Ue e Usa verso alleanza sui minerali critici contro la Cina

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Ue Usa minerali critici

L’Unione europea propone agli Stati Uniti un’intesa strategica per ridurre la dipendenza dai minerali cinesi e rafforzare la sicurezza industriale

Nel tentativo di limitare il dominio della Cina nelle catene globali di approvvigionamento di minerali critici, si prevede che l’Unione europea presenti agli Stati Uniti una proposta di partenariato strategico, cercando al contempo di influenzare la disponibilità dell’amministrazione di Donald Trump a accordi internazionali in questo ambito.

Secondo persone a conoscenza delle consultazioni, citate da Bloombergl’Ue è pronta a firmare un memorandum d’intesa con gli Usa entro tre mesi, con l’obiettivo di redigere una “Roadmap per la Partnership Strategica”. Il quadro per la cooperazione in fase di sviluppo mira a identificare e sviluppare congiuntamente fonti alternative di approvvigionamento di minerali critici, essenziali per la maggior parte delle tecnologie moderne, senza dipendere dalla Cina.

Dipendenza dai minerali

Sia gli Stati Uniti che l’Unione europea sono diventati fortemente dipendenti da abbondanti e a basso costo minerali cinesi, il che offre a Pechino la possibilità di influenzare le catene di approvvigionamento occidentali. La proposta europea include, secondo le stesse fonti, numerose opzioni per ridurre questa dipendenza, tra cui progetti di investimento congiunti, meccanismi di sostegno ai prezzi e misure per proteggere i mercati dall’eccesso di offerta di minerali da Paesi terzi o dalla manipolazione del mercato.

Il memorandum propone inoltre la creazione di catene di approvvigionamento sicure e resilienti tra Ue e Usa, sottolineando la cooperazione per prevenire distorsioni che potrebbero danneggiare i produttori e i trasformatori occidentali.

Particolare importanza è attribuita anche a livello politico, poiché la parte europea insiste che la cooperazione debba basarsi sul rispetto reciproco dell’integrità territoriale. Questa osservazione arriva dopo le recenti tensioni nelle relazioni transatlantiche, quando Donald Trump aveva lasciato intendere di considerare «l’acquisto della Groenlandia», territorio appartenente alla Danimarca, uno stato membro dell’Ue.

Una priorità condivisa

L’iniziativa europea coincide con la preparazione degli Usa per ospitare decine di ministri degli esteri e alti funzionari di Paesi alleati, con l’obiettivo di raggiungere accordi che riducano la dipendenza dai minerali critici cinesi. Sforzi simili compiuti da amministrazioni statunitensi precedenti, ma senza risultati sostanziali.

La Commissione europea ha definito i colloqui «vitali per diversificare le nostre forniture lontano da qualsiasi singolo Paese», evitando di commentare i dettagli della proposta.

La questione è diventata una priorità assoluta per Washington dopo che Pechino ha imposto restrizioni alle esportazioni di terre rare lo scorso anno. Queste restrizioni, sono state temporaneamente sospese in ottobre come parte di un accordo tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, ma ora i funzionari statunitensi affermano di essere determinati a procedere più rapidamente per ottenere fonti alternative.

Le misure statunitensi e la reazione europea

In questo contesto, gli Usa stanno spingendo per l’introduzione di un meccanismo tariffario che proteggerà i minatori e raffinatori occidentali di terre rare dalle esportazioni cinesi più economiche. Allo stesso tempo, Washington aveva cercato di concludere accordi bilaterali con singoli Stati membri dell’Ue, una mossa che ha provocato una reazione della Commissione europea, che ha chiesto una posizione unita.

Alla fine, le Capitali europee hanno dato alla Commissione il mandato di negoziare un accordo globale.

Nonostante lo scetticismo di alcuni funzionari sul fatto che si possa raggiungere un accordo significativo nel breve termine, la proposta Ue dimostra che i colloqui sono in corso e che c’è margine per la convergenza.

Tra le altre cose, il memorandum prevede la possibilità di creare riserve strategiche di minerali critici, un’idea che si allinea con le priorità di Donald Trump, che lunedì ha annunciato la creazione di una riserva da 12 miliardi di dollari per proteggere le industrie statunitensi da carenze improvvise.

pilastri chiave della proposta includono, tra l’altro:

  • la cooperazione sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento

  • l’approfondimento dell’integrazione industriale ed economica attraverso progetti congiunti

  • l’esenzione dalle restrizioni reciproche all’esportazione sulle materie prime critiche

  • la cooperazione nella ricerca e innovazione lungo tutta la catena del valore

  • lo scambio di informazioni e la trasparenza del mercato

  • il coordinamento delle restrizioni all’esportazione applicate ai Paesi terzi.

Italia seconda manifattura d’Europa

Ue Usa minerali criticiIl vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà a Washington per partecipare oggi, 4 febbraio 2026, alla riunione ministeriale sui minerali critici convocata dal segretario di Stato Usa Marco Rubio, che aprirà i lavori insieme al vice presidente Usa J.D. Vance. L’evento fornirà anche l’occasione per un nuovo scambio di vedute tra il titolare della Farnesina e il segretario di Stato sui principali dossier internazionali.

Il summit vedrà la partecipazione dei principali diplomatici di Regno Unito, Unione europea, Africa, Nuova Zelanda, Australia, Giappone, India e molti altri.

Tajani interverrà nella prima sessione e prenderà parte ai lavori per rappresentare la posizione dell’Italia che, come seconda manifattura d’Europa e quarto esportatore mondiale, da tempo sostiene la necessità di rafforzare la sicurezza e l’affidabilità delle catene del valore. Il titolare della Farnesina confermerà l’importanza strategica di collaborare a livello transatlantico e con uno stretto coordinamento con i Partner europei – a partire dalla Germania, come concordato dal vicepremier Tajani con l’omologo Wadephul durante il Vertice Italia-Germania del 23 gennaio scorso – per nuove politiche industriali a sostegno delle filiere delle materie prime critiche

 

George Labrinopoulos

Foto © Ecquologia, Consilium.europa.eu, IA, il Nord Est

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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