Le Siège de Corinthe inaugura il Rof 2026

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Rof 2026

Davide Livermore firma una nuova lettura della tragedia rossiniana, in scena a Pesaro dall’11 agosto con un cast internazionale

Le Siège de Corinthe, tragedia lirica in tre atti di Luigi Balochi e Alexandre Soumet, su musica di Gioachino Rossini, apre con una nuova produzione il Rossini Opera Festival 2026.

Rof 2026Grande attesa per quest’opera, che vede la regia di Davide Livermore, tra i maggiori registi a livello europeo, già presente al Rof dal 2010 con Demetrio e Polibio, nel 2012 con Ciro in Babilonia, nel 2013 con L’Italiana in Algeri, nel 2016 con Il Turco in Italia e Ciro in Babilonia, nel 2019 con Demetrio e Polibio, nel 2021 con Elisabetta, regina d’Inghilterra e quest’anno con L’assedio di Corinto. L’opera fu rappresentata per la prima volta al Théâtre de l’Académie Royale de Musique di Parigi il 9 ottobre 1826. Si tratta di un rifacimento del Maometto secondo, opera di Rossini del periodo napoletano, composta nel 1820. Dopo aver conosciuto un grande successo fino alla metà dell’Ottocento, nella seconda metà del secolo fu rappresentata sempre meno, fino a scomparire dai grandi circuiti lirici rossiniani, in particolare in Italia, dove tornò soltanto nei primi decenni del Novecento.

Nel secondo dopoguerra l’opera fu ripresa da alcuni teatri italiani. Fra questi, il Comunale di Firenze la mise in scena il 4 giugno 1949, nella ripresa in italiano, sotto la direzione del maestro Gabriele Santini, con il soprano pesarese Renata Tebaldi, il tenore Mirto Picchi, Miriam Pirazzini e Giulio Neri. Nel 1951, al Teatro dell’Opera di Roma, protagonista dell’opera fu nuovamente Renata Tebaldi, insieme a Miriam Pirazzini, Mirto Picchi e Andrea Mongelli.

Nel 1969, al Teatro alla Scala di Milano, che Thomas Schippers diresse un Assedio di Corinto memorabile, con Beverly Sills nel ruolo di Pamyra, Marilyn Horne, grande protagonista negli anni successivi anche al Rossini Opera Festival, Franco Bonisolli, Justino Diaz e Piero de Palma. L’edizione scaligera fu un pastiche, come Rossini ci ha abituato anche in altre opere, tra Le Siège de Corinthe e il Maometto II.

Le Siège de Corinthe e il Rossini opera festival

La prima rappresentazione de Le Siège de Corinthe al Rossini Opera Festival avvenne nel 2000. Protagonisti furono Ruth Swenson, Michele Pertusi, altro cantante divenuto habitué nelle edizioni successive del Rof, e Giuseppe Filianoti, con la direzione di Maurizio Benini. La versione più recente dell’opera, tratta dall’edizione critica della Fondazione Rossini e presentata al ROF il 10 agosto 2017 come opera inaugurale della XXXVIII edizione del festival, ebbe fra i protagonisti Luca Pisaroni e Nino Machaidze.

La storia

Ambientata durante l’assedio della città di Corinto da parte dei turchi guidati da Maometto II, l’opera racconta il dramma tra amore e patria che coinvolge la giovane Pamyra e suo padre Cléomène, governatore di Corinto. Le Siège de Corinthe fu commissionata a Rossini dall’Académie Royale de Musique e costituì di fatto la sua prima opera francese, spalancandogli le porte di una notorietà internazionale. Rossini si avvalse della partitura del Maometto II, portato in scena al Teatro San Carlo di Napoli il 3 dicembre 1820. L’autore si apprestò poi a una seconda versione per La Fenice di Venezia, che andò in scena il 26 dicembre 1822.

L’impianto complessivo del Maometto II, con il riutilizzo di parte della partitura per la creazione de Le Siège de Corinthe, è profondamente destrutturato e modificato. Cambia vistosamente anche lo scheletro drammaturgico, con un confronto politico fra i personaggi certamente più grandioso rispetto a quello del Maometto II.

Le Siège de Corinthe di Davide Livermore

In questa nuova produzione de Le Siège de Corinthe per il Rof 2026, che prenderà il via l’11 agosto all’Auditorium Scavolini di Pesaro, con repliche il 14, il 17 e il 21 agosto, il regista Davide Livermore sposta visivamente la scena all’interno di un grande magazzino o deposito di un museo. La regia e la forza scenica di questa tragedia lirica risiedono nel recupero del valore classico: casse di legno e rovine custodiscono l’arte classica e la bellezza ideale prodotta dall’umanità, un patrimonio da difendere. La forza distruttiva conseguente all’assedio ottomano si trasforma nell’allegoria dell’irruzione della modernità e dell’uomo contemporaneo, incapace di riconoscere il valore della memoria e votato a fare tabula rasa.

Il cast

Personaggi e interpreti

  • Mahomet II: Adrian Sâmpetrean

  • Cléomène: Matteo Roma

  • Pamyra: Vasilisa Berzhanskaya

  • Néoclès: Maxim Mironov

  • Héros: Simón Orfila

  • Adraste: Tianxuefei Sun

  • Omar: Giuseppe De Luca

  • Ismène: Anna-Doris Capitelli

Direttore: Carlo Rizzi
Regia: Davide Livermore

Coro: Coro del Teatro Ventidio Basso
Orchestra: Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

 

Paolo Montanari

Foto © Museo Nazionale Rossini, Biennale Tecnologia, Rossini Opera Festival

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