Fame globale 2025: Africa nuovo epicentro

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Fame globale Africa

La denuncia di Action Aid: il diritto al cibo resta ancora uno dei diritti umani più violati, soprattutto nel Continente africano

Nel 2025, sono state 645 milioni le persone – circa il 7,8% della popolazione mondiale – che hanno sofferto la fame, con l’Africa che è diventata il nuovo epicentro globale della carestia. Lo rivela il nuovo rapporto Sofi (Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel Mondo), pubblicato da cinque agenzie delle Nazioni Unite, quali Fao, Ifad, Unicef, Programma alimentare mondiale e Oms.

Una buona notizia, però, c’è: la fame sta diminuendo a livello globale, con l’anno scorso 14 milioni di persone in meno colpite rispetto al 2024. La flessione è dovuta ai progressi in America Latina, nei Caraibi e in Asia. A questi 645 milioni si aggiungono tuttavia le oltre 2,1 miliardi di persone che si trovano in una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave.

L’altra faccia della medaglia, però, è che la disparità tra i Continenti si è allargata, con l’Africa che è diventata il nuovo epicentro globale della fame. In appena 15 anni la cifra è quasi raddoppiata, a seguito di conflitti, sfollamenti, crisi climatiche e shock economici: per la prima volta, il numero di persone colpite dalla fame nel “Continente giovane”, 309 milioni di persone – pari a un individuo su 5 – ha superato quello in Asia.  Lo scorso anno, inoltre, quasi un terzo della popolazione mondiale (32,7%) non poteva ancora permettersi una dieta sana: in Africa la proporzione è la più alta, in quanto riguarda il 66,6% della popolazione, contro il 28,9% in Asia e il 25,7% nei Caraibi.

L’agenda politica deve cambiare

«Con 645 milioni di persone che soffrono la fame, preoccupano i dati del rapporto e il diritto al cibo resta ancora uno dei diritti umani più violati, soprattutto in Africa», ha commentato Simone Garroni, direttore generale dell’Ong Azione Contro la Fame (Acf). «La leggera flessione registrata, a soli quattro anni dal 2030, ci lascia in realtà lontani anni luce dall’obiettivo fame zero. E i recenti tagli di molti Governi occidentali agli aiuti umanitari, combinati con gli aumenti delle spese militari, fanno chiaramente capire che l’agenda politica deve cambiare e rimettere al centro il diritto al cibo» ha sottolineato Garroni.

Altri numeri confermano la maggiore gravità della situazione in Africa: il 56,6% della popolazione vive in insicurezza alimentare moderata o grave. Anche sulla diversificazione minima della dieta, l’Africa tocca i livelli più bassi al Mondo: 20,5% nei bambini tra 6 e 23 mesi (media globale 30,8%) e 43% nelle donne tra 15 e 49 anni (media globale 62,7%).

Mangiare sano ha un costo troppo elevato

L’approfondimento tematico dell’edizione 2026 del Report Sofi, impone una ulteriore riflessione sulle sfide rappresentate dall’elevato costo di una dieta sana, che ha raggiunto i 4,28 dollari a pasto (a parità di potere di acquisto) mostrando chiaramente gli effetti dell’inflazione alimentare.

Azione Contro la Fame rileva come il costo di un’alimentazione sana sia un indicatore Fame globale Africaimportante, ma non può da solo guidare le politiche pubbliche; è necessario anche analizzare tutte le cause delle dinamiche dei prezzi e comprendere le implicazioni sui redditi dei piccoli produttori alimentari. Per l’Ong, è quindi “fondamentale affrontare le disuguaglianze e gli squilibri di potere lungo l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo”. In conclusione, la lotta alla fame deve passare attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari ponendo l’agroecologia contadina e l’agricoltura locale al centro di questo processo. È il diritto al cibo che deve essere messo in cima alle priorità politiche.

 

Véronique Viriglio

Foto © Time for Africa, Vatican News, Avvenire

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