Putin rifiuta incontro con Zelensky sulla pace

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Il leader ucraino ha inviato una lettera aperta al presidente russo per avviare negoziati e cessate il fuoco

Il presidente russo Vladimir Putin ha rifiutato l’invito del leader ucraino Volodymyr Zelensky a incontrarsi di persona per avviare negoziati volti a porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina. Putin ha definito alcuni passaggi della proposta «maleducati», sostenendo che si trattasse più di un tentativo di evitare un confronto diretto piuttosto che di creare le condizioni per un dialogo concreto.

In risposta, Zelensky ha pubblicato un video in cui accusa Mosca di aver scelto ancora una volta la guerra, affermando che il presidente russo non ha alcuna intenzione di porre fine al conflitto.

La proposta

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva lanciato un’iniziativa diplomatica senza precedenti dall’inizio dell’invasione russa del 2022, indirizzando una lettera aperta al presidente Vladimir Putin e proponendo un incontro diretto tra i due leader per discutere la fine della guerra. Il messaggio, diffuso attraverso i canali social ufficiali del leader ucraino mentre a San Pietroburgo si svolgeva il Forum economico internazionale, sottolineava il contrasto tra la dimensione diplomatica e quella geopolitica del confronto in corso.

Nella lettera, Zelensky invita esplicitamente Putin a un confronto faccia a faccia in un Paese neutrale, indicando come possibili sedi la Svizzera, la Turchia o alcuni Stati arabi. Si è trattato della prima proposta pubblica di incontro diretto dall’inizio del conflitto, un passaggio che segna un cambio significativo nella comunicazione tra le due parti.

Il tono del documento alterna elementi politici e personali. «La scelta ora è tua. Basta guerra. L’Ucraina propone di porre fine a questa guerra», scrive il presidente ucraino, insistendo sulla necessità di una decisione diretta del leader russo. «Sono io a proporre un incontro», aggiunge, ribadendo che «sono i leader a risolvere le questioni chiave». In un passaggio particolarmente duro, Zelensky definisce la guerra «una tua scelta personale», rivolgendosi direttamente a Putin, e afferma che il conflitto sarà ricordato come «una guerra senza una vera causa». Allo stesso tempo, invita il presidente russo a «non avere paura di intraprendere la strada che porta fuori da questa guerra».

La proposta negoziale di Kiev

Oltre all’offerta di incontro, Zelensky delinea alcuni punti operativi in vista di eventuali negoziati. Tra questi figurano un cessate il fuoco per tutta la durata delle trattative, uno scambio completo dei prigionieri, la restituzione dei civili e dei minori trasferiti in Russia e il coinvolgimento di partner internazionali nella definizione di future garanzie di sicurezza.

Nonostante l’apertura al dialogo, il presidente ucraino accompagna la proposta con un avvertimento chiaro: Kiev continuerà a combattere se Mosca non accetterà un confronto. «Se non arriverai personalmente alla conclusione che è tempo di porre fine a questa guerra, l’Ucraina continuerà a lottare per la propria esistenza», scrive Zelensky.

La risposta del Cremlino

La reazione da Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato la ricezione della lettera, precisando che il presidente Putin è stato informato del contenuto. «Sì, durante la notte abbiamo già dato a Putin la versione scritta. Ciò che arrivava dai media veniva trasmesso al presidente e lui indagava sulla questione. Il presidente è stato informato», ha dichiarato Peskov. Secondo quanto riportato dai media russi, la linea del Cremlino è stata sintetizzata in una risposta destinata a far discutere: «Se Zelensky vuole incontrare Putin, può venire a Mosca». Una posizione che respinge implicitamente la proposta ucraina di un incontro in territorio neutrale.

Nel corso di un incontro con giornalisti internazionali, Vladimir Putin ha ribadito che la Russia resta aperta a una soluzione negoziata, ma solo sulla base di compromessi coerenti con le posizioni già discusse con l’amministrazione statunitense. Il presidente russo ha inoltre sottolineato che il conseguimento degli obiettivi militari russi non sarebbe incompatibile con la ricerca della pace.

Il sostegno degli Stati Uniti

Anche dagli Usa sono arrivate reazioni alla proposta ucraina. Il presidente Donald Trump ha espresso un giudizio positivo sull’ipotesi di un incontro diretto tra i due leader. Interpellato alla Casa Bianca, ha dichiarato: «Penso che sarebbe fantastico se si incontrassero. Dovrebbero farlo. Portatelo a termine».

In un successivo commento, Trump ha aggiunto di essere «contento che stiano forse parlando di un incontro», sottolineando tuttavia che un eventuale processo negoziale richiede concessioni da entrambe le parti. Secondo il presidente americano, sia Zelensky sia Putin dovranno accettare compromessi per arrivare alla fine del conflitto.

La posizione dell’Unione europea

L’iniziativa di Kiev è accolta favorevolmente anche dall’Unione europea. La portavoce per la politica estera della Commissione europea, Anitta Hipper, ha dichiarato: «Accogliamo con favore l’appello del presidente Zelensky a negoziati immediati e a un cessate il fuoco. Da parte nostra, guardando ai fatti, vediamo che l’Ucraina vuole la pace, l’Europa vuole la pace».

Hipper ha definito la lettera «un altro appello alla Russia a porre fine alla sua guerra illegale Putin Zelensky pacedi aggressione», sottolineando come Kiev abbia già dimostrato in più occasioni la volontà di avviare negoziati significativi e di accettare un cessate il fuoco incondizionato. Allo stesso tempo, ha evidenziato il contrasto tra le aspettative iniziali di Mosca e l’andamento del conflitto: «Putin si aspettava di occupare Kiev in soli tre giorni. Ora stiamo entrando nel quinto anno di aggressioni illegali russe. Se guardiamo a ciò che la Russia ha raggiunto, non è molto. La realtà sul campo è in netto contrasto con ciò che Putin afferma».

Per quanto riguarda le indiscrezioni su possibili colloqui tra i Paesi E3 – Regno Unito, Germania e Francia – e il presidente russo, la portavoce ha evitato di entrare nei dettagli: «Sosteniamo la pace in tutte le sue forme. Non prenderemo posizione in questo momento su chi debba assumere il ruolo di mediatore. Ci stiamo concentrando sulla nostra posizione, sulle nostre richieste e sulle nostre priorità».

 

George Labrinopoulos

Foto © NBC News, AI, European Commission

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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