Tra dissenso e manifestazioni, si intensificano le operazioni di arresto e deportazione degli immigrati illegali
Appena rientrato alla Casa Bianca, l’obietto di Donald Trump è stato ben chiaro: contrastare l’immigrazione, rendendo la politica antimigratoria il cuore della sua azione. Non a caso buona parte dei primi 100 decreti esecutivi che lo attendevano nello Studio Ovale riguardavano proprio tale tematica. Durante tutta la campagna elettorale, che lo ha poi condotto nuovamente al successo, tra le promesse spiccavano quelle relative alle “deportazioni di massa” per le milioni di persone che vivono illegalmente negli Usa. Ben il 55% dei suoi elettori, secondo un sondaggio del New York Times, ora pretende che dalle promesse si passi ai fatti.
Dal momento del suo insediamento, il presidente americano ha lanciato una serie di iniziative per poter mantenere la parola data. Se il suo precedessore, Joe Biden, aveva sostenuto il programma “Processes for Cubans, Haitians, Nicaraguans and Venezuelans” per consentire l’ingresso per due anni a 30.000 migranti al mese provenienti dai quattro Paesi per violazioni dei diritti umani; Trump ha scelto di seguire la strada opposta. Revocando infatti lo status legale di circa 532.000 persone. Tra le iniziative più discusse vi è la costruzione del cosiddetto “Alligator Alcatraz”, un centro di detenzione temporaneo per migranti. Situato nel mezzo delle paludi delle Everglades, è circondato da circa 200.000 alligatori, nonché zanzare e pitoni. Questi contribuiscono a creare, secondo il presidente, un luogo che non invita alla fuga e in cui si può andare e venire solo in aereo.
Sebbene i sostenitori di Trump ritengano che la struttura possa essere solo che un’opportunità, dal momento che non vi è necessità di investire grandi cifre sul perimetro, non tutti la pensano così. Tra gli oppositori non vi sono solo attivisti per i diritti civili ma anche ambientalisti e i nativi americani che vivono nella Riseva nazionale di Big Cypress.
ICE
La United States Immigration and Customs Enforcement, meglio nota come ICE, è un’agenzia federale statunitense del Dipartimento della sicurezza interna. Fondata nel 2003, è responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Focalizzandosi sulle violazioni doganali, la prevenzione del terrorismo, la corretta applicazione delle leggi sull’immigrazione nonché sulla lotta al traffico illegale di persone e merci. Si tratta di un’organizzazione complessa e controversa, soprattutto in merito alle operazioni di applicazione e rimozione che conducono alla deportazione ed espulsione degli immigrati illegali.
Non a caso, in questo ultimo anno, l’ICE è divenuta il soggetto principale delle manifestazioni di dissenso contro la politica antimigratoria e l’espulsione di massa.
Difatti il 14 giugno vi è stata un’importante mobilitazione contro le politiche dell’amministrazione statale. Migliaia di persone sono scese in piazza in oltre 2.000 città. Nonostante il dissenso, l’ICE rappresenta il fulcro della politica antimigratoria dell’amministrazione Trump. Questa ha difatti registrato ben 32.809 arresti solo nei primi 50 giorni dall’insediamento del presidente, rispetto invece ai 33.242 dell’intero anno 2024 sotto la guida di Biden. L’obiettivo è di giungere a 3.000 arresti giornalieri su scala nazionale. Tra le novità, ora gli agenti possono arrestare anche in aree prima interdette, quali scuole, ospedali e luoghi di culto. Sebbene 41% dei detenuti non abbia precedenti penali, per poter aumentare le capacità di detenzione, l’amministrazione ha aperto nuovi centri in Texas e Kentucky, nonché ha iniziato a trasferire detenuti a Gauntanamo Bay.
Violazione della Costituzione?
La California continua a essere uno Stato che crea problemi al presidente americano. Questa volta a mettergli un bastone fra le ruote è una giudice federale che ha emesso un’ordinanza che impone all’amministrazione Trump di cessare la detenzione “indiscriminata” di persone sospettate di trovarsi illegalmente negli Usa. Il provvedimento, una misura restrittiva temporanea, vieta inoltre agli agenti dell’immigrazione di negare l’accesso agli avvocati alle persone fermate. Il caso è nato da una causa intentata da tre immigrati, arrestati mentre cercavano lavoro a una fermata dell’autobus a Pasadena, e da due cittadini statunitensi, uno dei quali aveva mostrato un documento d’identità. Il Dipartimento per la sicurezza interna ha reagito all’ordinanza con un post sui social, accusando la decisione di “minare la volontà del popolo americano”.
L’ordinanza d’emergenza è stata firmata dalla giudice distrettuale Maame Frimpong, che ha definito il provvedimento una misura temporanea, in attesa dell’evoluzione del processo. Nella sua motivazione, ha parlato di una “montagna di prove”. Queste dimostrerebbero come gli agenti federali abbiano condotto vere e proprie “pattuglie itineranti”, ovvero rastrellamenti di persone senza sospetti fondati. Una prassi che, secondo la giudice, viola la Costituzione degli Stati Uniti. Frimpong ha chiarito che il Governo non può effettuare arresti basandosi unicamente su fattori come l’etnia, la lingua parlata, come lo spagnolo o l’inglese con accento straniero, o la semplice presenza in luoghi come fermate dell’autobus o autolavaggi.
Intensificazione delle operazioni
La decisione arriva mentre l’amministrazione Trump intensifica le operazioni di politica antimigratoria, soprattutto in California, storica roccaforte democratica e spesso bersaglio delle critiche del presidente. Le retate a Los Angeles hanno scatenato proteste diffuse contro le modalità di applicazione delle leggi. Giovedì, un raid dell’immigrazione in una piantagione di marijuana nella contea di Ventura ha provocato scontri e l’arresto di oltre 200 persone, tra cui 10 minori. Alcuni braccianti sono rimasti gravemente feriti. La United Farm Workers ha definito l’operazione “caotica” e ha denunciato violenze da parte degli agenti.
Organizzazioni per i diritti civili hanno accusato il Governo di attuare politiche discriminatorie e di negare tutele costituzionali fondamentali. «Indipendentemente dal colore della pelle, dalla lingua parlata o dal tipo di lavoro svolto, a tutti spettano le stesse garanzie contro arresti illegittimi», ha dichiarato Mohammad Tajsar, avvocato senior dell’ACLU Foundation of Southern California.
Il Governo, dal canto suo, sostiene di concentrarsi solo sull’arresto di criminali pericolosi. «Gli uomini e le donne coraggiosi d’America stanno rimuovendo assassini, membri delle gang MS-13, pedofili e stupratori dalle comunità del Golden State», ha infatti scritto il Dipartimento per la sicurezza interna su X, in risposta all’ordinanza della giudice.
Ottavia Scorpati
Foto © Thruthout, Quartz, Ibero Economia, Yahoo













