Savoia-Marchetti SM75: il raid segreto Roma–Tokio 1942

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Savoia Marchetti Roma Tokio

Un volo senza scalo per consegnare cifrari all’ambasciata italiana a Tokyo: audace traversata attraverso URSS, Mongolia e il deserto del Gobi

Nel 1942 un velivolo italiano Savoia Marchetti, con un cifrario segreto per la nostra ambasciata a Tokio, riuscì a violare il blocco angloamericano che aveva isolato il Giappone, facente parte dell’Asse. L’impresa suscitò l’invidia dei tedeschi e l’ammirazione degli alleati.

Dopo l’attacco giapponese alla base americana di Pearl Harbour, avvenuto il 7 dicembre 1941, l’Impero del Sol Levante si trovò di fatto isolato dai suoi partner dell’Asse, Italia e Germania. I normali collegamenti, sia navali che aerei, tra Italia, Germania e Giappone erano interrotti. Il 26 settembre del 1940 i tre avevano sottoscritto un accordo di mutua assistenza per interscambio di materie prime, ma anche per scambi di consiglieri militari e, in particolare, di codici cifrati.

È in questo contesto storico che le forze armate aeree e navali compirono molte missionispeciali” che assunsero i connotati di veri e propri record per le distanze raggiunte, con esito favorevole. Molta della documentazione è andata perduta dopo la resa dell’Italia dell’8 settembre 1943, ma quella del volo segreto RomaTokio del 1942 merita di essere raccontata.

Il progetto di volo

Nel gennaio del 1942 le sorti della guerra, specie per noi italiani in Africa, non erano delle migliori; tuttavia il Comando dell’Aeronautica militare, su sollecitazione del Ministero della Guerra, pianificò un progetto di volo senza scalo tra l’Italia ed il Giappone. L’intento era di far avere alla nostra ambasciata a Tokio un cifrario segreto. Quale aeromobile fu scelto un Savoia Marchetti SM75. Si trattava di un robusto aeroplano ideato prima della guerra per i trasporti civili su lunghe distanze (ne scrivo sul libro “Il Segreto del Maresciallo”, edito a giugno da Costa Edizioni, quando tratto dell’Ala Littoria, prima linea aerea italiana).

L’aereo era equipaggiato con tre motori Alfa Romeo da 750 hp. Pesava 11.200 chilogrammi a vuoto e 22.000 a pieno carico. L’equipaggio era di 4 uomini, con un carico utile di alcune centinaia di chilogrammi; poteva viaggiare per 8.000 km senza scalo a una velocità di crociera di 300 km orari.

Per l’equipaggio fu scelto il tenente colonnello Paradisi, che aveva partecipato nel 1938 alla Roma-Dakar-Rio de Janeiro (ove ebbero accoglienze trionfali), il capitano Publio Magini, pioniere del volo strumentale, il marconista Ezio Vaschetto e il motorista Vittorio Trovi. Questo equipaggio fece un volo di prova il 9 maggio del 1942 ad Asmara, già colonia italiana in Eritrea, e furono lanciati manifestini patriottici con la scritta: “Italiani di Eritrea, la Patria non vi dimentica. Ritorneremo!”. La missione riuscì e vi fu grande entusiasmo.

Le difficoltà

Purtroppo, qualche giorno dopo, durante il trasferimento dell’aereo da Ciampino a quello di Guidonia, l’aereo ebbe una avaria e precipitò. Il comandante Paradisi riuscì ad effettuare un atterraggio di emergenza, ma il mezzo si sfasciò al suolo. Paradisi perse la gamba destra, mentre il resto dell’equipaggio ne uscì vivo. Il raid Roma-Tokio non poteva essere rimandato; fu approntato subito un secondo esemplare del Savoia Marchetti SM75, al cui comando fu messo il tenente colonnello Moscatelli, con il capitano pilota Curto e il sottotenente radioaerologista Ernesto Mazzotti.

Il 29 giugno 1942, alle ore 5,30, l’SM75 RT (Roma-Tokio) decollò da Guidonia. Dopo un volo di 2.030 km atterrò in una base dell’Ucraina, allora occupata da forze tedesche. Il 30 giugno, alle ore 18, ripartì dopo aver caricato casse contenenti cifrari e documenti segreti per la nostra ambasciata di Tokio. Poiché l’aereo doveva sorvolare territorio russo, in caso di atterraggio di emergenza in zona sovietica l’ordine dato all’equipaggio era di bruciare l’aereo e le buste sigillate.

I rapporti tra URSS e Giappone

C’è da tornare indietro nel tempo, perché nel maggio del 1939 soldati giapponesi avevano occupato una parte di territorio della Mongolia, che era sostenuta dai sovietici. I due eserciti si scontrarono nei pressi del fiume Khalkhyn Gol. All’epoca l’aeronautica giapponese dominava il cielo e le forze sovietiche erano mal organizzate per respingerle. Comunque i giapponesi sono fermati sulle rive del fiume dai carri armati del generale sovietico Zhukov: la sesta armata giapponese sconfitta e costretta a ritornare entro i confini originali del territorio mongolo. Il 15 settembre 1939 l’URSS ed il Giappone firmarono un accordo di armistizio. Da quel momento il Giappone ritenne di non attaccare più l’URSS.

Il proseguimento del viaggio del Savoia Marchetti

Savoia Marchetti Roma TokioNonostante l’assoluto silenzio radio, durante il sorvolo di Stalino, territorio sovietico, l’aereo riuscì a evitare un caccia russo che lo aveva intercettato. Sorvolarono la costa del Lago Aral e raggiunsero l’immenso deserto del Gobi. Nell’ultimo tratto, tra il confine della Cina e la Mongolia, l’SM75, a 3000 metri di quota, una tempesta di sabbia lo investì. Alle 22 del 30 giugno Moscatelli iniziò la discesa seguendo il fiume Giallo e atterrò in un campo giapponese nella Mongolia Interna. Accolto da un generale dell’aviazione giapponese e da una delegazione di due ufficiali italiani giunti da Tokio.

Dopo il riposo di un giorno, l’aereo ripartì in direzione del Giappone, che distava 2.700 km, con a bordo un capitano nipponico che faceva da interprete. Alle 20 del 1° luglio il velivolo atterrò a Tokio. Una folla entusiasta accolse l’equipaggio: tutto era andato per il meglio. I festeggiamenti durarono alcuni giorni, sia in ambasciata che per le strade di Tokio. Lo stesso Herman Goering inviò un messaggio di congratulazioni all’equipaggio.

Il 18 luglio l’aereo intraprese il viaggio di ritorno. Fece scalo ad Odessa, che era in mano ai tedeschi, e qualche giorno dopo giunse a Guidonia, ove Moscatelli e tutto l’equipaggio furono decorati dal Capo dello Stato. Le importanti osservazioni e gli insegnamenti scaturiti da questo fantastico viaggio consentirono ai tedeschi di inaugurare, all’inizio del 1944, un collegamento aereo con il Sol Levante. Anche gli alleati rimasero particolarmente sorpresi di questa audace impresa.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Wikipedia, Treccani

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