Questa cerimonia, che ha radici antiche, nel corso degli anni ha subito delle modifiche, ma determinati simboli restano immutati
Ci sono regole precise per la celebrazione dell’intronizzazione che dà ufficialmente inizio al ministero di un Papa. Nel corso degli anni ci sono stati dei cambiamenti, ma alcuni simboli restano uguali. Ad aggiornarne il rito è stato Benedetto XVI con un decreto del 20 aprile 2005, all’indomani della sua elezione, che Papa Francesco non ha modificato. Si chiama “Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romae Episcopi” (Ordine dei riti per l’inaugurazione del ministero petrino del vescovo di Roma) e tiene conto delle riforme liturgiche successive al Concilio Vaticano II.
La principale novità consiste nel distinguere i riti e i gesti cerimoniali legati al ministero petrino, da svolgere al di fuori della Messa e non più all’interno di essa. Le altre sono:
- una scelta musicale più ampia;
- le visite alle due Basiliche papali di San Paolo fuori le Mura e di Santa Maria Maggiore che possono essere compiute quando il Pontefice riterrà più opportuno, anche a distanza di tempo dall’elezione, e nella forma che giudicherà più adatta, sia essa una messa, la celebrazione della Liturgia delle Ore o un atto liturgico particolare.
L’omaggio a Pietro
Prima della Messa il Pontefice scende, con i patriarchi delle Chiese orientali, al Sepolcro di San Pietro, sormontato dallo splendido e maestoso baldacchino di bronzo del Bernini, e vi sosta in preghiera. Poi incensa la tomba.
Questo rito, spiega l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, “sottolinea lo stretto legame del Vescovo di Roma all’apostolo Pietro e al suo martirio, radunando il popolo di Dio, in un giorno così solenne, nello stesso luogo dove egli ha confessato con il sangue la sua fede insieme a tanti altri cristiani che con lui hanno dato la stessa testimonianza”. Nel frattempo i diaconi prendono il Pallio pastorale, l’Anello del pescatore e il Libro dei Vangeli e li portano insieme in processione. Il Santo Padre risale in Basilica e si unisce alla processione verso il sagrato della piazza dove si svolge la celebrazione eucaristica.
Laudes Regiae
Durante la processione si cantano le Laudes Regiae, che sostituiscono il canto d’ingresso, con le quali si invoca l’aiuto dei Santi affinché sostengano la Chiesa e la missione del Papa. A ogni invocazione si risponde: “Tu illum adiuva”, “Sostienilo” (riferito al Pontefice) e “Tu illam adiuva”, “Sostienila” (riferito alla Chiesa). Le Laudes risalgono all’Alto Medioevo e furono intonate anche all’incoronazione di Carlo Magno.
Momenti chiave
Il Pallio
Si tratta di un paramento realizzato con lana di agnelli. Il significato di questa antichissima insegna episcopale è illustrato da varie testimonianze dei Padri. Il Pallio richiama il buon Pastore, che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita, e anche la triplice risposta alla richiesta fatta da Gesù risorto a Pietro di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle. Simeone di Tessalonica nel De sacris ordinationibus scrive che il Pallio “indica il Salvatore che incontrandoci come la pecora perduta se la carica sulle spalle, e assumendo la nostra natura umana nella Incarnazione, l’ha divinizzata, con la sua morte in croce ci ha offerto al Padre e con la risurrezione ci ha esaltato”.
Nella sua forma presente, il Pallio è una stretta fascia, tessuta in lana bianca, che si appoggia sulle spalle sopra la casula, con due lembi neri pendenti davanti e dietro, così che il paramento ricordi la lettera “Y”. È decorato con sei croci nere di seta, una su ogni capo che scende sul petto e sul dorso e quattro sull’anello che poggia sulle spalle, ed è guarnito, davanti e dietro, con tre spille (acicula) che raffigurano i tre chiodi della croce di Cristo. Il Pallio è imposto da un cardinale dell’Ordine dei Diaconi. Dopo un cardinale dell’Ordine dei Presbiteri invoca con una speciale preghiera la presenza e l’assistenza del Signore sull’Eletto. Implora da Dio la benedizione – che è il suo stesso Figlio – e il dono più grande, lo Spirito Santo, perché il Papa eserciti il suo ministero in modo corrispondente al carisma ricevuto.
L’Anello del Pescatore
Sin dal primo millennio anche l’anello è insegna propria del Vescovo. Quello che il nuovo Papa riceve ha però la valenza specifica dell’anello-sigillo che autentica radicalmente la
fede, compito affidato a Pietro di confermare i suoi fratelli. Viene detto Anello “del Pescatore” perché Pietro è l’Apostolo che, avendo avuto fede nella parola di Gesù dalla barca ha tratto a terra le reti della pesca miracolosa. Sull’Anello del Pescatore è raffigurata l’immagine di San Pietro con le chiavi e la rete. La consegna dell’Anello è fatta da un cardinale dell’Ordine dei Vescovi e si chiude invocando lo Spirito Santo perché arricchisca il nuovo Pontefice di forza e mitezza nel conservare i discepoli di Cristo nell’unità della comunione.
Rito dell’obbedienza
Dopo il rito delle consegne il Papa benedice l’assemblea con il Libro dei Vangeli, mentre si acclama in greco: “Ad multos annos!”. Poi al Pontefice prestano “obbedienza” dodici rappresentanti di tutte le categorie del popolo di Dio, provenienti da varie parti della Terra. La celebrazione prosegue con l’omelia del Papa e la professione di fede. Nella preghiera universale (cinque invocazioni, in portoghese, francese, arabo, polacco e cinese) si prega il Signore per la Chiesa, ovunque diffusa sulla Terra, per il Romano Pontefice, che inizia il suo ministero, per quanti detengono le responsabilità di Governo, per coloro che si trovano nella sofferenza e nel disagio, per la stessa assemblea.
Storia
La cerimonia di intronizzazione di Leone XVI trova origine in una storia antica quanto la Chiesa stessa, ma nel tempo ha assunto forme nuove che meglio riflettono le esigenze spirituali e pastorali del presente superando i fasti barocchi delle incoronazioni con la tiara per lasciar spazio a una liturgia più essenziale ma non meno solenne in cui ogni gesto conserva una forza simbolica capace di parlare al mondo contemporaneo.
Fino al 1964, l’elemento centrale del rito era l’imposizione della Tiara, il triregno gemmato
che rappresentava il triplice potere del Papa – padre dei re, governatore del Mondo, vicario di Cristo – ma fu Paolo VI a rinunciare pubblicamente a quel simbolo scegliendo un’impostazione più evangelica e meno regale, dando così il via a una trasformazione culminata nel rito attuale, formalizzato nel 2005 da Benedetto XVI che unisce il linguaggio antico della liturgia con la sobrietà richiesta dai tempi.
Non mancano elementi del passato, come la presa di possesso della Basilica di San Giovanni in Laterano – prevista per il 20 maggio – che ricorderà al Mondo che il Papa è prima di tutto vescovo di Roma e successore di Pietro, radicato nella sua Chiesa locale e universale al tempo stesso.
Ginevra Larosa
Foto © Today, Holyart, Osservatore romano, Adnkronos













