Allarme Unesco sulle carenze dell’istruzione nel Mondo: 258 milioni di bambini e adolescenti non frequentano la scuola e 763 milioni di individui sono ancora analfabeti
I dati pubblicati nell’ultimo Rapporto dell’Unesco in occasione della Giornata internazionale dell’educazione, che si celebra oggi 24 gennaio, sono preoccupanti. L’istruzione offre ai bambini un’opportunità per uscire dalla povertà e un percorso verso un futuro migliore. Ma oltre 250 milioni di bambini e adolescenti in tutto il Mondo sono fuori dalla scuola. 763 milioni non sanno leggere e fare calcoli di base e meno del 40% delle ragazze nell’Africa subsahariana completa la scuola secondaria inferiore e circa quattro milioni di giovani rifugiati non hanno accesso agli studi. È evidente che il loro diritto all’istruzione viene violato e questo è inaccettabile. Senza un’istruzione di qualità, equa e inclusiva e senza opportunità durature per tutti, i Paesi non riusciranno a raggiungere l’uguaglianza di genere e a spezzare il ciclo di povertà che sta lasciando indietro milioni di bambini, giovani e adulti.
Diritto umano
L’istruzione è un bene pubblico e una responsabilità pubblica. Il diritto all’istruzione è sancito dall’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei diritti umani. La dichiarazione richiede un’istruzione elementare gratuita e obbligatoria. La Convenzione sui diritti dell’infanzia, adottata nel 1989, va oltre e stabilisce che i Governi devono rendere l’istruzione superiore accessibile a tutti.
Sono principi universali che vengono richiamati dall’Agenda 2030 adottata nel 2015 per lo sviluppo sostenibile nella quale la comunità internazionale ha riconosciuto che
l’istruzione è essenziale per il raggiungimento di tutti i suoi 17 obiettivi. Nelson Mandela, premio Nobel per la Pace e grande promotore dei diritti fondamentali, ci ricorda che: «L’educazione è l’arma più potente che può cambiare il Mondo». E le nuove sfide che oggi l’umanità deve affrontare impongono un radicale cambiamento di paradigma. Secondo il direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay «l’istruzione deve essere ripensata per preparare le nuove generazione ad affrontare le grandi trasformazioni sociali ed economiche che abbiamo davanti, dalla rivoluzione digitale all’emergenza ambientale».
Progresso tecnologico
Una delle grandi sfide globali è quella del rapporto tra intelligenza artificiale e istruzione. Per preservare l’azione umana in un mondo di automazione occorre fornire, attraverso l’educazione, agli individui e alle comunità, gli strumenti per orientarsi, comprendere e influenzare il progresso tecnologico. Man mano che i sistemi basati su computer e intelligenza artificiale diventano più sofisticati, i confini tra facoltà umane e azioni guidate dalle macchine spesso si confondono, sollevando questioni cruciali su come preservare, ridefinire e, idealmente, elevare le capacità intellettive in un’epoca di straordinaria e spesso incontrollata accelerazione tecnologica.
Le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale stanno già emergendo come componente chiave di strumenti e applicazioni utilizzati per aiutare le persone a condurre una vita migliore rendendo più efficienti anche i servizi educativi. Ma non bisogna nascondere i
rischi e i pericoli di questa rapida evoluzione. Finora è stato possibile controllare la “macchina” ma si è giunti a un punto nel quale il controllo rischia di sfuggire di mano, tanto che queste forme di intelligenza parallela possono produrre risultati ed effetti che saranno al di fuori della portata dell’intelletto umano. Non si può in nessun modo permettere di correre il rischio di dipendere da un’intelligenza più veloce, più efficiente più vasta, ma senza anima, senza cuore, senza etica. In caso contrario si avvererebbe la profezia di Albert Einstein: «Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il Mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti».
L’intercultura
Una solida ed efficace istruzione è allora indispensabile affinché la specie, seppur condizionata dal digitale, resti essenzialmente umana, collaborativa e solidale. In questa prospettiva è quindi necessaria una diversa impostazione del processo di formazione dei giovani in tutti i Paesi, una via d’uscita dai vecchi schemi che, tenendo conto della inderogabile urgenza di educare alla legalità e all’etica, valorizzi i diritti e doveri fondamentali dell’uomo inteso contemporaneamente quale cittadino italiano, europeo e del Mondo e quindi lo prepari al rispetto delle altre culture, alla collaborazione, alla solidarietà, alla fraternità.
Deve essere un percorso educativo da realizzare a tutti i livelli ma in particolare durante le scuole dell’obbligo, tenuto anche conto che, oggi, in Europa la maggior parte delle classi sono formate da giovani di diverse etnie e culture. Di fondamentale aiuto in questa necessità di evoluzione socio-culturale è la crescita e l’affermarsi a livello nazionale e internazionale della pedagogia interculturale e della conseguente educazione interculturale.
Risposte adeguate
Al loro sviluppo e diffusione stanno collaborando università e associazioni di tutti i continenti. Particolarmente attiva è la IAIE (International Association for Intercultural Education) e, in Italia, l’Università di Verona. La Pedagogia interculturale con i suoi percorsi formativi è considerata la risposta migliore alla globalizzazione, alla complessità, al pluralismo, alla società multietnica, multiculturale ed è indispensabile per riconoscere e affrontare le odierne sfide, i rischi e le opportunità. Essa infatti mette in condizione i docenti di tutte le materie di sviluppare un approccio educativo aperto al riconoscimento dei valori appartenenti alle diverse culture, alla comprensione delle differenze, aiutando i giovani a superare i confini del proprio individualismo e del proprio gruppo di appartenenza per riconoscersi membri di una comunità più vasta, cosmopolita, che collega tutti nella solidarietà al di là delle diverse etnie, delle culture, delle fedi religiose o delle concezioni politiche.
L’educazione interculturale insomma favorisce il superamento dell’educazione monoculturale, del “pensiero chiuso” che rifiuta i confronti e le alternative, del pensiero
che si nutre anche di visioni estremiste, fondamentaliste politiche e/o religiose. Va oltre il concetto di multiculturalità che pur favorendo la conoscenza delle altre culture non prevede interazioni con le stesse. Infatti l’intercultura promuove la formazione di una “personalità aperta” in grado di comprendere e di saper convivere e interagire con le altre culture. Deve quindi essere valorizzata e utilizzata quale elemento essenziale del processo educativo. Il cittadino sarà così in grado di interpretare meglio le necessità di questa società che sta crescendo vorticosamente e di predisporre adeguate risposte nel rispetto delle varie peculiarità culturali e dei diritti fondamentali dell’uomo e dei popoli.
Orazio Parisotto
Foto © NewSicilia, Unesco













