Superstizioni, affascinano tutti e se poi fossero pure vere?

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Superstizioni

Quando anche un semplice gesto delle corna può rasserenarci la giornata

È un momento difficile per tutti, vuoi per il Covid-19 o per la crisi economica, tanto che per molti siamo stati presi di mira addirittura dalla malasorte, con tutto quello che questo comporta nella nostra vita quotidiana. Bisogna allora difendersi da ciò che ci capita, anche con le vecchie e care pratiche definite superstizioni che certamente fanno sorridere, ma a cui difficilmente rinunciamo.

Chi è, sia­mo sin­ce­ri, che davanti a un gatto nero che vi attraversa la strada a cuor leggero prosegue il suo cammino? E chi passerebbe mai sot­to una sca­la?

La pri­ma ri­spo­sta è cer­ta­men­te che non ci cre­dia­mo, ma per si­cu­rez­za, non si sa mai, meglio cam­bia­re stra­da.

Taccuino alla mano

Così ho pen­sa­to di fare un elen­co di al­cu­ne del­le su­per­sti­zio­ni le­ga­te alla no­stra vita quotidiana. Prendete allora nota anche se nes­su­no certamente ci cre­de, ma è me­glio essere prudenti.

Ini­zia­mo con un og­get­to di uso co­mu­ne, le for­bi­ci; me­glio te­ner­le at­tac­ca­te al muro, por­ta bene. Men­tre se vi ca­sca­no, pri­ma di rac­co­glier­le, met­te­te­ci un pie­de so­pra per scon­giu­ra­re un even­tua­le di­sgra­zia. Il cap­pel­lo sul let­to? Da evitare assolutamente perché por­ta male a coloro che ci dormono. Lo stes­so vale per le gruc­ce de­gli abi­ti.

A pro­po­si­to di let­to, non scen­de­te mai con il pie­de si­ni­stro che è quel­lo del dia­vo­lo, per citare al­tre vec­chie su­per­sti­zio­ni. E se poi per sbri­gar­vi in casa lo ri­fa­te in tre per­so­ne, soprattutto se al­za­te e sbat­te­te le len­zuo­la, at­ten­zio­ne, in Si­ci­lia si cre­de che il più gio­va­ne fra di voi mo­ri­rà pri­ma de­gli al­tri. Dun­que, fa­te­lo fare a una sola per­so­na.

Lo stes­so per il fiam­mi­fe­ro. Mai usar­lo in tre per­so­ne. An­che in que­sto caso ab­bia­mo lo stes­so de­sti­no per la per­so­na più gio­va­ne. La credenza nasce nelle trincee della prima guerra mondiale per chi doveva andare all’assalto.

Tra le al­tre cose da evi­ta­re c’è quel­lo fa­mo­so di ver­sa­re l’olio. Lo stes­so vale per il sale, che, come si sa, se cade, bi­so­gna pren­de­re due pic­co­le man­cia­te e get­tar­le die­tro le no­stre spal­le, me­glio se quel­la si­ni­stra. E qui c’è tut­to il ci­ni­smo uma­no: even­tua­li di­sgra­zie capiteranno a chi do­vrà pulire in seguito il pa­vi­men­to. An­che por­ta­re il pane ro­ve­scia­to sulla tavola in­di­ca ca­re­stia.

Capodanno

E le lenticchie? Un antichissima usanza prevede carestia per chi non le mangia la notte di Capodanno. Addirittura gli antichi ro­ma­ni in oc­ca­sio­ne del nuo­vo anno re­ga­la­va­no una borsa pie­na di len­tic­chie che ri­cor­da­va­no le mo­ne­te.

Sem­pre a pro­po­si­to del Ca­po­dan­no por­ta for­tu­na se la mat­ti­na uscen­do di casa in­con­tra­te una per­so­na di ses­so di­ver­so dal vo­stro. Questo vale solo per le don­ne dell’E­mi­lia Romagna. Le quali, chissà perché, non do­vreb­be­ro usci­re di casa quel gior­no per an­da­re a far visita a qual­cu­no. La congiura è star fuo­ri casa tut­to l’an­no.

SuperstizioniSem­pre in que­sto gior­no quan­do si fa un brin­di­si per il nuo­vo anno, mai guar­dar­si ne­gli oc­chi, una stra­na usan­za che va spie­ga­ta.

Nel Me­dioe­vo non si usa­va guar­dar­si ne­gli oc­chi du­ran­te il brin­di­si tra co­no­scen­ti per evitare che in un mo­men­to di di­stra­zio­ne qual­cu­no po­te­va ver­sa­re del ve­le­no nel­la bevanda. È pro­prio i caso di dire “che be­gli ami­ci!”.

Quante cose non sapevamo sulla tavola

Il fa­gio­lo era con­si­de­ra­to nel­la cul­tu­ra gre­co ro­ma­na sim­bo­lo di im­mor­ta­li­tà per il fat­to che, an­che sec­co, ri­pren­de­va for­za e ca­pa­ci­tà nu­tri­ti­ve una vol­ta ba­gna­to. Mol­te ma­tro­ne in­dos­sa­va­no col­la­ne con pen­da­gli a for­ma pro­prio del pre­zio­so le­gu­me per ot­te­ne­re ricchezza e ov­via­men­te amo­re.

Sem­pre per quan­to ri­guar­da la ta­vo­la, una su­per­sti­zio­ne ri­guar­da i ca­vo­let­ti di Bru­xel­les. Pri­ma di cuo­cer­li bi­so­gna in­ci­der­ne con una cro­ce il gam­bo per neu­tra­liz­za­re i dia­vo­let­ti che si na­scon­do­no nel­l’or­tag­gio, questo se­con­do una cre­den­za me­die­va­le. Ma in real­tà è un si­ste­ma in­ge­gno­so per cuo­cer­li mol­to pri­ma.

