Broglio Mattei Moro e il prezzo della sovranità

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Broglio Mattei Moro

Le figure di Luigi Broglio, Enrico Mattei e Aldo Moro si sono scontrate con i limiti imposti da una geopolitica post bellica

C’è qualcosa che accomuna la vita di Luigi Broglio, Enrico Mattei e Aldo Moro. Tutti e tre sono stati perseguitati per una impostazione patriottica. Due di loro sono stati brutalmente assassinati e a un altro sono stati ridimensionati progetti di autonomia e sviluppo. Le loro esistenze sono accomunate da un destino tragico che non fu semplice fatalità, ma l’epilogo drammatico di una partita giocata su un tavolo i cui dadi erano in gran parte truccati. Il loro esempio segna il punto di rottura di un’Italia potenza sovrana e indipendente.

Amaro calice per l’Italia alla fine della guerra

Circa ottanta anni, alla fine della Seconda guerra mondiale, furono firmati i trattati di pace. L’Italia fu costretta alla revisione dei confini e alla perdita dei possedimenti coloniali. Al termine di discussioni durate circa tre mesi, tra l’estate e l’autunno del 1946, la diplomazia di 21 Nazioni riunita a Parigi stabilì i termini del nuovo assetto geopolitico internazionale, tra sanzioni finanziarie e militari imposte ai Paesi sconfitti.

La delegazione italiana composta da De Gasperi, Saragat, Corbino e Bonomi si presentò come rappresentante di una forza cobelligerante con gli alleati. Purtroppo, questo non fu sufficiente a cambiare il generale atteggiamento ostile. Rimase lo scotto da pagare per l’eredità del fascismo e le sue responsabilità nel conflitto. La famosa frase di De Gasperi “sento che tutto tranne la vostra personale cortesia è contro di me” non servì ad ammorbidire le condizioni imposte all’Italia. Gli sforzi della delegazione italiana non cancellarono l’astio che alcune Nazioni, soprattutto Francia, Regno Unito e Jugoslavia, nutrivano verso l’Italia.

Le clausole imposte all’Italia

In termini economici all’Italia vennero imposte riparazioni per un totale di 360 milioni di dollari. Sul piano militare le forze dell’Esercito, dell’Aviazione e della Marina vennero ridotte a 300 mila unità. Gli aerei non furono più di 350 unità. Fu anche imposto l’obbligo di mettere a disposizione delle Nazioni vincitrici un ingente numero di unità navali da combattimento.

Vincoli territoriali, nascosti e sovranità limitata

Inoltre, abbiamo dovuto accettare la divisione in due zone di Trieste e il passaggio dell’Istria alla Jugoslavia. Inoltre la rinuncia ai possedimenti territoriali in Albania, Libia, Eritrea e nel Dodecaneso, mantenendo soltanto l’amministrazione fiduciaria della Somalia per un decennio. In anni recenti, con la pubblicazione dei Documenti diplomatici italiani, sono emersi anche i retroscena della fase preparatoria che portò ai Trattati di Parigi. De Gasperi fu inizialmente battagliero ma via via sempre più consapevole di quanto l’Italia fosse diventata una mera pedina di scambio nella più ampia partita tra Usa e Urss.

Il vincolo nascosto fu quindi una conseguenza di natura strategica. Ci furono una serie di accordi successivi (Piano Marshall, Nato, accordi bilaterali segreti) con cui l’Italia, per uscire dall’isolamento e dalla vulnerabilità imposti, accettò di allineare la sua politica estera e di difesa a quella dei Paesi vincitori. Questo ha limitato di fatto la sua sovranità per tutti i decenni della guerra fredda.

Un “amaro calice”, come lo definì De Gasperi nell’intervento all’Assemblea costituente. Le clausole imposte costituirono il prezzo da pagare per le responsabilità italiane nel conflitto mondiale e la condizione necessaria per ottenere il riconoscimento della comunità internazionale per l’ammissione nelle democrazie occidentali.

Lo spazio e il progetto troncato

Luigi Broglio (1911-2001) considerato il padre dell’astronautica italiana, si è formato come ingegnere e ufficiale della Aereonautica militare italiana prima del conflitto. Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 partecipa alla guerra di liberazione come partigiano cattolico in un gruppo guidato da Paolo Emilio Taviani. Dopo la guerra va negli Stati Uniti presso l’Aereonautica americana (Usaf) e poi presso la Nasa a svolgere attività di ricerca con l’autorizzazione dell’Aereonautica italiana.

Tornato in Italia fonda la Scuola di ingegneria aerospaziale di cui diventa preside nel 1952. Fu ideatore e realizzatore del Progetto San Marco, il programma tutto italiano che lancia il primo satellite, il San Marco 1, dopo Usa e Urss. Il Progetto San Marco ha utilizzato la piattaforma offshore a Malindi al largo delle coste del Kenya. La piattaforma utilizzata come base di lancio fu ottenuta con il concorso dell’Eni di Enrico Mattei, anche lui, come Broglio, partigiano cattolico.

Il progetto rese l’Italia la terza Nazione al Mondo, dopo Urss e Usa, a lanciare un proprio satellite con un proprio razzo vettore. Un successo straordinario, frutto di genio e pragmatismo.

