Il Governo di Copenaghen punta su transizione energetica e semplificazione, ma non tralascia la difesa e l’allargamento ai Paesi candidati
Dopo la Polonia, la Danimarca guiderà la presidenza del Consiglio Ue dal 1° luglio al 31 dicembre 2025. Questa carica è detenuta da uno Stato membro che presiede le riunioni contribuendo a garantire la continuità dei lavori dell’Ue. La rotazione tra i vari Paesi membri è iniziata nel 1958 dopo che la Repubblica federale tedesca detenne la presidenza da settembre a dicembre.
“Un’Europa forte in un Mondo che cambia” è il motto del Governo di Copenaghen. “Un’Europa sicura, competitiva e verde” sono le priorità.
«L’Europa si trova in un momento cruciale», ha affermato la prima ministra danese Mette Frederiksen nel suo messaggio di benvenuto. «Il Mondo che ha garantito la nostra libertà e ci ha fatto prosperare non può più essere dato per scontato».
Transizione verde
Infatti uno degli assi portanti della presidenza sarà la promozione di una transizione
energetica verde che non comprometta la competitività delle imprese europee. E le priorità della Danimarca alla guida dell’Ue saranno incentrate in generale sulla semplificazione: «vogliamo un settore dell’agricoltura e pesca più competitivo e dobbiamo farlo in modo più semplice. Oggi abbiamo molte leggi che contraddicono alcuni dei nostri obiettivi politici. Dobbiamo migliorare la regolamentazione in generale e dobbiamo farlo anche nell’ottica di aumentare la competitività del settore stesso», ha affermato il ministro dell’agricoltura della Danimarca, Jacob Jensen.
Jensen ha confermato che buona parte del lavoro di semplificazione sarà orientato sulla nuova Pac. «Vediamo che gli agricoltori chiedono maggiore flessibilità e vogliono anche raggiungere gli obiettivi politici, ma questo ha anche a che fare con il quadro regolatorio che noi diamo loro, quindi anche in questo caso vediamo un potenziale di semplificazione e di migliore regolamentazione».
Obiettivi e priorità
Il programma ufficiale della Danimarca relativo alla presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea prevede che, entro il 2030 l’Ue, sia in grado di “difendersi da sola”. Quindi si propone come sostenitrice attiva del rafforzamento della capacità militare europea.
Tra gli obiettivi centrali della presidenza:
- rafforzamento dell’industria europea della difesa e l’approvazione dello European Defence Industry Programme (EDIP);
- sostegno al piano Readiness 2030 (ReArm Europe prima di essere rinominato), volto a rafforzare capacità produttive e supply chain della difesa;
- integrazione della difesa ucraina nel tessuto industriale europeo, anche attraverso il coordinamento tra la missione di assistenza militare dell’Unione europea a sostegno dell’Ucraina (EUMAM) e la Nato. Il sostegno a Kiev rimane centrale e trasversale: militare, politico, economico e civile. In continuità con gli ultimi Consigli europei, la Danimarca intende sostenere la crescita dell’industria della difesa ucraina, integrandola in quella europea, e promuovere l’uso dei proventi straordinari degli asset russi immobilizzati per finanziare la resistenza e la ricostruzione.
- uso più sistematico degli strumenti anti-minacce ibride e della cyber diplomacy toolbox (un quadro di riferimento che mira a prevenire conflitti, mitigare le minacce alla sicurezza informatica e rafforzare le relazioni internazionali).
Tra le priorità:
- piena attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo;
- rafforzamento delle frontiere esterne e dei rimpatri;
- nuove norme su Paesi terzi sicuri e regolamenti anti-smuggling;
- cooperazione rafforzata con i Paesi di origine e transito dei migranti.
La presidenza danese dedica ampio spazio alla gestione dell’immigrazione irregolare, alla lotta contro le reti criminali e alla sicurezza urbana. Questi temi rispondono anche a un’agenda politica nazionale sempre più segnata da episodi di violenza e tensione sociale, come gli attacchi registrati a Copenaghen, tra cui quello a un docente in una scuola di Nørrebro e un’aggressione in metropolitana.
Allargamento
Un’altra delle priorità è l’adesione dei Paesi. “L’ulteriore allargamento dell’Ue è una necessità geopolitica“, sostiene la presidenza danese, che ricorda come l’inclusione di
nuovi membri nell’Unione serva sia a stabilizzare il Continente europeo sia a rafforzare i Paesi candidati che rimangono “vulnerabili a influenze esterne indesiderate”. Come sempre, dato che è ormai un punto fisso per le istituzioni dell’Unione, l’annessione dei candidati sarà fondato su un processo “basato sul merito” e rafforzato attraverso l’attuazione delle riforme “in linea con i criteri di Copenaghen”, che definiscono gli standard in materia di democrazia, Stato di diritto e convergenza economica con l’Ue necessari per iniziare e proseguire il percorso di adesione.
