Trump in volo segreto: minaccia Iran e cambio aereo

0
39
Trump vola in segreto

Operazione eccezionale dei servizi Usa: presidente trasferito su velivolo militare durante il ritorno dal vertice Nato in Turchia

Una presunta minaccia di assassinio proveniente dall’Iran avrebbe spinto i servizi di sicurezza statunitensi ad adottare una misura eccezionale per proteggere il presidente Donald Trump durante il suo viaggio di ritorno dalla Turchia. Secondo quanto rivelato dal Washington Post, il presidente americano sarebbe stato trasferito segretamente dall’Air Force One a un altro velivolo militare, mentre la Casa Bianca continuava a comunicare che Trump si trovava a bordo dell’aereo presidenziale.

I dettagli dell’operazione segreta

L’operazione, rimasta finora riservata, sarebbe stata organizzata nel corso del viaggio dell’8 luglio, al termine della partecipazione di Trump al vertice della Nato di Ankara. La manovra sarebbe stata effettuata senza informare i giornalisti che accompagnano abitualmente il presidente e senza che alcuni membri dello stesso staff della Casa Bianca fossero a conoscenza del trasferimento. Molti di loro, infatti, ritenevano di viaggiare insieme al presidente sullo stesso aereo.

Secondo un funzionario statunitense, che ha parlato al Washington Post mantenendo l’anonimato, Trump sarebbe inizialmente salito a bordo dell’Air Force One ad Ankara. Successivamente, però, sarebbe stato trasferito attraverso una cabina di alimentazione collegata al velivolo. Da quella struttura sarebbe quindi passato su un C-32A, un aereo militare più piccolo diretto verso il Regno Unito. Nel frattempo, l’Air Force One principale avrebbe continuato il proprio viaggio, inducendo giornalisti e diversi funzionari a credere che il presidente fosse ancora a bordo. Una procedura di questo tipo rappresenterebbe una significativa eccezione rispetto alle normali modalità di viaggio del capo della Casa Bianca, soprattutto per la tradizionale presenza della stampa presidenziale a bordo.

Il nuovo Air Force One

La questione della sicurezza era già emersa nei giorni precedenti. Trump si trovava in Turchia anche per il vertice Nato e aveva raggiunto Ankara a bordo del nuovo Boeing 7478, un velivolo donato agli Usa dal Qatar e destinato a diventare il nuovo Air Force One. Al momento della partenza dalla Turchia, tuttavia, il presidente aveva annunciato che avrebbe utilizzato il precedente Boeing 747.

Trump aveva spiegato che la scelta avrebbe consentito al personale militare statunitense presente in una base aerea britannica di avere l’opportunità di visitare il nuovo velivolo. Successivamente, però, diversi media americani, tra cui il New York Times e la Cnn, avevano riferito che il cambio di aereo sarebbe collegato a una minaccia proveniente da forze che agivano per conto dell’Iran.

Le immagini e i video dell’operazione

Il Washington Post ha pubblicato anche un video che mostra alcuni momenti della particolare operazione. Nelle immagini si vede un mezzo di rifornimento allontanarsi dal vecchio Air Force One pochi minuti dopo che Trump era salito a bordo. Il veicolo si sarebbe quindi diretto verso il più piccolo C-32A, che avrebbe trasportato il presidente verso il Regno Unito.

Una volta arrivati nel Regno Unito, Trump è stato successivamente ripreso mentre scendeva dalla scaletta dell’aereo presidenziale più grande, prima di trasferirsi sul nuovo Air Force One aggiornato. Il Washington Post sottolinea tuttavia che non è stato possibile stabilire con certezza in che modo e in quale momento il presidente sia tornato a bordo del velivolo più grande.

La risposta della Casa Bianca

Trump vola in segretoLa Casa Bianca, interpellata sulle rivelazioni del quotidiano americano, ha difeso le misure di sicurezza adottate per il presidente e ha ribadito l’affidabilità del nuovo aereo presidenziale. «Il nuovo Air Force One è un velivolo all’avanguardia, dotato di protocolli di sicurezza di alto livello che garantiscono la sicurezza del presidente e del suo staff», ha dichiarato il direttore delle comunicazioni Steven Cheng. «Come ha recentemente affermato il presidente, ci sono molti nemici dell’America che lo hanno preso di mira e stiamo usando ogni mezzo a disposizione per contrastare queste minacce».

La stessa motivazione era stata utilizzata dalla Casa Bianca già il mese scorso, quando erano state sollevate domande sulle condizioni di sicurezza del nuovo velivolo e sulle modalità con cui Trump avrebbe dovuto utilizzarlo.

Una prassi senza precedenti nei viaggi presidenziali

L’episodio assume particolare rilievo anche per la consuetudine che accompagna i viaggi presidenziali americani. Da decenni, infatti, è estremamente raro che un presidente statunitense si sposti senza la presenza della stampa della Casa Bianca. I giornalisti che seguono il presidente sono considerati una sorta di rappresentanza del pubblico americano e hanno accompagnato i capi della Casa Bianca anche in situazioni estremamente delicate, comprese le zone di guerra.

Una prassi rispettata anche durante le amministrazioni di Trump, Joe Biden, Barack Obama e George W. Bush. Il trasferimento segreto del presidente su un secondo aereo, quindi, rappresenterebbe una misura di sicurezza del tutto insolita, resa necessaria, secondo le ricostruzioni della stampa americana, dal livello della minaccia attribuita a gruppi legati all’Iran.

 

George Labrinopoulos

Foto © gattocostruzioni, Kron4, Instagram

Articolo precedenteArabia Saudita, Turchia e Pakistan: patto di difesa alla Mecca
George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui