Uno scorcio sul fenomeno per avere un’idea della portata del rischio a cui sono sottoposte le popolazioni in molte aree del Pianeta
Il tifone Uwan (Fung-wong), che si è scatenato per 10 giorni e ha colpito principalmente la Repubblica delle Filippine, l’ultimo in ordine di tempo i cui danni possono essere calcolati, ha causato nella sola Provincia di Nueva Vizcaya circa 44 milioni di euro al settore agricolo e alle infrastrutture locali. In particolare, le perdite per il primo settore, secondo il governatore provinciale Jose Gambito, ammontano a circa 29 milioni di euro, sconvolgendo la vita di più di 30 mila agricoltori e pescatori.
Il conto delle vittime è stimato in 33 persone, secondo quanto scrive l’agenzia di stampa governativa PNA, a cui si devono aggiungere i più di 7 milioni e mezzo di individui che sono stati a vario titolo toccati dalla crisi. Queste cifre vengono redatte dal National Disaster Risk Reduction and Management Council, che precisa anche che il tifone ha distrutto più di 25 mila case e ne ha danneggiate più di 270 mila in 14 Regioni del Paese.
Manila ha affrontato quest’ultima tragedia mentre i filippini erano ancora alle prese con gli
effetti del precedente tifone Tino (Kalaegi), che ha lasciato una scia di devastazione molto superiore a quella del suo successore: almeno 232 i morti nel Paese, contati dallo stesso NDRRMC. Se consideriamo che lo Stato arcipelagico in questione è stato finora coinvolto in 21 cicloni tropicali dall’inizio del 2025 – il ventiduesimo dal nome Koto è ancora in corso – cominciamo a immaginare la portata del disastro, senza dimenticare tutti gli altri Paesi che hanno patito conseguenze simili nel resto del Mondo per lo stesso tipo di calamità.
Un po’ di chiarezza sul fenomeno fisico
Cos’è esattamente un ciclone tropicale? Si definisce tale un ciclone a nucleo caldo, non frontale, su scala sinottica, che si origina su acque tropicali o subtropicali, con profonda convezione organizzata e una circolazione del vento superficiale chiusa attorno a un centro ben definito. Una volta formato, un ciclone tropicale è mantenuto dall’estrazione di energia termica dall’Oceano ad alta temperatura e dall’esportazione di calore alle basse temperature dell’alta troposfera. In un linguaggio tecnico lo definiscono così il National Hurricane Center e il Central Pacific Hurricane Center, due agenzie statunitensi specializzate nel tracciamento, nell’analisi e nella previsione dei cicloni tropicali.
In termini riassuntivi parliamo di una specifica fatta di tempeste caratterizzata da un centro caldo e vorticoso di bassa pressione attorno a cui si formano delle fasce di temporali dette “linee di groppo”. La struttura composita appena descritta costituisce un sistema che è in grado di autoamplificarsi, a meno che non trovi più l’umidità necessaria fornita dalle acque calde che ne alimentano il meccanismo. Per immaginare l’imponenza del fenomeno, è utile tenere a mente che il diametro di un ciclone tropicale è solitamente di 200-500 chilometri ma può arrivare fino ai 1.000 chilometri.
Il ciclone tropicale è conosciuto nel Mondo con tanti nomi diversi: “uragano”, “tifone”, “bagyo”, “taino”, “reppu”, “Willy-willy”, “asina-t”. Lo stesso termine “ciclone” deriva dal greco “kuklos” che significa “cerchio”.
Cosa ne pensano gli studiosi dei rischi per le popolazioni
Le cifre parziali dei danni alle Filippine citate si sommano a quelle di una lunga serie di distruzioni causata solo da questo specifico evento climatico in tutto il Globo.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature nel 2023, il numero di persone colpite dai cicloni tropicali è quasi raddoppiato dal 2002, arrivando quasi a 800 milioni nel 2019.
Il ricercatore Zachary Wagner ha affermato all’organizzazione RAND Corporation che «l’aumento dell’esposizione ai cicloni è attribuito più ai cambiamenti nei modelli meteorologici dei cicloni tropicali che alla crescita della popolazione». I ricercatori dello studio citato aggiungono che «caratterizzare i modelli e le vulnerabilità delle popolazioni esposte può aiutare a identificare strategie di mitigazione e valutare l’onere globale e i rischi futuri dei cicloni tropicali».
Di avvisi simili ma di carattere più specificamente sociopolitico è un’altra ricerca, pubblicata nel 2020 su PNAS e scritta dalle studiose Elizabeth Tennant ed Elisabeth A.Gilmore, in cui si sottolinea che «l’efficacia dei Governi nazionali è associata a una minore mortalità dovuta ai cicloni tropicali, indipendentemente dal Pil pro capite, dalla salute e dall’istruzione» e che «queste sfide sono amplificate dai progressi disomogenei nell’eliminazione della povertà, della fame, delle malattie, dell’analfabetismo, del degrado ambientale e della discriminazione contro le donne», in riferimento al rapporto dell’Onu “Obiettivi di sviluppo del millennio” del 2015.
I rapporti della più eminente istituzione internazionale in materia
Infine, è utile menzionare alcuni dati forniti dalla Organizzazione meteorologica mondiale, agenzia specializzata dell’Onu. Sono attribuiti ai soli cicloni tropicali 1.945 disastri negli ultimi cinquant’anni; nello stesso periodo, essi hanno cagionato la morte di quasi 780mila persone; nell’arco temporale che va dal 1970 fino al 2020 hanno portato a perdite economiche quantificate in 1,4 trilioni di dollari statunitensi in tutto il Mondo; sempre nel periodo 1970-2020, ogni giorno i cicloni tropicali e i loro effetti collaterali hanno causato la morte di 43 persone e un danno economico di 78 milioni di dollari statunitensi.
La stessa agenzia intergovernativa rileva che i cicloni tropicali sono il secondo pericolo
che deriva dalle forze della natura più letale, dopo i terremoti, rappresentando una delle maggiori minacce per la vita e la proprietà, anche nelle prime fasi del loro sviluppo.
Il loro ciclo vitale può durare appena 24 ore, mentre altri possono durare fino a un mese.
Gli impatti socioeconomici legati ai cicloni tropicali sono in aumento in tutto il Mondo a causa dell’aumento delle infrastrutture fisiche costiere e della popolazione che vive nelle Regioni costiere. L’aumento del potere distruttivo di un ciclone tropicale sottolinea l’importanza di garantire che tutte le persone e le proprietà siano protette da sistemi di allerta precoce.
Sistemi di allerta precoce
L’organizzazione collabora con i suoi membri per coordinare le analisi, rendere disponibili i dati e condividere le conoscenze in tutto il Mondo attraverso i suoi sistemi osservazionali e previsionali. Rendere disponibili questi dati significa che un maggior numero di servizi meteorologici nazionali può effettuare previsioni accurate e tempestive, in modo che le persone possano prepararsi alle catastrofi prima che si verifichino. Inoltre, l’organizzazione è a capo dell’iniziativa “Early Warnings for All” (EW4All) per colmare il divario nei sistemi di allerta precoce, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e supportare l’attuazione globale dell’adattamento climatico.
Guido Zeviani Pallotta
Foto © NASA/NOAA GOES Project, pna.gov, Reuters, Marine Science Australia