Nello specifico cercherà di spingere in avanti i dossier dei Paesi dei Balcani occidentali, sulla base di quanto lasciato sul tavolo dai predecessori polacchi. Montenegro e Albania sono considerati quelli più vicini alla fine del processo: Podgorica ha aperto tutti i 33 capitoli negoziali e ne ha chiusi 7 in via provvisoria; Tirana ha aperto quattro gruppi di capitoli negoziali (24 su 33) in poco più di sei mesi.
Il Governo di Copenaghen
La figura della premier Mette Frederiksen, in carica dal 2019, è più che mai centrale per comprendere la traiettoria politica della Danimarca in Europa. Leader del Socialdemokratiet (Partito Socialdemocratico), governa dal 2022 con una grande coalizione centrista che include anche i Moderati dell’ex premier Lars Løkke Rasmussen e il Venstre, principale partito liberale del centro-destra danese. Questa nuova e diversa formula è nata dopo le elezioni del novembre 2022, in cui nessuna delle due tradizionali coalizioni (sinistra e destra) ha ottenuto la maggioranza. Frederiksen ha quindi formato un esecutivo definito «di centro largo», ispirato a un pragmatismo spinto e alla volontà di «riformare il Paese senza scontri ideologici».
Tuttavia, la stabilità dell’esecutivo è minacciata da tensioni latenti tra i tre partner di Governo e da un’opinione pubblica che fatica a comprendere la logica delle larghe intese. A sinistra l’Alleanza Rosso-Verde (Enhedslisten) e i Socialisti Popolari (SF) accusano Frederiksen di essersi spostata troppo a destra, soprattutto su temi come immigrazione, ordine pubblico e diritti civili. A destra, invece, i Democratici Danesi di Inger Støjberg e il Nuovo Partito Borghese criticano per la lentezza nel rafforzare la sicurezza e nel ridurre la pressione fiscale.
L’avvicinamento ai Governi di destra europei
Al centro di molte tensioni c’è Lars Løkke Rasmussen, ministro degli Esteri e leader dei Moderati. Una recente inchiesta ha rivelato che il suo partito avrebbe tentato di “comprare” il mandato parlamentare dell’ex deputato Mike Fonseca – passato al gruppo misto – offrendo in cambio fondi per una fondazione personale e un posto da consulente esterno. Lo scandalo ha minato ulteriormente la credibilità del partito e dello stesso Løkke.
Eventi come le aggressioni nelle scuole di Nørrebro e altri episodi di violenza giovanile
hanno poi spinto la premier ad adottare toni sempre più netti sulla necessità di “ripristinare l’autorità”, rafforzare la polizia e introdurre misure educative più severe. Questo posizionamento sui temi della sicurezza la avvicina a figure come Giorgia Meloni, con cui condivide una lettura pragmatica e securitaria dell’attuale fase europea. Entrambe hanno recentemente sottolineato una comunanza non solo sulla necessità di un uso estensivo dell’Articolo 5 Nato anche in scenari di attacchi ibridi, ma anche su approcci di esternalizzazione delle procedure di asilo (come il discusso modello italiano in Albania).
I compiti della presidenza
Portare avanti i lavori del Consiglio sulla normativa dell’Unione europea, garantendo la continuità dell’agenda dell’Ue, il corretto svolgimento dei processi legislativi e la cooperazione tra gli Stati membri. A tal fine, la presidenza deve agire come un mediatore leale e neutrale.
Pianificare e presiedere le sessioni del Consiglio e le riunioni dei suoi organi preparatori
La presidenza presiede le sessioni delle varie formazioni del Consiglio (ad eccezione del Consiglio “Affari esteri”) e le riunioni dei suoi organi preparatori, che comprendono comitati permanenti, come il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), e i gruppi e comitati che si occupano di temi specifici.
La presidenza assicura il regolare svolgimento dei dibattiti e la corretta applicazione del regolamento interno e dei metodi di lavoro del Consiglio. Organizza inoltre varie sessioni formali e informali a Bruxelles e nel paese che esercita la presidenza di turno.
Rappresentare il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’Ue
La presidenza rappresenta il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’Ue, in particolare con la Commissione e il Parlamento europeo. Il suo ruolo è adoperarsi per raggiungere un accordo sui fascicoli legislativi attraverso triloghi, riunioni informali di negoziazione e riunioni del comitato di conciliazione.
La presidenza lavora in stretto coordinamento con:
- il presidente del Consiglio europeo;
- l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Ginevra Larosa
Foto © bta.bg, Eurofish, Fare l’Europa, Governo













