Francia e Algeria: una diplomazia frequentemente in crisi

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Francia e Algeria

Espulsioni di funzionari e accuse reciproche, segnano l’ennesimo punto di rottura nei delicati rapporti tra i due Paesi

Nonostante un apparente inizio di distensione, i rapporti tra Parigi e Algeri sono tornati a deteriorarsi. Le autorità algerine hanno dichiarato persona non grata dodici funzionari francesi del ministero dell’Interno, imponendo loro di lasciare il Paese entro 48 ore. La Francia ha risposto con una misura speculare, dando così il via a un nuovo ciclo di tensioni diplomatiche. Infatti martedì 15 aprile, Emmanuel Macron ha ordinato l’espulsione di dodici agenti algerini, considerati responsabili del deterioramento dei rapporti bilaterali. Dopo un tentativo di tregua, la crisi tra Francia e Algeria sembra quindi riaccendersi.

Il presidente francese, lo scorso 31 marzo aveva avuto un colloquio telefonico con il suo omologo algerino Abdelmadjid Tebboune per rilanciare il dialogo dopo mesi di freddezza diplomatica. In seguito, come annunciato dall’Eliseo in un comunicato ufficiale, ha deciso di richiamare per consultazioni l’ambasciatore francese ad Francia e AlgeriaAlgeri, Stéphane Romatet. Il punto di innesco di questa nuova crisi risale a domenica, in seguito all’espulsione algerina dei funzionari francesi in risposta all’arresto e alla successiva detenzione, avvenuti in Francia, di un agente consolare algerino. Una rappresaglia che ha riaperto vecchie ferite e complicato ulteriormente le relazioni. Secondo l’Eliseo, l’espulsione dei propri funzionari viola le regole fondamentali delle loro procedure giudiziarie ed è considerata ingiustificata e incomprensibile. Jean-Noël Barrot, capo della diplomazia francese, ha commentato con amarezza: «Algeri ha scelto la strada dell’escalation».

Tensioni dell’ultimo anno

Nella lunga e complessa storia che lega le due sponde del Mediterraneo, la crisi degli ultimi giorni rappresenta soltanto l’ennesimo capitolo di un anno turbolento. Anno segnato da tensioni ricorrenti e brevi parentesi di dialogo. Per comprenderne le radici, bisogna tornare all’estate del 2024, quando Emmanuel Macron ha inviato una lettera al re del Marocco, Mohammed VI, annunciando il riconoscimento da parte della Francia della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. Territorio da decenni conteso tra Rabat e Algeri, che appoggia il movimento separatista del Fronte Polisario. Mossa diplomatica che, presentata da Parigi come un nuovo orientamento strategico, è stata percepita ad Algeri come un gesto di aperta ostilità. Il malcontento si è concretizzato nel richiamo del proprio ambasciatore in Francia, preludio a un deterioramento più marcato, culminato nella visita ufficiale di Macron a Rabat alla fine di ottobre. Evento che ha sancito definitivamente la frattura tra i due Paesi.

A ciò è seguita la vicenda di Boualem Sansal. Scrittore franco-algerino, noto per le sue posizioni critiche nei confronti del regime di Algeri, che a fine marzo è stato condannato a cinque anni di carcere. L’accusa è di “aver minato l’integrità del territorio nazionale” e di aver rilasciato alcune dichiarazioni ai media dell’estrema destra francese Frontières. Ma il suo caso va ben oltre quelle interviste: Sansal è divenuto il simbolo vivente delle tensioni irrisolte tra Algeria e Francia. La sua vicenda riflette anche il peso dei giochi politici interni che continuano a influenzare le relazioni diplomatiche. A oltre sessant’anni dall’indipendenza, attaccare l’ex potenza coloniale resta ancora una leva politica efficace ad Algeri così come ogni riferimento all’Algeria continua a provocare polemiche accese in Francia.

Una risposta “totalmente appropriata”

Francia e AlgeriaLunedì sera, l’Algeria ha difeso la propria decisione, definendola “sovrana“, e attribuendo la piena responsabilità delle nuove tensioni al ministro dell’Interno francese, Bruno Retailleau. Figura di spicco della destra, ha adottato negli ultimi mesi una linea particolarmente dura nei confronti dell’Algeria, soprattutto sul fronte migratorio. Tuttavia, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha chiarito che «Retailleau non ha nulla a che vedere con questa vicenda giudiziaria», ribadendo con forza l’indipendenza della magistratura francese.

Nonostante le divergenze tra i due Paesi, Barrot ha sottolineato che l’Algeria deve «continuare a rispettare i suoi obblighi» in materia di cooperazione migratoria e sicurezza. Venerdì scorso, infatti, tre uomini, tra cui un dipendente di un consolato algerino in Francia, sono stati incriminati di sequestro di persona, arresto e detenzione arbitraria con rilascio entro sette giorni. Il tutto, secondo la procura nazionale antiterrorismo francese, in relazione a un’organizzazione terroristica. Il caso riguarda il rapimento di Amir Boukhors, noto online come Amir DZ, oppositore del regime algerino e influencer molto seguito. I tre uomini sono inoltre accusati di associazione criminale a scopo terroristico e si trovano attualmente in detenzione preventiva. Intervenendo martedì sera, dopo il comunicato dell’Eliseo, Bruno Retailleau ha definito la reazione della Francia “totalmente appropriata“. Ha poi aggiunto che è «inammissibile che la Francia diventi un terreno di gioco per i servizi segreti algerini».

Riprendere il dialogo

Nonostante questa improvvisa riaccensione delle tensioni, l’Eliseo ha ribadito che «nell’interesse stesso della Francia e dell’Algeria» è fondamentale «riprendere il dialogo». Invitando poi le autorità algerine a «dimostrare senso di responsabilità».

Francia e Algeria«Abbiamo dimostrato, senza alcuna ambiguità, la nostra capacità di rispondere con fermezza». Ha dichiarato Barrot ai microfoni di France Inter. Tuttavia, ha aggiunto, sarà comunque necessario, a tempo debito, riavviare le comunicazioni con Algeri, nell’interesse dei cittadini francesi. «Il dialogo è l’unica via per risolvere in modo duraturo le tensioni. Chi afferma il contrario si comporta da irresponsabile», ha insistito il ministro.

Secondo lo storico Pierre Vermeren, docente all’Università Sorbona di Parigi, questa crisi evidenzia dinamiche profonde all’interno delle istituzioni militari algerine. «Esiste una parte dell’esercito, tra generali e colonnelli, che vuole rompere i rapporti con la Francia, che non desidera la riconciliazione e cerca attivamente di sabotare ogni tentativo di normalizzazione», ha dichiarato Vermeren. Soltanto la settimana scorsa, il ministro Barrot si era recato ad Algeri con l’intento di distendere i toni e rilanciare il dialogo. I tentativi di mediazione sembrano ormai scontrarsi con una realtà sempre più complessa: la comunicazione tra Parigi e Algeri appare oggi più fragile che mai.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Le Point, RTS, Paris Match, Emergent Maghreb

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