I fattori che danneggiano il cervello passano anche dalla prevenzione cardiovascolare, i comportamenti e lo stile di vita adottati quando si è giovani o di mezza età influiscono, fino a prevenire, l’insorgenza di patologie cerebrali
Cinquantacinque milioni di persone al Mondo soffrono di demenza. Questo è un dato che corrisponde a circa lo 0,7% della popolazione mondiale, quota che sale significativamente sopra il 5% se si isola la fascia degli over 65. Può sembrare una percentuale bassa ma se poi si analizzano le conseguenze che questa condizione comporta si scopre che l’impatto sulla vita di tutti i giorni di chi ne soffre, e di chi vive accanto a questi soggetti ne fa un problema sociale oltre a una causa di vita con problemi che possono arrivare a essere quasi insormontabili.
La manifestazione della demenza si rende evidente attraverso l’insorgere di sintomi cognitivi spesso sottovalutati. I deficit di memoria sono tra i primi segnali a manifestarsi, assumendo la forma di una “perdita di memoria a breve termine.” Dimenticare le chiavi di casa può sembrare una semplice distrazione ma, senza lanciare allarmi ingiustificati, è un indizio da attensionare laddove l’evento si ripeta con frequenza e si associ ad altri episodi. Oggi sappiamo bene che la demenza senile si previene da giovani dato che il benessere del nostro cervello è indissolubilmente legato alla salute del nostro sistema circolatorio.
L’esordio della patologia è caratterizzato da una serie di disturbi definiti “sintomi cognitivi“. I principali includono la perdita della memoria a breve termine, il disorientamento spazio-temporale, le difficoltà di linguaggio e il calo dell’attenzione. Come è facile intuire, tali manifestazioni non sono esclusive di questa patologia, e quindi risulta complesso formulare una diagnosi accurata senza ricorrere a un’assistenza medica specializzata. Il deficit mnemonico porta a dimenticare gli eventi recenti, creando uno scenario complesso in cui il soggetto ripete discorsi e azioni che sono come cancellate dal proprio passato prossimo e che può facilmente tradursi in un comportamento incoerente, che spesso suscita sorpresa e imbarazzo nelle persone vicine.
Come si manifesta la demenza e cosa è
Il motivo biologico è legato al fatto che il cervello è l’organo che consuma più energia in assoluto e necessita totalmente, per ben funzionare, di un flusso costante di sangue e ossigeno per nutrirsi e per “pulirsi” (sistema glinfatico durante il sonno profondo) dai diversi scarti metabolici, specialmente dalle proteine tossiche, beta amiloide e tau, che si accumulano in modo anomalo quando si parla di demenza.
Pressione alta, colesterolo elevato, diabete o glicemia alta, obesità, vizio del fumo e sedentarietà sono tra i fattori di rischio che minacciano la flessibilità e la pulizia delle nostre arterie andando a costituire un “carico vascolare” che mette a repentaglio la corretta circolazione del sangue e finisce col gravare anche sulle funzioni cognitive.

Quando questi problemi vengono trascurati a 40 o 50 anni, creano microscopici e continui danni ai vasi sanguigni che nutrono il cervello facendo sì che questo subisca silenziosamente una carenza cronica di nutrimento. Piccole lesioni della sostanza bianca o micro infarti porteranno alla morte progressiva di intere reti di neuroni accelerando così l’insorgenza sia della demenza vascolare sia di quella della malattia di Alzhaimer. Prendersi cura di sé a cinquant’anni (tra i 40 e i 60 anni, la cosiddetta mezza età) mangiando in modo equilibrato, facendo movimento, eliminando la dipendenza dal tabagismo e controllando la pressione significa allora decidere attivamente oggi come si invecchierà domani per regalarsi anni di vita successivi liberi dalla demenza, difendendo i propri ricordi e la propria identità e indipendenza.
Cause non sempre facilmente prevenibili o evitabili
La demenza già all’esordio spegne la capacità di pianificare, altera la percezione dello spazio e la capacità di giudizio, il disorientamento rappresenta uno dei primi pericoli perchè non solo porta a confondere luoghi e persone e a perdere la percezione del tempo, ma può degenerare in un vero e proprio smarrimento, impedendo al soggetto persino di ritrovare la strada di casa o portarlo a trovarsi in un luogo senza comprendere come ci sia arrivato. Una condizione che diventa presto un problema critico non solo per chi soffre di demenza ma anche per chi vive vicino a queste persone spesso costrette a gestire allarmi improvvisi o ricerche di cui descrivere l’ansia è pleonastico.
Parallelamente le difficoltà di linguaggio creano una disconnessione tra il pensiero della persona e la sua reale comunicazione, saltando parole o addirittura con l’involontaria sostituzione con altre si finisce per compromettere il senso logico delle frasi. Diventa così estremamente difficile sostenere una discussione relativamente lunga senza che il soggetto perda il filo del discorso o ignori, senza volerlo, quanto espresso dall’interlocutore, il quale si troverà a sua volta in una situazione di evidente disagio e difficoltà.