Autonomia non tollerata

Tuttavia, il contesto geopolitico iniziò a stringere la sua morsa proprio mentre Broglio toccava i primi meritati successi. La nascente European Space Research Organisation (Esro, poi Esa) non favorirono un programma spaziale nazionale così ambizioso. Per Washington, lo spazio era un teatro della guerra fredda da controllare rigidamente. Un’Italia troppo indipendente in ambito spaziale, con vettori propri e una base di lancio equatoriale, è un elemento di potenziale instabilità. La tecnologia spaziale, del resto, è tecnologia missilistica.

La fine del programma di Broglio non fu un evento improvviso, ma una lenta agonia per soffocamento. La mancanza di fondi, la pressione a “europeizzare” le attività spaziali italiane, l’integrazione forzata in programmi guidati dalla Nasa, svuotarono progressivamente il San Marco di significato. Il sogno di essere protagonista nello spazio si scontrò con la realtà di un’Italia che, nel blocco occidentale, non poteva permettersi una simile autonomia tecnologica e strategica.

Broglio non morì in un attentato, ma la sua creatura fu uccisa da un mix di disinteresse politico e pressioni internazionali, che preferivano un’Italia partner junior piuttosto che un concorrente autonomo. La sua carriera si concluse con l’amaro in bocca di un genio il cui potenziale fu deliberatamente limitato.

Il petrolio e la sfida all’oligopolio

Enrico Mattei (1906–1962) comprese prima di molti che senza il controllo delle risorse strategiche, l’Italia sarebbe rimasta una colonia economica. Alla guida dell’Eni, non si limitò a gestire l’ente pubblico. Lo trasformò ed entrò in concorrenza con il cartello delle sette sorelle, il consorzio delle major petrolifere anglo-americane che dominava il mercato globale. La sua politica non era semplicemente industriale, ma profondamente geopolitica.

Mattei ebbe un approccio rivoluzionario: offrì ai Paesi produttori (dall’Iran all’Egitto, all’Unione Sovietica) un rapporto di partnership, garantendo loro il 75% degli utili contro il 50% delle compagnie tradizionali. In cambio, l’Eni acquisiva autonomia negli approvvigionamenti. Questo approccio, definito spregiativamente dai rivali “sovversivo”, minava alle fondamenta l’ordine energetico post-bellico. Mattei non stava solo facendo affari; stava ridisegnando le alleanze dell’Italia, flirtando con il mondo arabo e persino con Mosca in piena guerra fredda, nella ricerca di uno spazio di manovra.

L’attentato di Bascapè del 27 ottobre 1962, in cui Mattei perse la vita, non fu un incidente aereo qualunque. Le successive inchieste, le pressioni per insabbiare le indagini e le rivelazioni successive hanno dipinto un quadro fosco di un omicidio politico. La sua eliminazione fisica fu la soluzione più drastica per neutralizzare una minaccia divenuta intollerabile per gli equilibri di potere. Con Mattei moriva il progetto di un’Italia potenza energetica, capace di dettare le proprie condizioni.

La mediazione nel labirinto della guerra fredda

Aldo Moro (1916-1978) ebbe la visione di un’Italia che, pur restando saldamente ancorata alla Nato, cercasse spazi di autonomia e di dialogo. In politica estera con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e all’interno con le forze politiche di sinistra. La sua “strategia dell’attenzione” verso il Partito comunista italiano (Pci), culminata nel compromesso storico, è stato il tentativo estremo di normalizzare la vita politica italiana, integrando la principale forza di opposizione in un quadro di stabilità democratica.

Proprio questa strategia lo portò al centro di una tempesta geopolitica. Per gli Stati Uniti, in piena dottrina Nixon e in un’ottica di contrapposizione bipolare, l’ingresso dei comunisti nell’area di Governo di un Paese chiave come l’Italia era una linea rossa invalicabile. Il segretario di Stato Henry Kissinger aveva ammonito pubblicamente e privatamente Moro sui pericoli di questa svolta. Il rapimento e l’uccisione per mano delle Brigate Rosse nel 1978 rappresentano l’apice drammatico di questa crisi.

La tragedia di Moro è la sintesi più cupa della limitata sovranità italiana. La sua morte non fu solo un atto di terrorismo, ma l’esito di un gioco più grande di lui. Le ombre che ancora avvolgono la vicenda suggeriscono che Moro divenne un ostacolo da rimuovere in un contesto in cui le sue mediazioni erano considerate pericolose. Fu la prova che la politica estera autonoma dell’Italia, il tentativo di navigare in modo indipendente tra i due colossi, aveva un costo proibitivo. Il suo sacrificio chiuse definitivamente la stagione delle grandi ambizioni autonomistiche, imponendo all’Italia una più rigida ortodossia atlantica.

Un sacrificio consapevole

Broglio, Mattei e Moro non furono martiri inermi, ma attori consapevoli che sfidarono i limiti imposti dalla geopolitica. E proprio per questo la loro sconfitta segna un punto di non ritorno. Dopo di loro, l’Italia imparò la lezione dell’allineamento. Il loro dramma personale si intreccia così con quello di una Nazione che, nel secondo dopoguerra, vide più volte naufragare il suo desiderio di riscatto. La loro eredità è un monito e un rimpianto: un promemoria di ciò che l’Italia avrebbe potuto essere, e di ciò che, forse, non le fu permesso di diventare.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Archivio Rcs, Tripomatic, ViviEnna.it, Affari Italiani

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