Tra gli intervistati emerge una crescente preoccupazione per l’intensificarsi delle tensioni militari. Al tempo stesso, molti esprimono sollievo
La guerra tra Israele e Iran preoccupa anche l’Australia dal punto di vista politico e diplomatico. Nel Paese vivono oltre 70 000 persone di origine iraniana – tra rifugiati, immigrati e australiani nati da famiglie di origini di Teheran – e domenica 15 giugno l’emittente federale ABC News ha raccolto le loro opinioni sulla crisi.
Tra gli intervistati emerge una crescente preoccupazione per l’intensificarsi delle tensioni militari. Al tempo stesso, molti esprimono sollievo, ritenendo che l’azione militare sia l’unico modo per porre fine al regime degli Ayatollah. I residenti iraniani in Australia hanno descritto come “feroce” il Governo dell’Iran e il ruolo delle Guardie della Rivoluzione islamica, manifestando sollievo per la morte di numerosi membri della Guardia e per la distruzione di alcune loro basi. Tuttavia, hanno anche espresso timori riguardo alle eventuali ritorsioni del regime, all’instabilità interna in Iran e alla situazione delle persone ancora nel Paese che si oppongono al Governo.
Diplomazia
A livello politico, i quotidiani The Guardian Australia e Sydney Morning Herald riportano che
la ministra degli Esteri, Penny Wong, intervenuta nel programma TV ABC Insider, ha dichiarato che Israele ha il diritto di difendersi, senza però pronunciarsi sul fatto che un’azione militare contro l’Iran possa costituire una violazione del diritto internazionale. Inoltre, ha aggiunto di aver parlato sia con il suo omologo iraniano sia con l’ambasciatore israeliano in Australia, invitandoli a un comportamento prudente perché, a prescindere da cosa si pensa di quanto accaduto finora, ciò che accadrà domani avrà un impatto su tutte le popolazioni della Regione.
La ministra ha sottolineato l’importanza della diplomazia e del dialogo, avvertendo che un’escalation militare potrebbe avere conseguenze diffuse. Ha osservato che la posizione dell’Australia è condivisa da numerosi Paesi, soprattutto nei confronti dell’Iran ma anche di Israele. Wong ha infine ricordato che l’Iran è considerato una minaccia, soprattutto a causa del suo programma nucleare, potenzialmente pericoloso per la stabilità globale, e ha invitato alla cautela, pensando agli australiani e alle loro famiglie residenti nei due Paesi.
Azione militare
Divergendo dalle parole della ministra, l’ambasciatore israeliano in Australia, Amir Maimon, ha criticato le richieste di maggiore diplomaticità.
Sulla pagina internet di Sky News Australia è riportato un post pubblicato sul social X dall’ambasciatore in cui definisce le parole di Penny Wong “ingenue”, sostenendo che l’Iran dichiara apertamente le sue intenzioni e si sta armando per realizzarle. Poi ha descritto il conflitto come un confronto sbilanciato fra una democrazia che difende se stessa e un regime deciso alla distruzione. A suo avviso, la diplomazia da sola non basta per fermare la violenza, vista la minaccia nucleare e le aggressioni dirette di Teheran contro Tel Aviv. Secondo l’ambasciatore in questo modo è iniziato il conflitto e Israele non può ignorare queste minacce e di conseguenza si ha il dovere di agire per proteggere il popolo israeliano.
La tensione tra Israele e Iran sta destando forti preoccupazioni anche in Australia, dove la comunità iraniana guarda con ansia alle ripercussioni interne e alla sicurezza delle proprie famiglie pur appoggiando in pieno l’intervento militare israeliano. Sul fronte diplomatico, la posizione di Penny Wong, attenta alla difesa del diritto internazionale e all’importanza del dialogo, contrasta nettamente con l’approccio diretto dell’ambasciatore di Israele Maimon, che difende l’azione militare come unico deterrente efficace. Ogni decisione che sarà presa in futuro riguardo il conflitto Israele – Iran toccherà da vicino anche la vita degli australiani legati, per nascita o affetto, a queste due Nazioni.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © The Jerusalem Post, Inside Story,













