Jacques-Louis David al Louvre: l’arte come impegno civile

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Jacques-Louis David al Louvre

Una retrospettiva al Louvre riscopre il pittore francese che trasformò la storia in un linguaggio di impegno e passione civile

Se volessimo fare un paragone con un pittore impegnato in politica, dovremmo farlo fra il francese Jacques-Louis David e Renato Guttuso, due protagonisti della lotta civile nel mondo dell’arte. Ed è singolare che in Italia, patria di Mazzini, Garibaldi, Gramsci e della lotta antifascista, si parli poco della muscolare mostra che il Louvre ha organizzato per ricostruire la vicenda di Jacques-Louis David, a duecento anni esatti dalla sua scomparsa.

È vero che il grosso delle opere importanti di David è già presente al Louvre, ma i tre curatori, Sébastien Allard, Côme Fabre e Aude Gobet, hanno radunato quasi tutto ciò che era possibile portare nelle sale della Hall Napoléon.

D’altra parte, i riflettori internazionali si sono accesi in questi giorni per il furto del secolo al museo del Louvre. Ma vi sono altre ragioni che non hanno fatto accendere gli entusiasmi in Italia per la mostra dedicata a David. Infatti, nel Belpaese il grande artista francese non ha lasciato nulla ed è considerato una sorta di regista della propaganda napoleonica.

Un momento fondamentale

David è stato il pittore dell’impero, l’inventore dell’apparato iconografico di un regime che ha inferto all’Italia il trauma delle spoliazioni; eppure è un artista che incarna da solo un momento fondamentale della storia europea. La mostra, intitolata Jacques-Louis David, mira a proporre una prospettiva nuova o perlomeno diversa su quanto si è detto del pittore francese. La tesi di fondo è che le sue opere siano permeate di sentimento più di quanto l’imponente rigore delle sue tele possa suggerire. Dunque, una mostra innovativa in cui emergono le idee e la personalità di David attraverso la forza dei suoi dipinti. Fin dal pannello introduttivo, la mostra fa a meno della parola «neoclassico» per non ingabbiare David in un formalismo rigido, ripetitivo e glaciale, che tuttavia è stato e continua a essere apprezzato dalla Grandeur de la France.

La lotta all’accademismo da parte di David

La tesi sostiene che le idee di David risultino in contrasto con le convenzioni storico-artistiche, ma è innegabile che il recupero del classico operato da David non sarebbe stato possibile senza un’appassionata adesione alla severa teoria di un’arte dotata di funzioni civili e morali.

Un’arte che rifuggisse qualsiasi compiacimento e si assumesse la missione illuminista di trasferire allo spettatore un modello etico che, dopo il 1789, sarebbe diventato ideale rivoluzionario di edificazione democratica del pubblico attraverso il ricorso all’antico. Il neoclassicismo di David, dunque, incarna diverse anime.

Il percorso espositivo della mostra

La mostra su David comprende circa un centinaio di opere, suddivise in una decina di sezioni, oltre al BrutoLeonida alle Termopili e l’Incoronazione di Napoleone, già presenti nella Salle Daru del Louvre. La visita prosegue al piano superiore e accompagna i visitatori lungo tutta la carriera di Jacques-Louis David, dagli inizi a Roma fino all’esilio a Bruxelles: grandi sale con illuminazione precisa e didascalie che commentano ogni singola opera. La mostra del Louvre è la prima monografica dedicata al pittore dal 1989 e non è paragonabile alla gigantesca esposizione di 36 anni prima alla Reggia di Versailles, che indugiava maggiormente sulla fase giovanile della carriera di David.

Nell’attuale mostra, l’esordio artistico di David è presentato come difficile, cresciuto nel periodo del tramonto della monarchia e dell’eclissi della grande pittura rococò. La mostra si apre con La morte di Seneca, quasi una traduzione altrettanto teatrale del Coreso che si sacrifica per salvare Calliroe di Jean-Honoré Fragonard, non presente in mostra.

Con la successiva opera Erasistrato scopre la causa della malattia di Antioco (1774), si coglie un David più contenuto e vicino alla sua maturità. Nel San Rocco che chiede l’intercessione della Vergine per la guarigione degli appestati (1780), dipinto a Roma e prestato dal Musée des Beaux-Arts di Marsiglia, si conserva un realismo di impronta caravaggesca, mescolato a spunti poussiniani e guerciniani, come nel San Girolamo ispirato alla pittura di José de Ribera, conosciuto da David durante il soggiorno romano tra il 1775 e il 1780.

