Crisi dei mercati, materie prime, alimentare: è il futuro che ci aspetta

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È ormai un problema globale che se non risolto ci porta ad una società di grande disuguaglianza economica e sociale

Immaginate di andare una mattina ai vostri mercati per fare la spesa.

Sceglierete sicuramente gli articoli più convenienti in rapporto qualità e prezzo, scarterete la merce che magari ha qualche difetto e vi lamenterete delle lunghe file alle casse, ma non vi preoccupate, tutto questo tra poco potrebbe essere solo un ricordo.

Dobbiamo, purtroppo, abituarci agli scaffali vuoti, poca merce dove non si potrà scegliere, i prezzi saranno alle stelle e la vostra borsa sarà sempre più vuota.

Sarà il futuro?

Un incubo? No, una realtà assai prossima, salvo ripensare al tutto il commercio mondiale. Roba non proprio di facile soluzione, bisogna, infatti, concepire una gigantesca rete di spedizioni e relativi trasporti con una logistica a dir poco colossale e nello stesso tempo che attraversi tutti i continenti senza alcun escluso, ma come vedremo non è solo questo il problema.

La verità è che cominciano a scarseggiare a livello mondiale sempre di più anche le materie prime di origine mineraria come l’acciaio, l’alluminio, ma anche il rame e il ferro, a questi vanno aggiunti problemi di coltivazione per alimenti, come mais, caffè, grano e soia, ma la lista è molto più lunga, ai quali aggiungiamo legname, plastica e cartone per imballaggi.

Insomma comincia a scarseggiare un po’ tutto nel Mondo.

Fai un nome, e ne abbiamo carenza”, ha detto Tom Linebarger, CEO del produttore di motori e generatori Cummins Inc.

Secondo alcuni analisti se non si riesce a rimediare il problema in tempi brevi, l’Europa industriale e commerciale potrebbe rallentare molto la sua produzione un po’ in tutti i campi con le inevitabili ripercussioni sui mercati.

Non arrivando più le materie prime, porti immensi come quello Rotterdam o di Singapore, per fare solo un esempio, rimangono sempre più vuoti ed è solo l’inizio, almeno per i più catastrofisti, per delineare una ‘carestia’ commerciale dagli imprevedibili sviluppi.

I rischi di un blocco produttivo

Tra le cause, ma non certo la sola, di questa incertezza economica, ricordiamo che ormai da decenni si è persa la capacità dello stoccaggio con l’idea di risparmiare denaro e rendere così più agevole l’azienda, togliendo di fatto le spese di magazzino.

Questo va bene quando non ci sono crisi internazionali altrimenti a volte basta il fermo di qualche nave container per bloccare l’intero commerci mondiale.

Ricordate lo scorso marzo, quando una grande nave di container per una errata manovra bloccò tutti i transiti sul canale di Suez? Si parlò addirittura di un dramma commerciale.

Ne sanno qualcosa di questi temi alla Toyota, l’azienda che ha inventato questo sistema per contenere i costi di gestione, adottando un sistema, ormai globalizzato, nel quale i componenti dell’auto sono forniti da aziende esterne alla casa automobilistica giapponese al momento della sua produzione e niente più, azzerando di fatto i costi del proprio magazzino, ma, come ha fatto notare al New York Times Willy C. Shih, esperto di commercio internazionale. “È una catena di approvvigionamento impazzita”.

Solo ora, non avendo scorte, è costretta, come altre fabbriche, a fermarsi, con il risultato che, grazie al risparmio di magazzino adesso bisogna però affrontare gli enormi rincari delle spese di spedizione, ma il peggio è la mancanza sul mercato di materie prime sempre più rare, come abbiamo segnalato, anche nei Paesi di origine e che ormai per far fronte alla domanda sempre più pressante rispetto all’offerta minima, non hanno più prezzo e ciò si ripercuote ovviamente anche nelle tasche dei consumatori.

Infatti, il capitalismo iperfinanziario che intendiamo oggi, con la sua folle credenza per il profitto a tutti i costi unicamente economico, basato fondamentalmente sui numeri e non sul benessere del genere umano, ci sta portando ad una crisi senza precedenti e non solo economica.

