Bilancio Difesa Usa: emendamenti contro la Turchia su Cipro

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Emendamenti contro la Turchia

Il Congresso valuta emendamenti NDAA: stop armi ad Ankara, rapporto sull’occupazione di Cipro e revisione legami con Hamas

Una serie di emendamenti mette sotto la lente d’ingrandimento il comportamento destabilizzante della Turchia nel Mediterraneo orientale, in un momento di particolare tensione geopolitica. Gli emendamenti fanno parte dei processi per l’approvazione del Defense Budget Bill (NDAA), la legge che stabilisce il bilancio e le priorità della difesa americana.

L’amministrazione statunitense e il Congresso guardano con crescente preoccupazione al ruolo della Turchia in aree strategiche come il Mediterraneo, il Medio Oriente e i Balcani, collegando direttamente la condotta di Ankara agli interessi di sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Dopo una prima fase in cui gli emendamenti sono stati depositati dai membri della Commissione per gli Affari Armati, questa settimana tutti i deputati hanno avuto l’opportunità di presentare proposte aggiuntive. Nelle prossime settimane, queste verranno portate all’attenzione della plenaria del Congresso.

I promotori degli emendamenti

Alla guida di questa iniziativa troviamo due deputati democratici: Dan Goldman di New York e Josh Gottheimer del New Jersey. Entrambi hanno sviluppato negli ultimi anni un forte interesse per le dinamiche geopolitiche del Mediterraneo orientale, assumendo posizioni sempre più critiche nei confronti della Turchia e proponendo misure concrete per limitarne l’influenza. La loro attività legislativa è stata rafforzata dal sostegno della comunità greco-americana, che attraverso organizzazioni come l’American Hellenic Institute (AHI) e l’Hellenic American Leadership Council (HALC) ha fatto pressione affinché il Congresso prendesse sul serio i rischi legati al comportamento turco.

Queste lobby hanno giocato un ruolo centrale nel sensibilizzare i membri del Congresso sugli effetti dell’occupazione di Cipro, sulle violazioni della sovranità di Grecia e altri alleati Nato e sui legami controversi della Turchia con movimenti radicali e terroristici.

L’importanza strategica dell’NDAA

Il National Defense Authorization Act (NDAA) è la legge che ogni anno stabilisce le linee guida della difesa statunitense. Oltre ad approvare i livelli di finanziamento del Pentagono, il provvedimento regola i programmi di difesa, le operazioni internazionali, le basi militari all’estero, gli acquisti e trasferimenti di armamenti, ma anche le politiche per il personale militare e civile.

Per sua natura, il NDAA deve concentrarsi principalmente su questioni di difesa e sicurezza nazionale. Tuttavia, in passato vi è stata la prassi di inserire anche disposizioni di carattere politicodiplomatico, aggirando la rigidità formale. Quest’anno, però, secondo fonti interne al Congresso, questa prassi potrebbe essere interrotta, con una maggiore distinzione tra NDAA (difesa) e il bilancio del Dipartimento di Stato (politica estera).

Questo rende ancora più significativo il fatto che gli emendamenti su Turchia e Cipro siano stati accettati, poiché conferma che tali temi vengono ormai percepiti come questioni di sicurezza diretta per gli Usa e non solo come “semplici” problemi di politica estera.

Emendamento Goldman: i rischi dell’occupazione turca di Cipro

Il deputato Dan Goldman, in collaborazione con l’AHI, ha depositato un emendamento che obbliga il Dipartimento della Difesa a produrre, entro 180 giorni, un rapporto dettagliato sull’impatto dell’occupazione turca di Cipro sulla sicurezza internazionale.

Il documento, che dovrà essere presentato in forma non classificata (con Emendamenti contro la Turchiaeventuali allegati riservati), analizzerà i rischi per gli Stati Uniti e i loro alleati derivanti dalla prolungata occupazione turca. Oltre a valutare la presenza e le attività di organizzazioni terroristiche come Hamas, Hezbollah e le Guardie Rivoluzionarie Islamiche, il rapporto conterrà una rassegna degli attacchi terroristici avvenuti o tentati a Cipro e nelle basi britanniche, includendo anche la possibile tolleranza o complicità della Turchia. Particolare attenzione sarà data al tema dell’uso di armi americane da parte di Ankara in relazione all’occupazione.

L’emendamento arriva in un momento di rinnovata attenzione di Israele, che sta intensificando la propria attività diplomatica a Washington per evidenziare i legami preoccupanti tra la Turchia e gruppi radicali attivi nel Medio Oriente.

Emendamento Gottheimer: stop alla vendita di armi alla Turchia

Il deputato Josh Gottheimer ha invece presentato un emendamento che introduce restrizioni severe alla vendita e al trasferimento di armi americane alla Turchia. Le condizioni poste riguardano la necessità che Ankara metta fine alle violazioni della sovranità contro Grecia, Cipro e altri alleati, che rinunci a qualsiasi sostegno a organizzazioni terroristiche e che interrompa definitivamente la cooperazione militare con potenze avversarie degli Usa, come accaduto in passato con la Russia per il sistema S-400. Inoltre, il Congresso chiede garanzie che le armi americane non vengano impiegate nei territori ciprioti occupati e che il Governo turco adotti misure efficaci per prevenire o contrastare eventuali attacchi contro soldati statunitensi e le loro famiglie.

La disposizione rimarrà valida per cinque anni dall’entrata in vigore della legge, salvo che il presidente statunitense certifichi al Congresso che la Turchia ha modificato in maniera sostanziale il proprio comportamento.

Una questione geopolitica cruciale per gli Usa

Gli emendamenti rappresentano un segnale politico forte: il Congresso intende limitare l’uso delle armi americane da parte di Ankara e al tempo stesso monitorare l’influenza turca a Cipro e nei territori occupati.

Cipro si conferma quindi un punto nevralgico per la sicurezza del Mediterraneo orientale: è un hub strategico per Israele e per le operazioni Nato, controlla rotte marittime ed energetiche cruciali e ospita basi militari fondamentali per la proiezione di potenza Usa e britannica.

La crescente attenzione verso Cipro e il comportamento turco dimostra che Washington considera ormai la stabilità del Mediterraneo orientale una questione non solo regionale, ma centrale per la propria strategia di sicurezza globale.

 

George Labrinopoulos

Foto © Britannica.com, Militaryhistories.co.uk

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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