Inghilterra-Argentina, una rivalità che va oltre il calcio

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Dal conflitto del 1982 alla rivalità calcistica globale, origini, guerra e valore geopolitico di un arcipelago conteso da oltre due secoli

Tra tutte le grandi rivalità del calcio mondiale, poche racchiudono un significato storico e politico paragonabile a quello tra Inghilterra e Argentina. Ogni sfida tra le due nazionali riporta inevitabilmente alla memoria non solo il celebre quarto di finale dei Mondiali del 1986, deciso dalla discussa “Mano di Dio” e dallo straordinario slalom di Diego Armando Maradona, ma anche una ferita ancora aperta: la contesa sulle Isole Falkland, o Isole Malvine secondo la denominazione argentina.

Dietro una delle rivalità sportive più intense del Pianeta si cela infatti una disputa territoriale che dura da quasi due secoli e che nel 1982 sfociò in un conflitto armato destinato a segnare profondamente la storia dei due Paesi.

La guerra delle Falkland

Le Falkland conquistarono l’attenzione internazionale nell’aprile del 1982, quando la giunta militare argentina guidata dal generale Leopoldo Galtieri ordinò l’occupazione dell’arcipelago, ritenendo improbabile una risposta militare britannica. La valutazione si rivelò errata. Il Governo della premier Margaret Thatcher reagì inviando nell’Atlantico meridionale una delle più imponenti flotte navali britanniche dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Il conflitto durò 74 giorni e si concluse il 14 giugno 1982 con la resa delle forze argentine. Il bilancio fu pesante: persero la vita 649 militari argentini, 255 soldati britannici e tre civili residenti sulle isole. La sconfitta accelerò il crollo della dittatura militare argentina, mentre in Gran Bretagna rafforzò in modo significativo la leadership politica di Margaret Thatcher.

Quattro anni più tardi, ai Mondiali di calcio in Messico, l’Argentina eliminò l’Inghilterra nei quarti di finale grazie alla doppietta di Maradona. Lo stesso campione argentino collegò apertamente quel successo alla guerra del 1982, definendolo una sorta di rivincita simbolica per quanto accaduto nelle Falkland.

Un arcipelago remoto ma strategico

L’arcipelago si trova nell’Atlantico meridionale, circa 500 chilometri al largo delle coste della Patagonia. È formato dalle due isole principali, Falkland Orientale e Falkland Occidentale, oltre a più di 700 isole e isolotti minori. Complessivamente si estende su circa 12.000 chilometri quadrati, ma ospita una popolazione di appena 3.700 abitanti, concentrata in larga parte nella Capitale Stanley. Una delle peculiarità delle Falkland è l’assenza di una popolazione indigena stabile prima dell’arrivo degli europei, elemento che ancora oggi rappresenta uno degli aspetti distintivi del dibattito sulla sovranità dell’arcipelago.

Le origini della disputa

La prima presenza europea documentata risale all’inizio del XVII secolo, con gli esploratori olandesi. Successivamente approdarono britannici, francesi e spagnoli, interessati a controllare un punto strategico dell’Atlantico meridionale. Nel 1764 i francesi fondarono il primo insediamento permanente, seguiti un anno dopo dai britannici in un’altra parte dell’arcipelago. Poco tempo dopo la Francia cedette i propri possedimenti alla Spagna, che considerava le isole parte integrante del proprio impero coloniale sudamericano.

Nel 1774 il Regno Unito si ritirò temporaneamente per motivi economici, senza tuttavia rinunciare alle proprie rivendicazioni. Dopo l’indipendenza dell’Argentina nel 1816, Buenos Aires sostenne di aver ereditato i diritti della Corona spagnola e iniziò ad amministrare le isole.

La svolta arrivò nel 1833, quando una squadra navale britannica tornò nell’arcipelago, rimosse le autorità argentine e stabilì una presenza permanente. Da allora Londra ha mantenuto il controllo continuo delle Falkland, elemento che costituisce ancora oggi il principale fondamento della propria posizione diplomatica.

Il valore strategico

Per oltre un secolo le Falkland rappresentano un punto di importanza cruciale per la navigazione mondiale. Prima dell’apertura del Canale di Panama nel 1914, gran parte del traffico navale tra Atlantico e Pacifico transitava infatti attraverso lo Stretto di Magellano e Capo Horn, una delle rotte marittime più difficili e pericolose del Pianeta. Le isole divennero così un indispensabile centro di rifornimento, dove le navi potevano fare scalo per approvvigionarsi di acqua, viveri, carbone e materiali di ricambio, attendendo condizioni meteorologiche favorevoli prima di affrontare le acque tempestose di Capo Horn.

Inghilterra ArgentinaL’elevato numero di naufragi diede inoltre vita a una particolare attività economica. Il recupero dei relitti, la vendita dei carichi, il riciclo dei metalli e il riutilizzo delle vecchie imbarcazioni come magazzini galleggianti o moli costituirono per molti anni una significativa fonte di reddito per gli abitanti dell’arcipelago. Anche durante la Prima guerra mondiale le Falkland dimostrarono il loro valore strategico. Nel dicembre 1914 la flotta britannica concentrata sulle isole sconfisse quella tedesca dell’ammiraglio Maximilian von Spee nella Battaglia delle Falkland, ristabilendo il controllo britannico sulle rotte dell’Atlantico meridionale.

Dalla lana alla pesca

Con l’apertura del Canale di Panama l’importanza strategica dell’arcipelago diminuì progressivamente. Il traffico marittimo attraverso Capo Horn si ridusse drasticamente e le Falkland persero il loro ruolo di fondamentale stazione di rifornimento. Per molti decenni l’economia locale rimase basata quasi esclusivamente sull’allevamento ovino e sull’esportazione della lana. La situazione cambiò dopo il conflitto del 1982, quando il Regno Unito investe nelle infrastrutture civili e militari dell’arcipelago.

Una svolta decisiva arrivò nel 1986 con l’istituzione di una zona economica esclusiva di 200 miglia nautiche, che favorì lo sviluppo della pesca.

Oggi le licenze di pesca rappresentano la principale fonte di entrate pubbliche delle Falkland. Le acque circostanti sono particolarmente ricche di calamari, esportati verso i mercati europei e asiatici. Nonostante le dimensioni ridotte dell’economia, il reddito pro capite degli abitanti è tra i più elevati del Sud America.

Periodicamente tornano inoltre al centro dell’attenzione le ipotesi sulla presenza di giacimenti sfruttabili di petrolio e gas naturale nell’area marittima circostante. Sebbene finora le esplorazioni non abbiano portato a una produzione commerciale su larga scala, questa prospettiva continua ad accrescere il valore geopolitico dell’arcipelago.

La disputa ancora aperta

La questione della sovranità rimane irrisolta sul piano diplomatico. Il Regno Unito sostiene che il principio di autodeterminazione debba prevalere, sottolineando come gli abitanti desiderino mantenere lo status di territorio britannico d’oltremare. Nel referendum del 2013 il 99,8% dei votanti si espresse infatti a favore del mantenimento dell’attuale legame con Londra. L’Argentina, dal canto suo, continua a rivendicare la sovranità sulle Malvine, considerandole parte integrante del proprio territorio nazionale. A oltre quarant’anni dalla guerra, il confronto politico resta aperto. E ogni volta che Inghilterra e Argentina si affrontano su un campo di calcio, il ricordo delle Falkland continua a riaffiorare, dimostrando come sport, storia e geopolitica siano ancora profondamente intrecciati.

 

George Labrinopoulos

Foto © Costa Crociere, Wikipedia, Voyage Privé

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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