Il premier britannico spinge per una collaborazione più forte con Bruxelles mentre cambiano gli equilibri globali e cresce il distacco dagli Usa
Davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite, il primo ministro britannico Keir Starmer ha lanciato un messaggio che va oltre la contingenza politica, indicando la necessità di una cooperazione più audace tra Regno Unito e Unione europea per affrontare le sfide geopolitiche contemporanee. Una formulazione che, dietro il linguaggio diplomatico, lascia intravedere una prospettiva di lungo periodo: quella di un possibile riavvicinamento strutturale tra Londra e Bruxelles, fino a ipotizzare, secondo alcuni osservatori, un percorso di reintegrazione nell’Ue.
Il contesto internazionale, segnato da crisi e tensioni crescenti, sembra infatti accelerare questo processo. In parallelo, i recenti interventi pubblici del presidente statunitense Donald Trump e dello stesso Starmer hanno evidenziato due visioni profondamente diverse della politica globale. Da un lato, una retorica americana più aggressiva e polarizzante; dall’altro, un approccio britannico più misurato ma strategicamente orientato.
Un possibile ritorno
Secondo il Financial Times, che cita l’analisi del columnist Gideon Rachman, quello di Starmer è stato il discorso più apertamente filoeuropeo pronunciato da quando è alla guida del Governo. Il premier ha sottolineato come una cooperazione rafforzata con l’Europa sia ormai indispensabile per affrontare sfide comuni, dalla sicurezza alla stabilità economica.
Ha fatto riferimento alla necessità di una cooperazione più audace tra Regno Unito e Unione europea per affrontare le sfide geopolitiche moderne. Dietro questa formulazione si trova una prospettiva a lungo termine, che in futuro potrebbe essere riconosciuta dagli storici come un passo importante verso la reintegrazione nell’Ue. L’atteggiamento degli Usa sotto Trump sembra giocare un ruolo decisivo in questo sviluppo, osserva il FT.
A influenzare questo orientamento contribuisce anche il raffreddamento dei rapporti con Washington. Le politiche commerciali protezionistiche, le tensioni diplomatiche e il riavvicinamento americano alla Russia hanno alimentato un diffuso malcontento nel Regno Unito. Sempre più britannici mettono in discussione la cosiddetta relazione speciale con gli Usa, mentre cresce il sostegno a un legame più stretto con l’Europa.
Impatto economico della Brexit
A questo si aggiungono gli effetti economici della Brexit. Lo stesso Starmer ha riconosciuto che l’uscita dall’Unione europea ha avuto un impatto significativo sull’economia britannica, con stime che parlano di perdite fino all’8% del Pil. Sebbene i sostenitori della Brexit contestino questi dati, l’opinione pubblica appare sempre più critica nei confronti della scelta del 2016.
Nonostante ciò, la linea ufficiale del governo resta prudente. Starmer esclude, almeno per ora, un ritorno al mercato unico o all’unione doganale. Tuttavia, all’interno dell’esecutivo si fa strada la convinzione che solo una partecipazione piena al mercato europeo possa garantire benefici economici duraturi.
Sicurezza internazionale
Anche il quadro della sicurezza internazionale spinge in questa direzione. La guerra in Ucraina e le dichiarazioni di Trump su un possibile disimpegno dalla Nato stanno alimentando preoccupazioni diffuse. In uno scenario di minore presenza americana, la sicurezza del Continente dipenderebbe sempre più dalla cooperazione tra i Paesi europei, incluso il Regno Unito.
Sebbene la cooperazione per la sicurezza possa esistere al di fuori dell’Ue, l’adesione Uk all’Ue faciliterebbe notevolmente il processo, permettendo al Paese di accedere ai fondi europei per la difesa. Fino a poco tempo fa, Starmer evitava di adottare una retorica fortemente filo europea, temendo una reazione negativa da parte degli elettori che sostenevano la Brexit.
Dinamiche politiche interne
Sul piano politico interno, il Partito Laburista deve fare i conti con la pressione politica del movimento guidato da Nigel Farage, che continua a difendere le posizioni della Brexit e un allineamento con le politiche di Trump. Tuttavia, queste opzioni sembrano perdere consenso, aprendo spazio a una strategia più europeista.
Secondo il Financial Times, una linea più chiara in favore dell’Europa potrebbe rappresentare un vantaggio politico per Starmer, soprattutto tra i giovani elettori, generalmente più favorevoli all’integrazione europea. Tuttavia, un eventuale ritorno comporterebbe condizioni complesse, come l’adozione dell’euro e la rinuncia ad alcune eccezioni negoziate in passato, fattori che potrebbero frenare l’entusiasmo dell’opinione pubblica.
Tuttavia la scena politica è ora cambiata. Il Partito Laburista affronta una feroce concorrenza dal Reform Party di Nigel Farage, che si identifica sia con le politiche della Brexit che di Trump, due opzioni che stanno rapidamente perdendo popolarità. Pertanto, una posizione più chiara filo europea potrebbe rappresentare un vantaggio strategico per il Labour. Una scelta audace sarebbe promuovere la reintegrazione dell’Ue come obiettivo politico centrale.
Negoziati tra Stati Uniti e Iran
Parallelamente, sul fronte internazionale si muovono altri dossier cruciali. Usa e Iran sono impegnati in negoziati riservati per porre fine al conflitto in corso. Secondo quanto riportato da Axios, sul tavolo ci sarebbe una proposta che prevede lo sblocco di circa 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in cambio della rinuncia alle scorte di uranio arricchito.
L’obiettivo prioritario dell’amministrazione Trump resta impedire all’Iran l’accesso a circa 2.000 chilogrammi di materiale nucleare, inclusi 450 chilogrammi arricchiti al 60%. Le trattative si concentrano sia sulla destinazione del materiale nucleare sia sulle modalità di utilizzo dei fondi che verrebbero restituiti.
In una fase iniziale, Washington aveva ipotizzato lo sblocco di 6 miliardi di dollari per scopi umanitari, mentre Teheran ne aveva richiesti 27. L’attuale compromesso si attesterebbe intorno ai 20 miliardi, anche se un funzionario statunitense ha definito lo scambio una delle opzioni in discussione.
Tra le ipotesi sul tavolo, vi è anche quella di trasferire parte dell’uranio altamente arricchito in un Paese terzo, mantenendo il resto sotto controllo internazionale in Iran. Secondo quanto dichiarato da Trump, un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi a breve, probabilmente a Islamabad, con la mediazione del Pakistan e il supporto di Egitto e Turchia.
In un contesto globale sempre più instabile, i due dossier il riavvicinamento tra Londra e Bruxelles e i negoziati sul nucleare iraniano riflettono la complessità della fase storica, in cui equilibri consolidati vengono messi in discussione e nuove alleanze prendono forma.
George Labrinopoulos
Foto © AI, El Diario, Yahoo













