Helga de Alvear, una vita all’insegna dell’arte

0
683
Helga de Alvear

La gallerista tedesca, ma che ha vissuto la sua vita in Spagna, ha lasciato in eredità il Museo di Calceres

Il mecenatismo nella storia dell’arte si è sviluppato nei secoli, fin dal Cinquecento. Ed è singolare che anche ai nostri tempi, vi siano collezionisti e mecenati che vivono e donano le loro opere d’arte a musei e fondazioni, evidenziando il forte legame artistico e culturale con il territorio. Esempi italiani con le opere di Alberto Burri al museo di Città di Castello, al nuovo museo con le opere dello scultore Giuliano Vangi che aprirà presto a Pesaro.

In Spagna, durante la Transizione, l’arte contemporanea è stata appannaggio soprattutto di figure femminili, fra cui Helga de Alvear, recentemente scomparsa, di nazionalità tedesca ma da più di 50 anni residente a Madrid, che apparteneva proprio a questo gruppo di “grandi dame dell’arte” che hanno segnato un’epoca, fra cui Elvira Gonzalez e Maria de Corral. Un gruppo di artiste che compongono la storia di una generazione di donne che ha saputo aprire la Spagna alla creatività contemporanea internazionale, mostrando il cammino alle generazioni successive. Helga de Alvear ha lasciato una importante eredità: il Museo di Caceres, che custodisce la sua collezione privata, tra le più importanti d’Europa.

Una vita all’insegna dell’arte

Di famiglia tedesca molto benestante, negli anni Cinquanta soggiorna in Spagna per imparare la lingua. Il suo castigliano sarà caratterizzato da un marcato accento germanico. Nel 1958 a Madrid Helga conosce l’architetto Jaime de Alvear, che sposa e con cui avrà tre figlie. Inizia la sua grande passione per l’arte e come collezionista si avvicina agli artisti spagnoli dell’epoca e compra, nel 1967, la sua prima opera di Fernando Zobel, fondatore del Museo astratto di Cuenca. Come professionista cresce accanto a Juana Mordò gallerista ebrea con grande influenza nell’ambito culturale madrileno di quegli anni. Nel 1995 Helga apre una propria galleria, non lontano al Museo Reina Sofia. Nel frattempo la sua collezione personale, conta circa 3 mila opere per un valore di 40 milioni di euro e si arricchisce di nomi internazionali e di nuovi autori che lei stessa promuove sul mercato.

«Amo l’arte contemporanea perché spiega il mondo e noi stessi, sviluppa nuovi linguaggi che ci permettono di comprendere meglio la realtà che ci circonda, che spesso sfioriamo solo in superficie». Una riflessione di Helga che coniuga la passione per l’arte con il desiderio di democratizzare la cultura. E a questo proposito nasce la Fondazione H. de Alvear nel 2006, con l’obiettivo di promuovere la collezione privata della gallerista. Dopo lunghe ricerche si realizza il progetto a Caceres a circa 300 chilometri da Madrid, un meraviglioso centro storico medioevale già patrimonio dell’Unesco.

Vizi o virtù?

Qui, dopo la nascita del Centro D’Arti Visive nel 2010, nasce il Museo Helga de Alvear di Caceres, frutto della collaborazione fra pubblico e privato. L’edificio apre le sue porte ai visitatori nel 2021 ed è progettato dall’architetto Emilio Tunon. Sono esposte oltre 200 opere in rotazione che parlano di gusto, delle idee e delle passioni di Helga, una visionaria proiettata al futuro. Visitabile la serie originale dei “Capricci di Goya”, che Helga considerava un autentico precursore della modernità, alle installazioni di Olafur Eliasson (Echo Activity) e di Carlos Bunga (Performar la naturalezza), ma anche un Igloo di Mario Merz e uno Specchio di Michelangelo Pistoletto. Tra le opere politicamente più discusse, nel giardino c’è Azar: 46 blocchi lamiera compatta che l’artista spagnolo F. S. Castillo ha creato usando i resti dello yacht del dittatore Franco.

Un binomio esistenziale, essere visionaria e avere il vizio dell’acquisto, quello che ha Helga de Alvearcaratterizzato Helga de Alvear, collezionista anticonformista e coraggiosa, aperta a tutti gli artisti anche quelli scomodi. Giorgio Persano gallerista torinese l’ha definita: «una collezionista che comprava di tutto e sapeva scegliere molto bene. Era una persona cordiale, amichevole e con un’apertura straordinaria. Un vero pilastro di Arco: per lei ogni opera era un pensiero, uno spunto di riflessione, non un elemento decorativo. Sarà ricordata per la sua generosità con la quale ha donato tutta la sua collezione alla collettività. Uno grande esempio per tutti».

 

Paolo Montanari

Foto © Artribune, Il Giornale dell’Arte

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui