Graphite, il nuovo sistema di spionaggio digitale in Italia

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Graphite

I telefoni di giornalisti, soprattutto nel campo delle inchieste, e di parlamentari europei sono stati colpiti dallo spyware

Un nuovo scandalo si abbatte con forza sul giornalismo italiano ed europeo. Secondo un’indagine esclusiva pubblicata dal Guardian e confermata da organizzazioni indipendenti per la cybersicurezza come Access Now e Citizen Lab, decine di telefoni cellulari di giornalisti europei, inclusi alcuni italiani, sono stati compromessi dallo spyware di nuova generazioneGraphite“, sviluppato dalla società israeliana Paragon Solutions, ritenuta tra le più avanzate nel settore della sorveglianza digitale.

L’episodio, se sarà confermato dalle procure che stanno avviando indagini preliminari, rappresenterebbe una violazione senza precedenti della libertà di stampa, dei diritti civili e della privacy di professionisti impegnati in inchieste delicate e spesso pericolose. Tra le presunte vittime, secondo fonti riservate, figurerebbero cronisti d’inchiesta noti per il loro lavoro su criminalità organizzata, scandali finanziari, affari riservati della politica italiana ed europea e intrecci tra lobby, intelligence e poteri occulti.

Installati senza cliccare su nulla

Lo spyware in questione non è un malware comune: Graphite, come l’ormai famigerato Pegasus, è progettato per infiltrarsi nei dispositivi mobili senza che l’utente ne sia minimamente consapevole, sfruttando vulnerabilità “zero-click”, ovvero falle di sistema che permettono l’accesso anche senza che la vittima clicchi su link, apra allegati o interagisca con contenuti sospetti. Una volta installato, consente un accesso illimitato e ininterrotto a tutto il contenuto dello smartphone: messaggi, email, file, geolocalizzazione in tempo reale, foto e video archiviati, oltre alla possibilità di attivare a distanza microfono e fotocamera. Di fatto, trasforma un dispositivo personale in un vero e proprio strumento di sorveglianza totale, capace di monitorare anche incontri confidenziali o fonti anonime.

Secondo le analisi almeno sei giornalisti italiani e un parlamentare dell’opposizione sarebbero stati colpiti. Il caso, tuttavia, potrebbe avere proporzioni ben più estese. Alcuni esperti non escludono che altri telefoni, compresi quelli di avvocati, magistrati e attivisti, possano essere infettati senza che i proprietari ne siano ancora a conoscenza. A rendere ancora più inquietante la vicenda è il possibile coinvolgimento istituzionale. Secondo fonti diplomatiche europee, l’Italia avrebbe avviato contatti diretti con Paragon Solutions e potrebbe aver autorizzato l’acquisto o il collaudo dello spyware nell’ambito di operazioni legate alla sicurezza nazionale. Tuttavia, resta oscuro se tali operazioni siano avvenute nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento o attraverso procedure opache e canali non ufficiali.

Violazione dei diritti fondamentali

Il Governo italiano, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni. Esponenti delle opposizioni hanno annunciato interrogazioni parlamentari, mentre associazioni come Articolo 21, Reporter senza frontiere e l’Ordine dei giornalisti chiedono “un’azione immediata di trasparenza istituzionale, una moratoria sull’uso di software di sorveglianza contro la stampa e un’indagine parlamentare indipendente”.

Il caso italiano si inserisce in un più ampio scenario europeo. In Spagna, Ungheria, GraphiteGrecia e Francia, numerosi giornalisti, attivisti per i diritti civili e avvocati sono stati sorvegliati tramite software simili, con violazioni gravissime dei diritti fondamentali. La Commissione europea, già allertata dall’affaire Pegasus, ha espresso “profonda preoccupazione” e ha ribadito la necessità di una regolamentazione chiara e vincolante sull’uso di spyware da parte dei Paesi membri. Nel frattempo, le redazioni coinvolte stanno preparando azioni legali, denunce formali e ricorsi a livello nazionale e internazionale. Alcune testate stanno verificando se anche collaboratori esterni, fonti riservate o consulenti possano essere coinvolti indirettamente attraverso intercettazioni ambientali condotte via spyware.

Sospetto destabilizzante

In attesa che le procure italiane aprano fascicoli ufficiali, restano numerose domande senza risposta. Chi ha ordinato realmente l’uso di Graphite contro i giornalisti italiani? Con quale legittimità e per quali fini? E soprattutto: quanti altri dispositivi sono infettati, e quali dati sensibili sono carpiti o trasmessi a terzi? L’Italia, patria del diritto, della Costituzione antifascista e della libertà d’informazione, si trova oggi a confrontarsi con un sospetto destabilizzante: quello di aver tradito i propri valori democratici, autorizzando – o tollerando – strumenti di sorveglianza propri dei regimi autoritari. Se tutto ciò sarà accertato, ci troveremmo di fronte a uno degli scandali istituzionali più gravi degli ultimi anni. Uno scandalo che, ancora una volta, colpisce chi cerca la verità. E come spesso accade, il prezzo più alto lo pagheranno proprio loro: i giornalisti. Coloro che dovrebbero essere ascoltati, non spiati. Protetti, non perseguitati.

 

Michel Emi Maritato

Foto © Security Week, CyberSecurity Italia, CyberScoop

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