Abbiamo appaltato la nostra economia ad altri

Tutti ricordano la famosa favola di Esopo della cicala e della formica e di come andò a finire.

In questo momento noi siamo, ancora per poco, la cicala e non ce ne accorgiamo, mentre la Cina è la formica saggia e furba che si è accaparrata già tutto facendo shopping intorno al Mondo da anni, l’ultima sua preda è l’Afghanistan dove l’Occidente ha buttato letteralmente centinaia di miliardi in venti anni di guerra senza averne alcun beneficio e che oggi, a quanto pare, lo avrà invece proprio il Dragone rosso e per noi andrà sempre peggio.

Altro problema inerente alle materie prime o ai suoi derivati è certamente la carenza di chip per computer e l’elettronica in genere, ormai essenziale per ogni produzione, come tutti quei prodotti che con una evidente miopia imprenditoriale degli scorsi anni sempre per un fantomatico risparmio, sono stati appaltati principalmente in Asia con una grave sudditanza commerciale per tutto l’Occidente industriale e di cui ne paghiamo ora le amare conseguenze.

Se il problema sta diventando grave per l’industria mondiale, non possiamo non riflettere su quelle popolazioni in Asia, in Africa e in Sud America che soffrono una fame endemica da decenni e che l’odierna crisi economica generalizzata ha, se fosse possibile, aggravato.

La fame fa più morti del Covid

David Beasley, direttore esecutivo del Wfp (il programma alimentare mondiale è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare nel Mondo), rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza ha affermato, senza mezzi termini, che il Mondo sta affrontando non solo «una pandemia, ma anche una catastrofe umanitaria globale, la peggiore dalla Seconda guerra mondiale. Milioni di civili» – afferma ancora Beasley – «che vivono in zone di conflitto, inclusi donne e bambini, dovranno affrontare la fame a causa di una grave carestia, una possibilità molto vera e pericolosa» (…) «Siamo sull’orlo di una pandemia della fame causata dal Coronavirus. Se non agiamo adesso, potremmo dover affrontare molteplici carestie di proporzioni bibliche nei prossimi mesi».

A tutto questo aggiungiamo i disastri naturali e i cambiamenti climatici con l’impatto economico del Covid-19 e si comprende allora come circa 265 milioni di persone solo lo scorso anno, hanno sofferto di incertezza alimentare grave specialmente nei Paesi a basso e medio reddito.

È essenziale che i programmi di assistenza alimentare siano mantenuti operativi, inclusi i programmi del Wfp che rimane un aiuto salvavita per quasi 100 milioni di persone nel mondo.

C’è (anche) speranza

Infine, Beasley ha voluto concludere anche con un po’ di moderata fiducia: «Credo che con la nostra expertise e le nostre partnership possiamo mettere assieme i team e i programmi necessari per fare sì che la pandemia di Covid-19 non diventi una catastrofe umana e alimentare».

È ormai un problema globale che se non risolto ci porta ad una società, come osservano molti economisti, di grande disuguaglianza economica e sociale con i molto ricchi da una parte e i tantissimi poveri d’altra.

Su questa analisi viene alla mente una risposta che il famoso pilota brasiliano Ayrton Senna rilasciò in una intervista che, a mio avviso, dice più di cento parole: «I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità nella vita».

 

Antonello Cannarozzo

Foto © CityAM, Hydronews, Motori Magazine, PNG Mart, Slide Player

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Antonello Cannarozzo
Giornalista professionista dal 1982. Nasce come consulente pubblicitario, in seguito entra nella redazione del quotidiano Il Popolo, dove diviene vaticanista ed in seguito redattore capo. Dal 1995 è libero professionista e collabora con diverse testate su argomenti di carattere sociale. In questi anni si occupa anche di pubbliche relazioni e di uffici stampa. La sua passione rimane, però, la storia e in particolar modo quella meno conosciuta e curiosa. Attualmente, è nella direzione del giornale on line Italiani.net, rivolto ai nostri connazionali in America Latina, e collabora con Wall street international magazine con articoli di storia.

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