At­ten­zio­ne poi a non usa­re mai un cuc­chia­io con la mano si­ni­stra come si dice “te la sei an­da­te a cer­ca­re”. Ma ci sono poi gli og­get­ti di uso co­mu­ne che han­no la stes­sa pro­prie­tà se usa­ti male.

Inu­ti­le ri­cor­da­re i set­te anni di guai se si rom­pe uno spec­chio. Così gli om­brel­li, mai aprir­li al chiu­so spe­cial­men­te den­tro casa. Ma se men­tre vi pet­ti­na­te vi ca­sca in ter­ra il pet­ti­ne? Vuol dire che qual­cu­no vi pen­sa con amo­re.

Sem­pre in am­bi­to tri­co­lo­gi­co quan­do si vuo­le evi­ta­re una pre­ma­tu­ra cal­vi­zie bi­so­gna tagliarsi i ca­pel­li du­ran­te la Luna nuo­va. E se per caso ave­te un ca­pel­lo sul­la spal­la al­lo­ra è se­gno che vi sta ar­ri­van­do una let­te­ra, ma non è spe­ci­fi­ca­to se con buo­ne o cat­ti­ve notizie.

Se sfor­tu­na­ta­men­te do­ve­ste in­cro­cia­re (porli uno su l’altro) de­gli og­get­ti qual­sia­si, ad esem­pio posatescar­pema­ti­te e qual­sia­si al­tro oggetto è con­si­de­ra­ta una gra­ve disgrazia. Una di­ce­ria, an­ch’es­sa nata nel Me­dioe­vo, racconta che of­fen­de­reb­be la Cro­ce di Cristo.

Non usa­te as­so­lu­ta­men­te lo stes­so asciu­ga­ma­no in due, la lite, è si­cu­ra cer­ta­men­te, ma è an­che una que­stio­ne di igie­ne per­so­na­le, dun­que, me­glio evi­ta­re.

Genere femminile sull’attenti

Ci sono poi su­per­sti­zio­ni che ri­guar­da­no le don­ne e spe­cial­men­te ra­gaz­ze.

Un tem­po si sen­ti­va dire dal­le mam­me, men­tre pu­li­va­no per ter­ra ri­vol­gen­do­si alle fi­glie di al­za­re i pie­di, non solo per pas­sa­rvi sotto con la sco­pa, ma per non toc­car­le, in­fat­ti si credeva che una ra­gaz­za che ve­ni­va toc­ca­ta da una sco­pa non era più con­si­de­ra­ta una brava don­na di casa e, dun­que, una bra­va mo­glie con il ri­sul­ta­to che ri­ma­ne­va zi­tel­la. Se una ragazza vo­le­va, in­ve­ce, spo­sar­si en­tro l’an­no do­ve­va met­te­re le pun­te del­le scar­pe ver­so l’u­scio di casa, pron­te a usci­re per una nuo­va vita.

Nemmeno il genere animale è escluso

Con­clu­dia­mo que­sta bre­ve car­rel­la­ta con gli ani­ma­li. Se sen­ti­te ulu­la­re un cane è pre­sa­gio di mor­te, ma ba­sta toc­ca­re qual­co­sa di fer­ro per scon­giu­ra­re la di­sgra­zie. Lo stes­so vale se sen­ti­te can­ta­re in cam­pa­gna il cu­cu­lo, ma se por­ta­te ad­dos­so la pri­ma pic­co­la cosa che tro­va­te in ter­ra al­lo­ra la for­tu­na è dal­la vo­stra par­te.

SuperstizioniSe un gal­lo can­ta pri­ma del­la mez­za­not­te il mal­tem­po è as­si­cu­ra­to. Così come ve­de­re uno stor­mo di gaz­ze è in­di­ce di gio­ia, ma solo se virano a si­ni­stra, men­tre a de­stra la gior­na­ta sarà pie­na di pro­ble­mi e, a que­sto pun­to, vi conviene gi­ra­re a te­sta bas­sa.

In­fi­ne un con­si­glio cu­rio­so ai no­stri stu­den­ti che vie­ne dal Vietnam: se do­ve­te af­fron­ta­re una interrogazione quel gior­no evi­ta­te di man­gia­re pri­ma una ba­na­na per­ché il brut­to voto è si­cu­ro.

In­som­ma sta­te at­ten­ti a come vi muo­ve­te e a come usa­te gli og­get­ti, la mala sor­te come la buo­na sor­te di­pen­de da come li usa­te e an­che se tut­to que­sto non è vero fa co­mun­que piacere cre­der­ci.

 

Antonello Cannarozzo

Foto © Marsalalive, SocialMegazine, Pellaro

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Antonello Cannarozzo
Giornalista professionista dal 1982. Nasce come consulente pubblicitario, in seguito entra nella redazione del quotidiano Il Popolo, dove diviene vaticanista ed in seguito redattore capo. Dal 1995 è libero professionista e collabora con diverse testate su argomenti di carattere sociale. In questi anni si occupa anche di pubbliche relazioni e di uffici stampa. La sua passione rimane, però, la storia e in particolar modo quella meno conosciuta e curiosa. Attualmente, è nella direzione del giornale on line Italiani.net, rivolto ai nostri connazionali in America Latina, e collabora con Wall street international magazine con articoli di storia.

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