerista berlinese, si recò in Francia per selezionare artisti da invitare al primo Salone d’autore tedesco, insieme ai futuristi, agli astrattisti cubisti. Insieme a questi anche lui con alcuni dipinti come “Alla Russia”, “Alla Fidanzata” e “A Cristo”.
La mostra di Vienna
Un allestimento sobrio e lineare quello all’Albertina Museum, che permette di apprezzare ogni singola opera nella sua luminosità. Chagall non si lascia distrarre dalla
violenza della guerra, dalla morte di Dio. Per l’artista il patto Uomo e Dio si rafforza nei secoli, in un rapporto quotidiano fra Terra e cielo, fatto di silenzio, umiltà, gioie e timori. Con ironia fissa sulla Terra i caratteri umani che compongono il “Gran teatro del Mondo”. I suoi personaggi sono profeti, re, pastori e semplici contadini nei quali è riconoscibile lo spirito della tradizione ebraica. Personaggi immersi in un paesaggio di fiori, case, animali, chiese dell’amata Russia.
Il percorso espositivo vuole comprendere l’evoluzione formale e prospettica di Chagall per rendere le sue figure più grandi o più piccole in base al loro significato. Nelle sue ultime opere sacrifica completamente la forma e la prospettiva alla purezza del colore, creando paesaggi che rimangono per magia lontani dall’aggressività della modernità. Una umanità grigia e sofferente diviene sintesi del caos e dannazione dei nascenti paesaggi industriali.
Paolo Montanari
Foto © Albertina, Imago Art Gallery