Forma e contenuto

Rientrato dall’esperienza romana, David è un pittore più maturo: nella seconda sezione della mostra si può ammirare il suo capolavoro San Rocco e riconoscere i connotati di un David teatrale e drammatico, presenti nel Belisario che chiede l’elemosina (1781) e nel commovente Dolore di Andromaca.

La sezione culmina con Il giuramento degli Orazi, dove l’artista si pone come un rinnovatore della pittura grazie a un linguaggio composto da geometrie chiare e composizioni essenziali. In David vi è una perfetta aderenza tra forma e contenuto, tra geometria e determinazione dei gesti, con esaltazioni politiche e civili.

Il giuramento degli Orazi è un’opera in cui David trascura la tradizione e comincia a inventare. David è l’artista della borghesia illuminata, favorevole agli ideali di rinnovamento che avrebbero acceso la miccia della Rivoluzione francese.

La sua ritrattistica risente di questo spirito innovatore ed è, per certi aspetti, minimalista. L’artista iniziò a interessarsi di politica attiva: nel 1789 fu alla testa del movimento degli Accademici dissidenti, che intendevano riformare le istituzioni artistiche.

Linguaggio elaborato

L’anno successivo fu a capo della Commune des Arts, e nel 1791 tra i firmatari della petizione per la deposizione del re Luigi XVI. In mostra si può ammirare il celebre dipinto La morte di Marat, dove il corpo di Marat, morto nella vasca, ricorda un Cristo nel sepolcro: un richiamo diretto all’arte italiana seicentesca e in particolare al Caravaggio.

Tra i pochi sostenitori di Robespierre nel periodo del Terrore, David tornò poi alla ritrattistica, con due splendidi ritratti di sua cognata Émilie Pécoul e del marito Pierre Sériziat, oltre a quello di Henriette de Verninac.

Successivamente riprese la pittura di storia con Le Sabine, realizzato di propria iniziativa con l’intento di tornare a un’arte mossa dalla ricerca di una bellezza ideale, capace di elevarsi ad allegoria.

Fu solo una pausa, perché David tornò a sperimentare il linguaggio elaborato durante la Rivoluzione, a metà tra classico e contemporaneo, adattandolo alla costruzione dell’iconografia di Napoleone in veste di imperatore.

Il rapporto tra David e Napoleone va letto al di là dello strumento propagandistico e va interpretato alla luce della questione della libertà dell’artista di fronte al potere e alla sua amministrazione.

La protesta del pittore

Dopo la caduta dell’Impero, David subì un nuovo e definitivo rovescio: con la Restaurazione, venne condannato all’esilio per aver votato la condanna a morte di Luigi XVI nel 1793. Rifugiatosi a Bruxelles, continuò a difendere l’idea di un’arte in cui il bello ideale si mettesse al servizio di un progetto politico. David morì a Bruxelles nel 1825.

In una delle sue ultime opere, Amore e Psiche, in prestito dal Cleveland Museum of Art, Jacques-Louis David al LouvreDavid volle dare allo spettatore un doppio avvertimento: primo, che il mondo è corroso dalla piattezza e dalla volgarità, dunque vale la pena tornare alle favole; secondo, che anche la favola è in fondo una storia di desiderio e fragilità umana, anticipando una sorta di kitsch esemplificato in mostra dal Giove e Teti di Ingres (1811). Per David, questa tela fu un vero testamento artistico, o meglio la protesta di un pittore che vedeva venir meno la dimensione politica dell’arte.

L’intento programmatico della mostra

Rispetto a quella del 1989, questa mostra vuole affrontare la questione dell’impegno dell’artista in un momento di crisi, della capacità dell’arte di agire sulla società e dei modi con cui realizzare tale azione.

L’obiettivo è quello di considerare Jacques-Louis David un artista dei nostri tempi, in un itinerario che ne mostra le contraddizioni e ne illumina la tensione costante fra politica, bellezza e libertà.

 

Paolo Montanari

Foto © Wikipedia, Sortiraparis, Finestre sull’Arte, Vivi Parigi

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