La nuova presidenza Trump e il ruolo di Musk aprono una fase di grandi sfide per gli Stati Uniti e il Mondo
Le elezioni americane si sono concluse con la netta vittoria di Donald Trump. Il Tycoon, ora presidente eletto, susciterà certamente discussioni nei suoi quattro anni di mandato, su questo non ci sono dubbi. Una delle sue prime mosse è stata la nomina di Elon Musk a capo del “Department of Government Efficiency” (Dipartimento per l’Efficienza Governativa), con l’obiettivo di eliminare normative eccessive, ridurre spese inutili e ristrutturare le agenzie federali.
Anche Elon Musk, al pari di Trump, è una figura divisiva. Tanto che è già partita una campagna social che invita gli utenti a disconnettersi dalla piattaforma X (ex Twitter). A livello nazionale e internazionale, non mancheranno cambiamenti che alimenteranno il dibattito pubblico. Proprio su questo tema, ho trovato interessante un articolo di Walter Veltroni, pubblicato sul Corriere della Sera il 12 novembre 2024, in cui si esprime un giudizio netto sulla sinistra americana e, indirettamente, sui partiti moderati europei. Secondo l’ex vicepresidente del Consiglio ed ex sindaco di Roma, il Partito Democratico americano ha perso contatto con le esigenze concrete della popolazione, sacrificando la sostanza sull’altare della forma e della cultura woke.
Di cosa si tratta
La cultura woke, in sé, non è sbagliata: rappresenta una consapevolezza critica su questioni sociali come discriminazione, ingiustizia razziale, sessismo, omofobia,
transfobia e altre forme di oppressione. Il termine, originario dello slang afroamericano, significa “essere svegli” o “consapevoli” rispetto alle dinamiche di potere e alle disuguaglianze sistemiche nella società. Nato negli anni ’60 nell’ambito dei movimenti per i diritti civili, la cultura woke, ha ripreso slancio con il movimento Black Lives Matter, includendo questioni di giustizia sociale come parità di genere, diritti LGBTQ+, inclusività culturale e giustizia climatica. Negli ultimi anni, però, si è evoluta in un movimento globale, promuovendo equità, diversità e inclusione.
Veltroni critica l’uso della cultura woke da parte della sinistra americana come strumento di polarizzazione ideologica, investendo energie su questioni culturali e simboliche a scapito di problemi economici, lavorativi e sociali che toccano milioni di cittadini. Secondo lui, questo approccio ha trasformato la sinistra in un movimento percepito come più attento ai linguaggi e alle polemiche identitarie che ai problemi concreti della quotidianità. L’articolo diventa particolarmente interessante quando richiama la figura di Franklin Delano Roosevelt. Durante la crisi del ’29, Roosevelt non si limitò a gesti simbolici – evocativamente definiti “flash mob in casa” – ma lanciò il New Deal, un ambizioso piano di riforme economiche e sociali.
Un cambiamento epocale
Il New Deal, articolato in tre direttrici principali, puntava a fornire sollievo immediato ai più colpiti, rilanciare l’economia attraverso la creazione di posti di lavoro e riformare il sistema economico per prevenire future crisi. Roosevelt introdusse misure d’emergenza
come progetti infrastrutturali, riforme per sostenere gli agricoltori e regolamentazioni industriali. In seguito, si concentrò su riforme a lungo termine, tra cui la previdenza sociale e il rafforzamento dei diritti sindacali. Queste iniziative non solo alleviarono le difficoltà di milioni di americani, ma modernizzarono l’economia, ridefinendo il ruolo del Governo federale. Il New Deal segnò un cambiamento epocale, ponendo le basi per uno stato sociale più strutturato e trasformando gli Stati Uniti in una Nazione più regolamentata e attenta ai bisogni dei cittadini. Questo successo permise a Roosevelt di essere eletto per quattro mandati consecutivi.
L’analisi di Veltroni offre una riflessione su cosa significhi fare politica in un’epoca di profonde trasformazioni e sfide globali. Per tornare protagonista, la sinistra americana deve ritrovare il coraggio di affrontare i problemi alla radice, senza distrarsi con battaglie simboliche, per quanto importanti. Lo stesso discorso vale anche per la destra moderata e liberale.
Attuale anche oggi
La lezione di Roosevelt è più attuale che mai: la politica deve offrire risposte concrete, non limitarsi a slogan o gesti simbolici. In un contesto globale segnato da crisi economiche, disuguaglianze e cambiamenti climatici, l’azione politica pragmatica e inclusiva può rappresentare l’unica via per costruire un futuro migliore. La nuova presidenza Trump e il ruolo di Musk aprono una fase di grandi sfide per gli Stati Uniti e il Mondo. Allo stesso tempo, il dibattito sulla sinistra americana offre spunti di riflessione anche per i partiti moderati europei, chiamati a ritrovare la connessione con le esigenze reali dei cittadini. Come dimostrato dal New Deal, il cambiamento reale è possibile quando la politica è al servizio delle persone e delle loro speranze per il futuro.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © College of LSA, Stardust, Storica National Geographic