La condizione può degenerare al punto da avere una dipendenza totale, specialmente nelle fasi più avanzate dove la persona ha bisogno di assistenza anche per gli atti più elementari di una giornata. Insorgono facilmente una serie di complicazioni comportamentali come sbalzi di umore, disturbi del sonno e apatia che rendono ulteriormente complessa la gestione della propria persona e soprattutto gli sforzi di chi offre assistenza, siano essi parenti che personale qualificato. Un quadro clinico che fa pagare un prezzo oneroso anche dal punto di vista psicologico e sociale.
Oltre i confini della mente, sostenere chi soffre e chi assiste
Un principio scientifico tanto semplice quanto potente recita che ciò che fa bene al cuore, fa bene anche al cervello, un’affermazione su cui anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’American Heart Association e le principali società neurologiche internazionali basano le loro linee guida per la prevenzione del declino cognitivo. Un motto che è vero anche letto al contrario perchè la salute, mentale e psicofisica, toglie certamente ansie dal cuore.
La demenza, si sa, è causata da danni alle cellule del cervello, i neuroni non riescono più a comunicare correttamente tra loro in seguito a un deterioramento progressivo spesso legato a malattie neurodegenerative, a problemi vascolari o a fattori di rischio genetici (che portano alla morte cellulare in specifiche aree del cervello) e con l’avanzare della ricerca la mappa di queste cause si arricchisce continuamente.
Origini e meccanismi biologici differenti
Vari tipi di demenza presentano origini differenti, la malattia di Alzheimer, considerata la causa più comune, è caratterizzata dall’accumulo anomalo di proteine nel cervello (come la beta amiloide e la tau) che porta alla distruzione dei tessuti nervosi. La demenza vascolare è invece provocata da ictus o piccoli infarti celebrali o ischemie che compromettono il corretto afflusso di sangue e ossigeno al cervello. La demenza a corpi di Lewy altera i movimenti e l’attenzione a causa di depositi proteici anomali che danneggiano i neuroni mentre la le demenza frontotemporale è invece legata a una progressiva perdita di massa neuronale localizzata proprio nei lobi frontali e temporali del cervello.
Accanto a queste, esistono fortunatamente una serie di forme secondarie e potenzialmente reversibili che possono essere scatenate da carenze vitaminiche, infezioni, traumi o disfunzioni della tiroide, che un trattamento tempestivo può bloccare l’irreversibilità e migliorare decisamente il quadro clinico. Oggi una parte della comunità scientifica adotta l’espressione diabete di tipo 3 proprio per descrivere la demenza (della malattia di Alzheimer). Questo termine di ricerca evidenzia come i meccanismi di danno cerebrale legati all’insulino-resistenza e al metabolismo del glucosio a livello cerebrale siano speculari a quelli che colpiscono il resto del corpo, privando i neuroni della loro principale fonte di energia e accelerandone la degenerazione.
I rimedi e l’approccio multi-dominio
Non esiste purtroppo, a oggi, una cura definitiva per la demenza o un protocollo standard universale. Sono però disponibili secondo le più recenti linee guida dell’Oms e dell’Iss approcci terapeutici personalizzati e combinati a diversi interventi con trattamenti farmacologici e strategie di gestione che possono rallentare la progressione dei sintomi e migliorare conseguentemente la qualità della vita sia di chi ne soffre sia di chi offre l’assistenza, i caregiver.
L’utilizzo di varie strategie e di diverse combinazioni di terapie viene definito approccio multi-dominio. Questo metodo unisce per l’appunto contemporaneamente più strategie non farmacologiche, come attività fisica, dieta, stimolazione cognitiva, socializzazione e controllo dei rischi vascolari, per proteggere la salute cerebrale, rallentare il declino cognitivo e migliorare il benessere della persona. Si configura così anche una potente metodologia di prevenzione mediante una corretta alimentazione, il moto, lo stimolo delle attività cerebrali (esercizio intellettuale) e la socializzazione che possono ritardare anche di decenni l’insorgenza e l’inevitabile diagnosi di demenza.
A convalidare questo scenario esiste infatti uno studio (Finger) che mostra i risultati preliminari di un ampio trial randomizzato e controllato multicentrico, in sei diversi centri, realizzato in Finlandia, volto a verificare l’efficacia di un intervento preventivo multi-dominio non farmacologico nel ritardare l’insorgenza di deterioramento cognitivo. Al progetto hanno partecipato 1260 soggetti cognitivamente sani tra i 60 e i 77 anni, ma caratterizzati da fattori di rischio che aumentavano significativamente la probabilità di sviluppare un declino cognitivo. E con un numero sempre maggiore di ricerche e studi che convalidano questo approccio appaiono ovvie, ma anche e sempre sagge, le parole dell’antica massima, mens sana in corpore sano.
Adamo De Palma
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