Firmato accordo strategico con clausola di assistenza reciproca. Intesa che richiama l’Articolo 5 Nato e ridefinisce gli equilibri regionali
Un nuovo fronte di cooperazione militare prende forma nel cuore del mondo islamico. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato venerdì alla Mecca un accordo congiunto di difesa destinato a rafforzare la collaborazione strategica e la capacità di deterrenza dei tre Paesi. Il punto più significativo dell’intesa è una clausola di assistenza reciproca secondo cui un attacco armato contro uno dei firmatari sarà considerato un attacco contro tutti.
Una formulazione che richiama inevitabilmente il principio della difesa collettiva previsto dall’Articolo 5 della Nato e che conferisce al nuovo patto un peso politico e militare destinato a farsi sentire ben oltre i confini dei tre Stati.
La firma è stata annunciata dalla televisione saudita al–Arabiya e successivamente
confermata da Islamabad. Secondo il ministero degli Esteri pakistano, l’accordo ha l’obiettivo di rafforzare «la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione» e di consolidare la cooperazione tra i tre Paesi in materia di sicurezza. I firmatari precisano che l’intesa non nasce con l’obiettivo di costituire un asse militare offensivo, ma per aumentare la capacità di risposta comune di fronte a eventuali minacce.
Il peso strategico dei tre protagonisti
Il significato dell’accordo è amplificato dal peso specifico dei tre protagonisti. La Turchia dispone del secondo esercito più grande della Nato ed è una delle principali potenze militari della Regione. L’Arabia Saudita è la maggiore potenza del Golfo, custodisce i luoghi più sacri dell’Islam ed è tra i principali esportatori mondiali di petrolio. Il Pakistan, infine, è l’unico Stato musulmano a possedere un arsenale nucleare.
Tre potenze differenti per collocazione geografica e interessi, ma sempre più vicine nella percezione delle minacce che attraversano il Medio Oriente. Instabilità regionale, ruolo dell’Iran, sicurezza del Golfo e sviluppi legati a Israele rappresentano alcuni dei principali dossier sui quali Ankara, Riyad e Islamabad stanno intensificando il confronto.
Il contesto regionale e il conflitto con l’Iran
L’accordo arriva inoltre in una fase particolarmente delicata per l’Arabia Saudita. Dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, il regno è stato sottoposto a ripetuti attacchi attribuiti all’Iran e a forze alleate di Teheran, dagli Houthi dello Yemen alle milizie sciite presenti in Iraq. Il conflitto ha messo in evidenza le vulnerabilità degli Stati del Golfo e ha avuto conseguenze anche sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale prima della guerra transitava circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto.
La nuova intesa comunque non nasce dal nulla. I negoziati tra i tre Paesi sono andati avanti per quasi un anno. Già a gennaio il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan aveva manifestato il sostegno di Ankara alla creazione di una più ampia piattaforma regionale di sicurezza, con l’obiettivo di rafforzare cooperazione e stabilità.
I rapporti bilaterali già consolidati
Anche i rapporti bilaterali tra i tre Paesi sono già consolidati. Il Pakistan fornisce da decenni addestramento e assistenza tecnica alle forze armate saudite, mentre con la Turchia ha sviluppato programmi comuni nel settore degli armamenti, della coproduzione e della cantieristica navale. Nel 2023 Riyad aveva inoltre accettato la fornitura di droni turchi, in quello che Ankara aveva definito il più importante contratto di esportazione della difesa mai concluso dalla Nazione. La firma alla Mecca assume così un valore che va oltre l’aspetto strettamente militare.
Il luogo più sacro dell’Islam diventa lo sfondo di un’intesa che punta a consolidare un nuovo sistema di cooperazione tra tre Paesi di grande rilevanza strategica. Il premier pakistano era arrivato a Jeddah accompagnato dal capo dell’esercito Asim Munir e aveva compiuto il pellegrinaggio dell’Umrah alla Mecca. Il giorno successivo era arrivato anche il presidente turco, impegnato in colloqui con l’erede al trono saudita. Una sequenza di incontri che ha preceduto la firma dell’accordo e che testimonia la crescente intensità dei rapporti.
Il Pakistan, tuttavia, mantiene una posizione prudente sul conflitto con l’Iran. Come già
accaduto in precedenza, Islamabad ha evitato finora un coinvolgimento militare diretto, privilegiando un ruolo di mediazione. Secondo Reuters, inoltre, esiste già un accordo di difesa tra Arabia Saudita e Pakistan che prevede un principio simile: un attacco contro uno dei due Paesi viene considerato un’aggressione contro l’altro, con la possibilità di utilizzare i mezzi militari disponibili. Il nuovo patto allarga ora questa logica alla Turchia e modifica potenzialmente gli equilibri della sicurezza regionale.
Le implicazioni per la Grecia
Ed è proprio questo aspetto a richiamare l’attenzione della Grecia. La presenza della Turchia, Paese confinante con Atene, accanto all’Arabia Saudita, con cui la Grecia ha sviluppato negli ultimi anni strette relazioni strategiche e diplomatiche, rende l’iniziativa particolarmente importante per il Governo greco. Atene dovrà quindi seguire con attenzione l’evoluzione del nuovo accordo e soprattutto capire quali saranno, nella pratica, gli impegni militari che i tre Paesi intendono assumere. In una regione già attraversata da guerre, rivalità e profonde trasformazioni degli equilibri di potere, qualsiasi modifica dell’architettura della sicurezza può produrre conseguenze ben oltre i confini dei Paesi coinvolti.
La Mecca diventa così il luogo simbolico di una nuova intesa strategica. Resta da vedere se il patto sarà soprattutto uno strumento di deterrenza oppure il primo passo verso una più ampia architettura di sicurezza regionale. Per Atene, la risposta è tutt’altro che irrilevante.
George Labrinopoulos
Foto © AI, PaesiOnLine













