Grecia, linea dura dopo il vertice Nato

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Atene esclude cooperazione militare con la Turchia finché resta la minaccia di guerra e frena anche ogni ipotesi di rientro nei programmi Usa

Atene esce dal vertice della Nato con una posizione che il Governo greco definisce chiara e non negoziabile: finché la Turchia manterrà in vigore il casus belli contro la Grecia, non potrà esserci alcuna discussione sulla partecipazione di Ankara ai nuovi programmi di difesa dell’Unione europea, a partire dall’iniziativa Safe. Il messaggio è rivolto non solo alla leadership turca, ma anche ai partner europei e atlantici.

Secondo fonti diplomatiche greche, la minaccia di guerra proclamata dalla Turchia nei confronti della Grecia continua a rappresentare un elemento incompatibile con qualsiasi prospettiva di cooperazione nel settore della difesa europea. «Una cosa è partecipare a meccanismi collettivi nei quali la Grecia ha voce in capitolo, un’altra è imporre una determinata politica a un Paese terzo», sottolineano le stesse fonti, ribadendo che il casus belli costituisce una minaccia concreta e che potrà essere considerato superato soltanto con il suo definitivo ritiro.

Per Atene la questione continuerà a essere portata all’attenzione di tutte le sedi internazionali, nella convinzione che il rispetto del diritto internazionale rappresenti il presupposto indispensabile per qualsiasi evoluzione positiva delle relazioni con Ankara.

Il nodo F-35: nessuna decisione definitiva

Grande attenzione viene riservata anche al dibattito sul possibile rientro della Turchia nel programma americano dei caccia di quinta generazione F35.

Il Ministero degli Esteri greco invita a evitare interpretazioni affrettate delle dichiarazioni provenienti da Washington. Secondo le fonti diplomatiche, non esiste alcuna decisione ufficiale dell’amministrazione statunitense di reintegrare Ankara nel programma, ma soltanto l’intenzione di riesaminare il dossier.

Le dichiarazioni del presidente Donald Trump, spiegano ad Atene, non modificano la situazione attuale. Lo stesso presidente, al termine del vertice Nato, ha precisato di non aver ancora assunto una decisione definitiva, raffreddando le aspettative del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Il percorso resta inoltre particolarmente complesso. Qualunque eventuale reintegrazione dovrebbe infatti ottenere il via libera del Congresso americano e sarebbe subordinata a precise certificazioni: la rinuncia definitiva ai sistemi missilistici russi S-400, l’assenza di nuovi accordi militari con Mosca e la garanzia che non vi saranno future collaborazioni strategiche con la Russia in questo settore.

La Grecia rafforza il proprio vantaggio militare

Le autorità greche respingono inoltre la narrativa secondo cui la Turchia avrebbe ottenuto tutti i risultati sperati durante il vertice. Secondo Atene, il quadro strategico resta favorevole alla Grecia, che negli ultimi anni ha profondamente rafforzato le proprie capacità militari. L’Aeronautica ellenica dispone già di oltre cinquanta caccia F-16 Viper di ultima generazione e sta dentro ufficialmente nel programma F-35. .

La posizione greca trova eco anche negli Stati Uniti. La deputata repubblicana Nicole Malliotakis si è dichiarata «contraria al 100%» alla vendita degli F35 alla Turchia, sostenendo che il Governo di Erdoğan abbia ripetutamente agito contro gli interessi degli Usa e della Nato. Secondo Malliotakis, i rapporti privilegiati di Ankara con Russia e Iran, insieme al sostegno espresso nei confronti di Hamas, renderebbero estremamente rischioso il trasferimento della tecnologia più avanzata dell’aviazione americana.

La parlamentare ha inoltre ricordato l’occupazione militare della parte settentrionale di Cipro e le ripetute violazioni dello spazio aereo greco, affermando che tali comportamenti dimostrano come la Turchia non possa essere premiata con l’accesso ai caccia stealth di quinta generazione. Anche un gruppo bipartisan di parlamentari americani continua a chiedere alla Casa Bianca di bloccare qualsiasi eventuale vendita degli F-35 ad Ankara, ritenendo che una simile decisione altererebbe gli equilibri strategici nel Mediterraneo orientale e potrebbe compromettere la sicurezza dell’Alleanza Atlantica.

Safe e difesa europea: il veto greco

Ancora più netta è la posizione della Grecia sul programma europeo Safe. Le fonti diplomatiche ricordano che il regolamento approvato dall’Unione europea prevede la necessità di accordi bilaterali con gli Stati terzi, introducendo di fatto un diritto di veto per gli Stati membri. Per Atene si tratta di un importante successo diplomatico, destinato a costituire un precedente anche per i futuri strumenti europei nel settore della difesa. Finché resterà in vigore il casus belli, precisano le stesse fonti, «non esiste alcuna possibilità di discutere della partecipazione della Turchia».

“Patria Blu” e diritto internazionale

Sul progetto turco della cosiddetta “Patria Blu”, il Governo greco mantiene una linea di prudenza ma senza abbassare la guardia. Secondo Atene, si tratta di una dottrina priva di qualsiasi fondamento giuridico internazionale che, negli anni, ha danneggiato non soltanto le relazioni greco-turche, ma anche gli interessi della stessa Turchia. La diplomazia ellenica ha già attivato strumenti preventivi sul piano giuridico e politico, facendo leva sulle conclusioni dei Consigli europei, sulle decisioni delle organizzazioni internazionali e sugli strumenti previsti dal diritto internazionale.

Zee: per Atene esiste una sola controversia

Anche sul tema della delimitazione delle zone marittime la posizione greca rimane immutata. Per Atene l’unica controversia esistente con Ankara riguarda la delimitazione della piattaforma continentale e della Zona economica esclusiva (Zee). Finché la Turchia continuerà a voler ampliare l’agenda inserendo ulteriori questioni, non potranno essere avviati negoziati sostanziali.

Nato, Cipro e Libia

Le fonti diplomatiche valutano positivamente l’esito del vertice Nato, sottolineando che la Grecia ha confermato il proprio ruolo di alleato affidabile e coerente. L’Articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, relativo alla difesa collettiva, continua a rappresentare il pilastro fondamentale della Nato e non è stato messo in discussione.

Sulla questione cipriota, Atene sostiene pienamente gli sforzi delle Nazioni Unite per rilanciare il dialogo, ribadendo che qualsiasi soluzione dovrà essere conforme alle risoluzioni Onu e al quadro internazionale già concordato.

Parallelamente proseguono anche i contatti con la Libia per un terzo ciclo di colloqui sulla delimitazione delle zone marittime, mentre la Grecia continua a seguire con attenzione l’evoluzione politica del Paese nordafricano in coordinamento con gli Stati Uniti.

Medio Oriente, Balcani e relazioni regionali

Il Governo greco mantiene inoltre un intenso dialogo con i Paesi del Golfo, Israele e Washington sull’evoluzione della crisi mediorientale, con particolare attenzione alla sicurezza dello Stretto di Hormuz e alla stabilità della Regione. Atene respinge inoltre le critiche secondo cui il rapporto privilegiato con Tel Aviv costituirebbe un ostacolo diplomatico, ricordando di aver espresso in “diverse occasioni posizioni critiche” nei confronti di specifiche azioni israeliane, mantenendo allo stesso tempo eccellenti relazioni con Egitto, Giordania, Arabia Saudita e gli altri Paesi arabi del Golfo.

Nei Balcani occidentali, infine, la Grecia continua a sostenere con forza il percorso europeo della Regione e guarda già alla futura Presidenza greca dell’Unione europea, per la quale la preparazione è considerata in fase avanzata.

Il vertice Nato ha certamente rafforzato la visibilità internazionale del presidente Erdoğan, protagonista di numerosi incontri bilaterali e di nuove intese nel settore della difesa. Tuttavia, dal punto di vista greco, gli obiettivi strategici più delicati della Turchia rimangono ancora lontani: né il ritorno nel programma F-35 né l’accesso ai nuovi strumenti europei di difesa possono considerarsi acquisiti. Atene ritiene invece di aver consolidato la propria posizione diplomatica e militare, rafforzando il proprio ruolo di partner affidabile della Nato e dell’Unione europea e confermando che sicurezza, diritto internazionale e rispetto della sovranità degli Stati restano i principi irrinunciabili della politica estera greca.

 

George Labrinopoulos

Foto © AI, RID

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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